di Ivano Porfiri
Circola da giorni la notizia della mannaia di Poste italiane sui piccoli uffici. Ovvero il piano di riorganizzazione e razionalizzazione dell’assetto territoriale che prelude allo sbarco in Borsa. Ora lo spettro prende forma con l’elenco degli sportelli che verranno chiusi: in Umbria sono 15 secondo l’azienda ha comunicato lunedì ai sindacati.
Gli sportelli da chiudere A livello nazionale la chiusura riguarda 400 sportelli con un «esodo» di 20 mila dipendenti sui 144 mila totali. «L’Umbria – afferma la Cgil – è pienamente coinvolta da questa bufera: Poste Italiane ha infatti annunciato di voler chiudere totalmente e con effetto immediato ben 15 uffici postali». Ecco l’elenco: Castel Ritaldi, Annifo e Capodacqua (Foligno), Perugia Piazza Partigiani, Sant’Egidio e Ripa (Perugia), Villastrada e Gioiella (Castiglione del Lago), Collazzone, Collestatte (Terni), Porchiano (Amelia), Schifanoia e Capitone (Narni), Sugano (Orvieto) e Melezzole (Montecchio). Altri 18 uffici passerebbero ad un’apertura parziale limitata ad alcuni giorni della settimana.
Dal 13 aprile Poste italiane ha comunicato ai sindacati il piano regionale delle chiusure lunedì sottolineando che la decisione è operativa in 60 giorni e che presto avverrà la comunicazione ai comuni. «Il che – spiega il segretario della Slc Cgil Corrado Corradetti – significa che il 13 aprile scatteranno le chiusure». Ma c’è un aspetto ancora più preoccupante. «Questo piano – prosegue il sindacalista – è quello che fa riferimento al 2014. Si vocifera che a giorni verrà presentato quello del 2015 che toccherà il recapito della corrispondenza e per molte parti dell’Umbria già si parla di recapito a giorni alterni».
Cgil: «Inaccettabile» Per Corradetti «tutto questo ha un effetto sui livelli occupazionali, ma anche sul servizio che viene erogato ai cittadini soprattutto i più anziani. Ricordiamo che l’Umbria è una Regione che ha una popolazione diffusa sul territorio ed eliminare i servizi postali arreca un gravissimo disservizio. Per noi infatti Poste Italiane è un punto di servizio e non semplicemente un centro di vendita come il Governo e il management intendono affermare. Nella nostra Regione – aggiunge Corradetti – questa logica va assolutamente contrastata, per questo chiediamo un immediato incontro alla Regione dell’Umbria e ai parlamentari umbri per contrastare l’ennesima azione di smantellamento che rischia di colpire i cittadini più deboli e più bisognosi di tutela. Pensiamo che sia possibile e necessario impedire questo ulteriore sfregio alla coesione sociale della nostra Regione».
Verini interroga il ministro Il deputato umbro del Pd Walter Verini, insieme a Enrico Borghi e altri parlamentari, ha già presentato una interrogazione parlamentare in cui si chiede al ministro dello Sviluppo economico di «conoscere quali azioni il Ministro intenda intraprendere per garantire il rispetto dei disposti stabiliti dall’Autorità per il Garante delle Comunicazioni in ordine al divieto di chiusura degli uffici postali nelle aree svantaggiate, e conseguentemente favorire una concertazione tra la direzione di Poste Italiane Spa e le amministrazioni locali, al fine di scongiurare la possibile chiusura degli uffici postali nei comuni più piccoli del territorio nazionale, nonché come si intenda intervenire per evitare che decisioni unilaterali assunte da Poste Italiane Spa arrechino disagi ai cittadini – utenti che non vedono garantita l’effettiva erogazione di un servizio pubblico di qualità, nel rispetto dell’ accordo siglato fra le Poste Italiane Spa e lo Stato».
Guadagno a scapito della collettività «Questa decisione unilaterale di Poste Italiane – sottolinea Verini – conferma l’orientamento portato avanti dalla società negli ultimi anni che insegue una logica del guadagno a scapito delle esigenze della collettività, sacrificando uffici che ritiene “improduttivi” o “diseconomici”, senza considerare che rappresentano un punto di riferimento per i cittadini dei piccoli comuni. I servizi postali, in particolare per le famiglie e le imprese, sono fondamentali nello svolgimento di moltissime attività quotidiane, come il pagamento delle utenze, il ritiro del denaro contante da parte dei titolari di conto corrente postale e l’invio di comunicazioni soggette al rispetto perentorio di scadenze, soprattutto quelle di carattere legale». «Questa razionalizzazione – conclude il parlamentare Pd – rischia di tradursi in gravi disservizi soprattutto per i residenti anziani, che si troveranno a non poter usufruire di servizi essenziali quali il pagamento delle bollette o la riscossione della pensione, con la conseguenza di essere costretti a fare lunghe file nei giorni di apertura, ritardare le operazioni o affrontare frequenti e difficili spostamenti, su territori particolarmente disagiati».
