Il vescovo di Perugia Paolo Giulietti incontra i profughi accolti dall'Arci

Attualmente sono 756 i profughi presenti in Umbria e, al massimo, arriveranno a 1.083, numero stabilito in Conferenza Stato-Regioni. Ovvero circa lo 0,01% della popolazione. La precisazione arriva dalle prefetture di Perugia e Terni nel corso dell’incontro sul tema dell’“Emergenza profughi 2015” che si è svolto nella sede Anci Umbria a Perugia.

Suddivisi in 23 comuni I dati riportati durante la riunione della Consulta Immigrazione riguardano il numero degli accolti allo stato attuale. Nella Provincia di Perugia sono 584, così suddivisi in 17 comuni: Perugia 358; Gualdo Tadino 31; Magione 12; Tuoro sul Trasimeno 5; San Giustino 8; Città di Castello 20; Massa Martana 4; Marsciano 9; Panicale 24; Piegaro 19, Nocera Umbra 9; Corciano 15; Montone 12; Foligno 9; Umbertide 6, Gubbio 20, Spoleto 10. Nella Provincia di Terni sono 172, così distribuiti in 6 Comuni: Terni 61; Orvieto 45; San Venanzo 12, Narni 25; Montefranco 16, Ferentillo 13.

MAPPA INTERATTIVA: STRANIERI RESIDENTI

La verità sui numeri Le prefetture, che gestiscono il fenomeno, hanno chiarito che «i 671 profughi nella Provincia di Perugia e i 212 della Provincia di Terni, previsti a bando in un periodo di tempo che va dal 1 giugno 2015 al 31 dicembre 2015, a fronte dei 584 profughi nella Provincia di Perugia e i 172 nella Provincia di Terni già collocati da tempo, non si riferiscono a nuovi arrivi, ma alla ‘messa a regime’ del numero degli accolti attuali, e, alla previsione di piccoli gruppi che arriveranno, fino ad un massimo di presenze a livello regionale che non supererà le 1.083 unità, numero stabilito in Conferenza Stato-Regioni per la regione Umbria. Non si tratta pertanto – è stato precisato – di ulteriori mille arrivi in massa, ma di un numero massimo di accoglienza che dovrà affrontare il nostro territorio». Pertanto il nuovo bando delle prefetture prevede meno di ulteriori cento unità.

Evitare concentrazioni Dalla riunione con le Prefetture è emersa inoltre la necessità della collaborazione tra tutte le Istituzioni, così da evitare la concentrazione degli arrivi in quei comuni già impegnati, con il fine di rendere governabile il processo di accoglienza. «Lo scenario internazionale – ha affermato Giulio Cherubini, sindaco di Panicale e coordinatore della Consulta immigrazione Anci Umbria – ci impone una profonda riflessione sull’eventuale accoglienza di cui i nostri territori devono farsi carico, con l’auspicio che gli arrivi siano distribuiti tra i Comuni in modo equo e sostenibile. In Umbria – ha proseguito Cherubini – non vogliamo concentrazioni di massa e, ancor peggio, profughi lasciati in tendopoli in giro per il territorio; vogliamo governare in maniera equilibrata questo processo, richiamando altresì il Governo italiano e le istituzioni europee affinché l’impatto economico e sociale del fenomeno non ricada completamente sui Comuni».

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10 replies on “Profughi in Umbria, la verità sui numeri: «Attualmente sono 756 e non supereranno i 1.083»”

      1. Io sono nato in Italia, vivo in Italia ,pago le tasse in Italia e contribuisco allo sviluppo dell’Italia.questi sono solo parassiti che sfruttano quello che abbiamo a discapito delle nostre tasche. Credo che io non emigrero’ dal mia mio paese piuttosto lo difenderei da uomo e non da codardo che fugge dal suo paese perché’ ha paura.

        1. molti immigrati cosiddetti di seconda generazione “sono nati in Italia, vivono in Italia ,pagano le tasse in Italia e contribuiscono allo sviluppo dell’Italia” quindi indistinguibili da te. che facciamo ?

          1. chi lavora e paga le tasse resti e contribuisca alla crescita.chi viene con i barconi aiutiamoli con politiche di sviluppo concrete nel paese dove sono nati.qui non da noi è’ finita.il nostro welfare state e’ al collasso,le tasse degli italiani non bastano piu’per mantenere anche gli irregolari

          2. Auspico che chi lavora e paga le tasse rimanga, mentre chi vive sulle spalle dei contribuenti italiani puo tornarsene a casa

          3. voelva dire: “Auspico che chi lavora e paga le tasse rimanga, mentre chi vive sulle spalle dei contribuenti puo tornarsene a casa”.
            Ora mi chiedo: i cittadini italiani che non pagano le tasse, tantissimi, dove li mandiamo ?

  1. Perché hanno abbandonato la Somalia? Quale è lo status giuridico di ognuno di loro? Rifugiati? Immigrati in cerca di lavoro? Clandestini? Sono fuggiti da una guerra? Dalla miseria? Da una dittatura? La gente ha il diritto di sapere. Le strutture che li accolgono quanto guadagnano? Quanto personale vi lavora? A chi fanno capo queste strutture? Cui prodest? Quanti finanziamenti ricevono e da chi? Quali sono gli aspetti illegali in queste vicende? Questi immigrati saranno mantenuti a vita? Ci sarebbero molte altre domande, ma intanto la popolazione ha il diritto di sapere, perché è stufa di sentire balle.

    1. Non so se conosci la situazione politica in somalia e l’evoluzione storica. Sta di fatto che c’e’ una guerra civile in corso da decenni, peggiorata drammaticamente dopo il 2006 tra i cosiddetti signori della guerra e l’unione delle corti islamiche. anche se non sei un trafficante d’armi non puoi comunque stare tranquillo, visto che la somalia e’ una teocrazia fondamentalista. non c’e’ spazio per dissidenti o libertà di parola o pensiero.
      Secondo l’indice di rischio terrorismo di verisk (praticamente la maggiore tra le società di analisi rischio internazionale – http://maplecroft.com/portfolio/mtsd/) la somalia era il paese piu’ pericoloso al mondo nel 2010, mentre oggi e’ solo quarta.
      L’unica cosa su cui sono d’accordo e’ che sulla pelle, la disperazione e le tragedie dei profughi c’e’ sempre qualche italiano che si arricchisce (prima vendendo armi – mai sentito parlare di cosa successe a Ilaria Alpi? – e poi gestendo “l’accoglienza”).
      Trovo miope la generalizzazione e il provincialismo di certe considerazioni “di pancia”.
      Cui prodest ? intanto a me (e spero a molti) perche’ da domani mi guradero’ allo specchio e mi sentiro’ un pochino piu’ orgoglioso di appartenere alla specie umana.

  2. E dopo chi caccera’? Sai, senza gente da cacciare non si capisce perché qualcuno dovrebbe votarlo.

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