Adottare un piano strategico regionale per il contrasto dello spopolamento; promuovere la diversificazione economica dei comuni a rischio; potenziare l’accesso ai servizi essenziali. Queste le misure, contenute in un atto proposto dai Dem Francesco Filipponi e Maria Grazia Proietti, che il consiglio regionale dell’Umbria chiede alla giunta Proietti di mettere in campo per fermare il preoccupante fenomeno dello spopolamento che sta interessando in modo cresecente numerosi comuni della regione.
I giovani salutano Le proiezioni dell’ultimo studio dell’Aur prevedono una riduzione della popolazione sempre più rapida. In particolare, l’Umbria passa dai 906mila abitanti del 2010 agli 854.378 residenti del 2024, 2.029 in meno, rispetto al 2023. Nella provincia di Perugia, il problema non riguarda solo le zone interne ma anche le città. Nel confronto 2010-2020 Perugia passa da 168.969 abitanti agli attuali 166.969, Foligno da 58.162 a 56.935, Città di Castello da 40.657 a 39.162 e Spoleto da 39.574 a 37.672. I comuni delle zone interne da Scheggia a Costacciaro a Preci perdono molto di più, attorno al 15% in soli 10 anni.
Umbria sud Nella provincia di Terni, la situazione è ancora più critica. Tra il 2019 e il 2024 nessun Comune del comprensorio orvietano ha saldi positivi. Si registrano cali oltre il 5% nei territori di: Montecchio, Castel Viscardo, Fabro, Castel Giorgio, Parrano e Orvieto. Il comune di Orvieto scende in maniera netta sotto i 20 mila abitanti, fermandosi a 19.319. Alcuni studi, indicano che nei prossimi 5 anni la popolazione residente dovrebbe attestarsi intorno ai 18 mila mentre al 2035 addirittura a 16 mila abitanti. Situazione analoga per il comune di Narni, che scende da 18.839 a 17.861 pari a un netto calo del 5,19%. Il comune di Terni si mantiene ancora sopra i 100 mila abitanti, anche se di poco, e contiene la discesa in termini percentuali al 3,72%. In alcuni Comuni della provincia di Terni si parla ormai di ‘desertificazione’. Preoccupanti sono le situazioni di Parrano, il comune più piccolo dell’orvietano che scende sotto la soglia dei 500 abitanti fermandosi a 477; Polino che dai 226 abitanti del 2019 passa a 204 con un saldo negativo di 22 abitanti pari ad un calo record del 9,73%. In Valnerina, inoltre, area compresa tra le province di Terni e Perugia, lo spopolamento è aggravato dagli eventi sismici del 2016.
Inverno demografico Non solo. Nel 2023 il numero delle nascite in Umbria è sceso a 4.766 con un andamento praticamente analogo nelle due province: nella provincia di Perugia si è passati dagli 11.451 nati nel 1943 ai 3.653 dello stesso anno; nel Ternano da
3.637 a 1.113. Negli ultimi dieci anni dall’Umbria sono ‘spariti’ 15.420 giovani. Quanto l’intera popolazione di Todi. Nel 2014 i residenti di età compresa tra 15 e 34 anni erano 178.771; nel 2024 se ne contano 163.351. Un calo dell’8,6% superiore alla media nazionale (del 5,8%) ed anche delle regioni limitrofe come Marche (7,5%), Lazio (5,8%) e Toscana (1,4%). Dati che fanno scivolare ancora una volta l’Umbria verso il Sud, dove il calo dei giovani è più rilevante. L’indice di invecchiamento della popolazione in provincia di Terni ha raggiunto il 284% rispetto alla media nazionale che è pari al 193%, in pratica, per ogni 100 under 15 ci sono 284 over 65; mentre per quanto concerne la provincia di Perugia, nel 2024 si rilevano 227,1 anziani ogni 100 giovani. In provincia di Terni gli occupati sono meno del 40% della popolazione totale (39%): lavora poco più di una persona su tre. Su una popolazione di circa 215mila abitanti ad avere un impiego sono 85mila persone. Inoltre, gli
ammortizzatori sociali, la cassa integrazione in particolare, sono in aumento e in generale gli stipendi sono più bassi.
Regione All’esecutivo regionale, in questa fase, è richiesto dunque di individuare le priorità di intervento e le risorse da destinare per fermare lo spopolamento, con particolare attenzione alle specificità territoriali dei comuni e delle aree rurali afferenti ai comprensori delle province di Terni e Perugia, con un focus sulle zone più colpite della regione, come la Valnerina, valorizzando anche il patrimonio culturale e ambientale dei comuni a rischio, promuovendo la tutela del paesaggio, la conservazione delle tradizioni locali e la valorizzazione dei prodotti tipici. richiesto inoltre di porre articolare attenzione alle filiere produttive locali attraverso incentivi per lo sviluppo dell’imprenditoria locale, creazione di nuove start up e Pmi anche innovative, favorendo così anche il turismo sostenibile, l’agricoltura di qualità e le attività culturali; potenziare l’accesso ai servizi essenziali, quali la sanità, l’istruzione, i trasporti e la connettività digitale, attraverso interventi mirati e innovativi, tenendo conto delle esigenze delle popolazioni anziane e delle aree montane; monitorare costantemente l’efficacia delle misure adottate e a valutare l’opportunità di introdurre ulteriori interventi, in base all’evoluzione del fenomeno anche in sinergia con i Comuni, le associazioni di categoria, gli enti locali e le università, al fine di favorire anche lo scambio di buone pratiche e la realizzazione di progetti congiunti.
