di Elle B.

Un dossier che si concentra su 65 episodi di contenzione meccanica verificatisi solo nel secondo semestre del 2023, in 36 ricoveri in psichiatria che hanno coinvolto 33 persone diverse. In media, una contenzione ogni tre giorni, con una durata media di 45 ore, ma con casi estremi fino a 232 ore: quasi dieci giorni consecutivi in cui una persona è stata fisicamente legata al letto. Sono numeri che fanno accapponare la pelle quelli del documento ‘Il pessimismo della ragione, l’ottimismo della pratica‘ presentato dal collettivo perugino Brigata Basaglia lo scorso martedì al circolo Arci Il Porco rosso. Una denuncia pubblica, supportata da dati ottenuti tramite accesso civico, che porta alla luce una realtà allarmante all’interno del Servizio psichiatrico di diagnosi e cura (Spdc) dell’ospedale di Perugia.

Prassi Una prassi, non un’eccezione. Secondo la Brigata Basaglia, non si tratterebbe di incidenti o fallimenti, ma «la sistematica violazione di diritti umani spacciata per cura». Procedura «pianificata, normata, prevista e permessa da linee guida ospedaliere che, con tono asettico, spiegano in 30 pagine come privare una persona del diritto alla libertà del proprio corpo». Una prassi regolata da linee guida ospedaliere che, pur parlando di «’mobilizzazione ogni 2 ore’ a ‘counselling post-trauma’», eviterebbero di affrontare il nodo etico dell’«uso sistemico della forza e del controllo al posto della cura e della relazione».

I dati Un dato particolarmente significativo riguarda la ricorrenza dei trattamenti su alcune persone e la disparità etnica. Circa un terzo dei casi nei reparti di psichiatria umbra sono riferiti a cittadini stranieri, evidenziando – secondo gli attivisti – «una grave incapacità istituzionale di relazione interculturale». Il contesto umbro è critico anche per quanto riguarda il tso (trattamento sanitario obbligatorio). Con un tasso del 20 per cento sul totale dei ricoveri psichiatrici, l’Umbria si colloca ben al di sopra della media nazionale del 5 per cento. «A Perugia, una persona su cinque ricoverata è lì contro la propria volontà. E l’80 per cento delle contenzioni avviene proprio nei confronti di pazienti sottoposti a tso».

Superare la pratica Una situazione che appare in contrasto con l’annuncio, risalente al 2022, di un progetto regionale dal titolo ‘Superamento della contenzione meccanica’. «Nessun dato aggiornato è consultabile, nessuna reale riduzione è verificabile» dicono dal collettivo. Collettivo che ha recentemente avanzato nuove richieste di accesso agli atti «per ottenere i dati aggiornati sul fenomeno della contenzione, ma sia l’Azienda ospedaliera di Perugia che l’Asl Umbria 1 hanno opposto diniego, ostacolando gravemente il diritto alla trasparenza e al controllo democratico sull’operato delle strutture pubbliche», spiegano.

L’appello «La psichiatria che le istituzioni umbre praticano è ancora troppo spesso violenta, segregante e autoritaria – concludono gli attivisti -. Noi vogliamo invece una salute mentale orizzontale, accessibile e radicalmente democratica, dove nessuno venga più legato per curarsi, né costretto a subire trattamenti contro la propria volontà».

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