Una mensa scolastica. Foto generica archivio

di D.B.

Un’assemblea cittadina, presìdi e pure «una campagna a tappeto rivolta a tutte le famiglie interessate dal servizio». I presidenti delle associazioni dei genitori e dei comitati mensa sono sul piede di guerra. Nel mirino c’è il Comune e l’intenzione di non affidare più ai genitori, dalla fine di quest’anno scolastico, il compito di acquistare il cibo che viene poi cucinato nelle mense per i bambini che frequentano il nido, la scuola d’infanzia e quella elementare a tempo pieno. Con il nuovo sistema, secondo quanto spiegato nei mesi scorsi dall’assessore Dramane Waguè, l’acquisto del cibo potrebbe essere affidato a professionisti della gestione dei servizi di ristorazione.

Spiccioli Questi si dovrebbero occupare della scelta dei fornitori, mentre ai genitori rimarrebbe il compito di controllare la qualità del cibo. «Noi genitori – spiegano in una nota – facciamo mangiare bene i nostri figli facendo tesoro della parte delle rette che gira loro il Comune: 40 dei 50 euro versati mensilmente come retta per servizio mensa per ogni bambino. E con questi spiccioli, neanche 2 euro a pasto, i genitori fanno miracoli: alimenti biologici, dop e igp, km zero, fornitori locali, filiera corta. E sono anche riusciti a far inserire le stoviglie in ceramica, dopo lunghe battaglie». Gli euro che si riescono a risparmiare poi vengono versati per qualche progetto o per supportare la scuola nelle piccole necessità.

I NUMERI DELLE SCUOLE COMUNALI

Anomalia? «Ma il Comune – dicono ancora – ha messo gli occhi su questi 40 euro a bambino, che moltiplicato per tutti gli alunni che usufruiscono della mensa fanno una cifra a 6 zeri, per un totale di quasi sei milioni di euro in tre anni di appalto». Waguè nei mesi passati aveva definito l’acquisto del cibo da parte dei genitori «un’anomalia», prefigurando la possibilità di significativi risparmi mantenendo al contempo la qualità. «Siamo sicuri – si chiedono però i genitori a proposito del cambio di sistema – che questa manovra giovi alle famiglie?». I genitori sostengono che il Comune li voglia relegare «al ruolo di spettatori impedendo loro anche la funzione di controllo e monitoraggio», e «pazienza se poi il cibo e il servizio saranno un po’ più scadenti. L’importante è dimostrare di aver recuperato denaro per le casse del Comune». I timori dei comitati sono legati anche a qualche possibile «sorpresa» contenuta nel bando «tenuto nel cassetto», ovvero la chiusura di qualche cucina interna «tanto per dare un’altra sforbiciata». In sintesi, «le famiglie non hanno che da perdere in questa nuova gestione che il Comune, l’unico a beneficiarne, già pregusta».

Twitter @DanieleBovi