Il carcere di Capanne (©Fabrizio Troccoli)

di Daniele Bovi

Le patologie psichiatriche rappresentano una delle problematiche più gravi del carcere perugino di Capanne; nonostante ciò, per ora non si è trovato nessun psichiatra che abbia voluto – o potuto date le condizioni poste dal bando e le difficoltà del contesto – dare sostanza all’accordo siglato più di un anno fa tra Regione, Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e Provveditorato regionale per la Toscana e l’Umbria. E così, nelle scorse ore, l’Usl Umbria 1 si è vista costretta a riaprire i termini del bando nella speranza che qualcuno, stavolta, si faccia avanti.

Il bando va deserto L’accordo di collaborazione, firmato nell’agosto del 2025, prevede la realizzazione in via sperimentale di progetti volti all’assistenza e cura dei detenuti (che abbiano finito la pena o che potrebbero usufruire di misure alternative alla detenzione) con problemi psichiatrici o di dipendenza da sostanze stupefacenti ; il tutto finanziato con oltre 92mila euro. Il mese dopo la Usl attiva tutte le procedure per il reclutamento di uno psichiatra (con incarico da 15 ore settimanali pagate ognuna 75 euro lordi, sotto la media di mercato) e di un assistente sociale per 24 ore settimanali (retribuite 30 euro ognuna). A ottobre però, scaduti i termini, nessuno psichiatra si era fatto avanti e così, nelle scorse ore, la Usl 1 ha pubblicato un nuovo avviso (alle stesse cifre) per la formazione di un elenco di esperti al quale attingere.

Il problema più grande L’estate scorsa nel corso di un’audizione in Terza commissione il garante regionale per i detenuti, Giuseppe Caforio, ha spiegato come quello dei detenuti con patologie psichiatriche sia «il problema più grande» delle carceri in Umbria, una situazione «drammatica dove la civiltà tocca il fondo». Le visite specialistiche, ha ricordato Caforio, sono assai rare e questo rende sostanzialmente impossibile stabilire una qualche terapia efficace. Oltre a ciò, il detenuto psichiatrico pone una serie di problemi aggiuntivi per il personale delle strutture.

Senza Rems, il carcere diventa reparto psichiatrico Molti hanno poi una certificazione medica di incompatibilità con il sistema carcerario ma, come noto, nonostante un dibattito a vuoto in corso da anni, l’Umbria non si è ancora dotata di una Rems, ovvero una «Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza» adatta a ospitare detenuti di questo tipo. Una soluzione non certo risolutiva dato che i posti non sarebbero molti, ma si tratterebbe comunque di un primo passo. Il problema dell’assenza di una Rems (nel nuovo Piano sociosanitario la Regione promette di realizzarla) e in generale dei detenuti affetti da problemi psichiatrici è stata ricordata nei giorni scorsi anche dal procuratore generale di Perugia, Sergio Sottani, nel corso dell’inaugurazione dell’anno giudiziario. Nel 2024 il procuratore spiegava che circa il 20 per cento degli ospiti di Capanne ne sono affetti, mentre secondo Caforio a Terni si parla di almeno 150 su 600.

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