di Dan. Bo.
Più di 400 firme in pochi giorni. Tante ne sono state raccolte tra i cittadini dell’area di Monteluce, a Perugia, che protestano contro la chiusura di viale Sant’Antonio, ormai da 15 mesi transennato a causa di una frana che taglia in due la città. Mercoledì mattina le firme, come spiega in una nota Andrea Maori, tesoriere dei Radicali di Perugia e tra i membri del comitato, sono state consegnate al sindaco di Perugia Andrea Romizi. Nell’istanza si chiede «la rapida riapertura al traffico in considerazione dell’importanza strategica della strada, la cui chiusura sta determinando ripetuti disagi alla viabilità della parte nord della città e un danno economico per le attività commerciali della zona», nonché il ripristino del doppio senso di marcia e il rispetto dei tempi previsti dalla giunta che a metà febbraio ha approvato i lavori.
Ritardi Questi non partiranno a breve né in viale Sant’Antonio né in piazza Fortebraccio, dove è previsto un cantiere per la riqualificazione dell’area che sarebbe dovuto partire a maggio. In teoria lungo il viale le macchine avrebbero dovuto ricominciare a circolare all’incirca a settembre, prima dell’inizio del nuovo anno scolastico, ma con tutta probabilità non sarà così. I soldi stanziati per i lavori infatti, 500 mila euro, non possono essere sbloccati prima dell’approvazione del bilancio preventivo 2015, prevista entro il 30 luglio. E così i tempi della riapertura inevitabilmente slittano all’autunno (probabilmente novembre) se non all’inizio del 2016. Idem per quanto riguarda la riqualificazione di piazza Fortebraccio.
IL PROGETTO DI RIQUALIFICAZIONE DELLA PIAZZA
Albo d’oro Sempre Maori poi punta il dito contro il Comune ma stavolta per una questione molto differente ovvero il rigetto, da parte di palazzo dei Priori, della domanda di iscrizione di Pietro Pinna all’albo d’oro della città. «La domanda – spiega Maori insieme al segretario dei Radicali Michele Guaitini – era stata avanzata da noi radicali, memori della lunga lotta di Pietro Pinna per l’obiezione di coscienza al servizio militare». Strettissimo collaboratore di Aldo Capitini, Pinna si era stabilito a Perugia nel 1962 e vi risiedeva stabilmente, tanto che nel 1964, insieme allo stesso Capitini, fondò a Perugia la rivista Azione nonviolenta. Fino al 1998 diresse da Perugia il Movimento Nonviolento, occupandosene a tempo pieno nella sede perugina di via Villaggio Santa Livia 103.
La storia Nel 1973 Pinna, ricorda Maori, venne condannato a Perugia a quattro mesi di reclusione, con sentenza confermata in Appello e in Cassazione, per aver diffuso nel 1972, il 4 novembre, in occasione della Festa delle forze armate, un manifesto di denuncia del militarismo. Pinna passò un mese nel carcere perugino di piazza Partigiani e fu poi graziato dal presidente della Repubblica Giovanni Leone, mentre ora vive a Firenze in precarie condizioni di salute. Il rigetto non è dovuto a motivazioni politiche bensì al fatto che Pinna non è nato a Perugia né vi risiede. «La capziosità – conclude Maori – non potrebbe essere più palese, dal momento che in passato tali requisiti non necessariamente sono stati d’ostacolo alla concessione della benemerenza. È mancato il coraggio?».
Twitter @DanieleBovi
