di Iv. Por.
Il fronte delle Province si fa sempre più caldo. Alla vigilia della riunione della Giunta regionale chiamata a varare gli stanziamenti e i criteri del passaggio dei dipendenti alla Regione, ma anche delle assemblee dei dipendenti sia a Perugia che a Terni, mentre i due presidenti si dicono pronti a scrivere ai prefetti nell’impossibilità di chiudere i bilanci, a prendere la parola è l’assessore alle Riforme, Antonio Bartolini.
Disaccordo sui conti Bartolini ha incontrato giovedì i presidenti, Nando Mismetti e Leopoldo Di Girolamo, e i rappresentanti di Anci Umbria, Marcello Nasini e Silvio Ranieri, facendo il punto della situazione. «Abbiamo effettuato – spiega – una attenta ricognizione delle spese sostenute dalle Province per l’esercizio delle funzioni non fondamentali fino alla data dell’effettivo trasferimento del personale delle funzioni, individuata al 1° dicembre 2015, così come ci eravamo impegnati nel momento della sottoscrizione del Protocollo d’intesa con Province e organizzazioni sindacali, e questa ricognizione ha quantificato in 6,5 milioni di euro l’entità delle spese da finanziare. Abbiamo anche aggiunto una disponibilità di un milione e mezzo di euro per l’acquisizione di personale da destinare nelle Agenzie e Enti regionali, tenuto conto dell’entità della capacità assunzionale ad oggi acquisita e, inoltre, ulteriori cinque milioni di euro per il personale da destinare ai Centri per l’impiego. Un totale insomma di circa tredici milioni di euro. Più di così la Regione non può andare. Non si può chiedere di più (le Province hanno indicato necessità complessive per circa 19 milioni, circa 12 milioni di euro per quanto riguarda il personale della Provincia di Perugia e 7 milioni circa di euro per il personale della Provincia di Terni), perché il “di più” è stato già raggiunto con grande difficoltà a carico del bilancio regionale – sottolinea l’assessore – e perché non possiamo caricarci di spese e personale che non competono alla Regione. Peraltro la Regione Umbria, in proporzione agli abitanti ed al territorio, è tra quelle che hanno impegnato più fondi rispetto alle altre regioni italiane».
L’ACCORDO REGIONE-SINDACATI-PROVINCE
Riallocazioni senza colloqui La riunione della Giunta regionale prevista per l’inizio della prossima settimana ha all’ordine del giorno i provvedimenti amministrativi ed economici riguardanti le Province, nonché i criteri di mobilità del personale individuando un “macrocriterio” che consiste nella professionalità maturata e un criterio personale individuato dall’eccedenza dei carichi familiari e età anagrafica. «Tra l’altro – prosegue Bartolini – per la particolare anomalia di tale mobilità, non si procederà ai colloqui in quanto il personale che sarà riallocato sta già svolgendo le funzioni che andrà a ricoprire».
Centri per l’impiego Per quanto riguarda i Centri per l’impiego invece l’assessore comunica che «il ministero del Lavoro sta ancora predisponendo la bozza del protocollo d’intesa e dunque bisognerà attendere. Proprio per questo motivo abbiamo accolto positivamente la proposta arrivata da Anci Umbria secondo cui i Comuni, che hanno notevole necessità di personale, potrebbero predisporre un piano triennale di pensionamenti e utilizzare, nel frattempo, il personale in esubero delle Province in comando o nelle altre forme consentite. Per questo motivo abbiamo costituito un tavolo tecnico in seno all’Osservatorio composto da rappresentanti di Regione, Provincia e Anci per poter riportare, al prossimo incontro, le risultanze di tale proposta. Così come verificheremo i dati economici che le Province ci hanno presentato. La Regione infatti – conclude Bartolini – sta seguendo con molta attenzione questo processo di riforma che non è limitato soltanto al personale e alle funzioni che dalla Province debbono trasferirsi alla Regione, ma riguarda anche funzioni e competenze dello Stato e dei Comuni. E su questo eserciteremo per intero il nostro ruolo di raccordo e di coordinamento a sostegno delle Province e a garanzia dei servizi per i cittadini».
Interrogazione in Regione Intanto sulle Province si apre un fronte nella maggioranza in Regione. I consiglieri Gianfranco Chiacchieroni e Attilio Solinas (Partito Democratico), Silvano Rometti (Socialisti e Riformisti), Giuseppe Biancarelli (Umbria più Uguale) annunciano una interrogazione urgente alla Giunta sulle «problematiche economiche e finanziarie e sul rischio per i lavoratori dei due enti». In particolare i consiglieri regionali di maggioranza chiedono alla Giunta «con quali modalità organizzative la Regione intenda dar seguito alla convenzione siglata con il ministero del Lavoro nell’ambito della riforma dei centri per l’impiego con il decreto legge ‘Enti territoriali’ ed con il decreto legislativo attuativo del Jobs Act sulle politiche attive del lavoro». Per i consiglieri «serve, infatti, dare continuità a servizi che si sono dimostrati efficaci e di qualità». Si intende chiedere, inoltre, «come verranno garantite le professionalità presenti nelle Province. Il problema principale riguarda i lavoratori a tempo determinato i cui contratti scadono il 31 dicembre 2015, sui quali la Regione si era impegnata ad attivarsi per la prosecuzione dei rapporti di lavoro in ordine ad una successiva stabilizzazione, nell’ambito del protocollo di intesa siglato nel tavolo istituzionale con province e parti sociali». Chiacchieroni, Rometti, Biancarelli e Solinas auspicano, infine, «che, in funzione del recente accordo Stato-Regioni sulla creazione delle agenzie regionali per il lavoro, si proceda, come già attuato da altre regioni, alla sollecita costituzione dell’Agenzia per il lavoro dell’Umbria, al fine di mettere in campo un moderno strumento di supporto al problema della disoccupazione regionale. L’ipotesi di mantenere i Centri per l’impiego per ulteriori annualità presso le Province andrebbe in contraddizione con i fondamenti della legge Delrio e rappresenterebbe un ritardo rispetto alle altre regioni. La questione – concludono – non può essere affrontata in termini ragionieristici e di bilancio ma richiede una serie di analisi politica e di prospettiva strategica».
