Gli immigrati fuori dalla questura di Perugia

Al momento, in Umbria dei 329 profughi assegnati ne restano ospiti delle strutture di accoglienza solo 84, avendo in questi giorni la maggior parte di loro ottenuto il permesso temporaneo di soggiorno e raggiunto altre destinazioni soprattutto in Francia, Belgio e Germania. I dati sono diffusi dalla Regione Umbria.

Complimenti dal governo I modelli umbro e toscano di accoglienza dei profughi provenienti dai Paesi del Nord Africa hanno ricevuto un particolare plauso per la loro validità, nell’ambito della cabina di regia del governo che sta gestendo l’emergenza profughi a livello nazionale. Lo ha riferito il prefetto di Perugia, Enrico Laudanna, nel corso della riunione del “tavolo regionale” svoltasi questa mattina a Palazzo Donini per fare il punto dell’andamento del programma di accoglienza. Il prefetto ha riferito che le Regioni Umbria e Toscana hanno messo in atto un progetto di accoglienza che si è rivelato positivo, sia per la qualità dell’assistenza offerta ai profughi, sia per le condizioni di massima sicurezza che hanno caratterizzato e stanno caratterizzando la permanenza in Umbria di questi cittadini.

Grazie a chi ha collaborato La presidente Catiuscia Marini ha voluto ringraziare tutti i soggetti che hanno collaborato con la struttura regionale della protezione civile che coordina il programma di accoglienza: i Comuni e le Province umbre, la Conferenza episcopale umbra e la Caritas regionale, l’Arci umbra e le altre organizzazioni del volontariato che stanno operando in questi giorni in tutto il territorio regionale.

Ognuno la sua parte «Per la buona riuscita del nostro progetto di accoglienza – ha affermato la presidente – fondamentale è stata la cooperazione soprattutto con le prefetture di Perugia e Terni e le forze dell’ordine con le quali ci siamo costantemente raccordati. Abbiamo dunque fatto la nostra parte, ed auspico che ogni altra Regione italiana faccia la propria parte, così come formalmente deciso nel corso delle riunioni svolte al ministero dell’Interno e formalizzato nell’accordo Governo-Regioni».

Bagaglio di esperienza Nel corso della riunione, è stato da più parti sottolineato come “il modello” messo in atto – e cioè la collocazione dei profughi in piccoli nuclei e diffusi nel territorio, gestiti dai servizi sociali dei diversi Comuni e dalle organizzazioni del volontariato – si è rivelata una esperienza positiva, ed un “patrimonio” che va conservato nel tempo perché utile per far fronte ad altre eventuali ed analoghe emergenze umanitarie.

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