Rappresentare il «dietro le quinte» della vita delle persone sieropositive, «perché il tema della discriminazione e del disagio ci è caro quanto quello della prevenzione». Le parole sono di Titina Ciccone, presidente dell’associazione Spazio bianco che sabato primo dicembre, a Perugia, nella giornata mondiale dedicata alla lotta contro l’Hiv presenterà il libro «Dietro le quinte, testimonianze di vita di persone HIV+». L’appuntamento è alle 10.30 alla sede dell’associazione che da 25 anni si occupa di prevenzione della malattia, solidarietà e assistenza nei confronti di chi è affetto da Aids. «Alla luce dei fatti – continua Ciccone – abbiamo ritenuto che il racconto della convivenza con il virus dell’Hiv avrebbe assolto un duplice compito: preventivo, per tutti coloro che con leggerezza e superficialità non ricorrevano alla prevenzione; informativo, in quanto illuminante della vita di persone che come pazienti non hanno volto e non hanno voce».
NEL 2018 IN UMBRIA 29 CASI DI INFEZIONE
Il libro L’idea di raccogliere i racconti della vita delle persone affette da Hiv+ è maturata qualche anno fa prendendo spunto da un’inchiesta giornalistica che evidenziava come nei siti web dedicati agli incontri molti giovani cercassero rapporti non protetti con persone Hiv+ nella speranza di infettarsi e non dover così più usare il preservativo. L’utilizzo di questo era considerata una pratica molto più fastidiosa che assumere una compressa al giorno forse per tutta la vita. «Il Centro operativo Aids dell’Istituto superiore di sanità – scrive Spazio bianco – fornisce dati allarmanti riguardo la diffusione del virus: da più dieci anni il numero delle diagnosi non accenna a scendere e addirittura, negli ultimi anni, registra un incremento tra le persone omosessuali, soprattutto tra le nuove generazioni, che hanno forse perso la memoria storica di ciò che significa essere sieropositivi».
Perdita della memoria «Ci sono giovani che si rifiutano di utilizzare il preservativo per scelta – sottolinea Ciccone – poiché sono convinti che una volta preso il virus possono avere rapporti sessuali senza l’incubo dell’infezione e senza la necessità di utilizzare il preservativo, a oggi l’unico modo per evitare il contagio durante un rapporto sessuale. La condizione di sieropositività, però, non si riduce purtroppo a una pasticca. Secondo uno studio pubblicato sulla rivista specializzata Eurosurveillance, in Italia, nonostante il test e l’assistenza sanitaria siano gratuiti, si stima che ci siano tra le 12 mila e le 18 mila persone non diagnosticate che vivono con l’Hiv senza saperlo. In un’intervista rilasciata nel novembre 2017 a Il Fatto Quotidiano, Gianni Rezza, direttore del Dipartimento di Malattie Infettive dell’Istituto Superiore di Sanità, affermava che «a fronte di un leggero calo delle nuove diagnosi da Hiv nell’ultimo anno, abbiamo però registrato un aumento relativo dei casi proprio tra i giovani con meno di 25 anni; ciò vuol dire che in questa fascia la malattia sta diminuendo più lentamente». Questo sembra dovuto, secondo Rezza, «a una perdita della memoria generazionale rispetto alla gravità di questa malattia».
