di Ivano Porfiri

I palloncini gialli sbatacchiati a destra e sinistra dalla tramontana che taglia la faccia, asciuga le lacrime e disperde tra i palazzi i cori degli ultras del Grifo: «Resta sempre con noi, non ti lasceremo mai». Leonardo Cenci è stato salutato dalla sua città in una giornata che più perugina non si può. Ma che ricorda anche il clima novembrino di New York, quando si corre la maratona che lo ha reso famoso. E il traguardo di questa sua corsa in salita Leo lo ha tagliato a braccia alzate e circondato di amore della sua gente.

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Ha sconfitto la paura «Leo non ha sconfitto il cancro, di cancro si muore. Ma ha fatto di più, ha sconfitto la paura: non ha mai avuto paura, mentre io tanta». Sono risuonate in una Cattedrale stracolma le parole, rotte dalla commozione, di Chiara Bennati, la dottoressa che ha accompagnato Leonardo Cenci durante tutto il periodo della sua malattia, non solo da medico. È stato suo l’ultimo saluto, al termine di un funerale denso di emozioni. «Leo ama le feste, non i funerali e questa è una festa», ha detto. Una festa a cui ha partecipato tutta la città, anche chi non ha potuto esserci.

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Tutta la città L’adunata silenziosa per l’ultimo omaggio al “guerriero” come tanti hanno continuato a chiamarlo, nella camera ardente allestita in ospedale o sui social, è iniziata già dalle 14. La Cattedrale, dunque, era già pienissima alle 14.45 quando la bara ha fatto il suo ingresso. Tanti a salutarla, coprendola di sciarpe del Perugia e della Sir. Presenti tutte le istituzioni, dal sindaco Romizi alla presidente Marini, dal prefetto Sgaraglia al questore e al comandante dei carabinieri. Poi tanto mondo dello sport perugino e umbro, anche da Terni. Melchiorri ha poggiato una maglia col numero 10 e il nome “Leo”. Tra i banchi anche Cosmi e Novellino. E poi il gruppo scout dove è cresciuto col fratello Federico. Tanti medici e infermieri. Franco Chianelli. E tutta la famiglia “allargata” di Avanti tutta a stringersi intorno a Orietta e Sergio, «i tuoi due corazzieri», come li ha definiti Romizi, e agli amati nipoti Marco, Irene e Giulia.

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La fede e la forza «Siete tanti – ha esordito il vescovo ausiliare, Paolo Giulietti, che ha celebrato le esequie – e questo significa che la vita e la morte di Leonardo hanno lasciato il segno in questa comunità di chiesa e nella città». Tante parole per la fede di Leo e di tutta la sua famiglia. «Una fede forte, salda. A suo modo ha annunciato il vangelo ed è stato vicino a chi soffre. Ci ha insegnato – ha aggiunto Giulietti – ad accettare la malattia e farne occasione di crescita. La vita non è come ce la dipingono nelle pubblicità, bella e senza sofferenza. La vita è anche malattia e tanti la affrontano con dignità, anche se in modo diverso da Leonardo. Lui ha dato forza a tutti». Parole di fede sono state anche quelle del fratello Federico, che ha voluto esprimere un «grazie profondo e sincero a Dio per il meraviglioso dono della vita di Leo» e un abbraccio «a tutti voi che avete reso ricca e preziosa la nostra storia familiare».

INTITOGLIAMOGLI IL PERCORSO VERDE

La commozione di Romizi Alla fine della cerimonia i messaggi di chi rappresenta la comunità, cittadina e regionale. Visibilmente commosso il sindaco che ha parlato da amico, più che da primo cittadino. «Anche se mostrava quella linguaccia irriverente – ha sottolineato – aveva un forte senso delle istituzioni. Ha avuto tante onorificenze, e ci teneva, ma la più bella per lui è la nostra presenza e sono certo che gli stia arrivando». Romizi ha promesso «gesti tangibili» acclamati a furor di popolo. «Gli dedicheremo parchi, strade, vedremo. Ma questo sarà niente se dimenticheremo il suo insegnamento, il suo sorriso che rendeva piccole le nostre quotidiane preoccupazioni. Il nostro impegno deve essere portare avanti il suo messaggio».

Marini: «Solidarietà che si fa impegno» Ed emozionata era anche Catiuscia Marini, che ha ricordato come «non l’ho mai sentito dire ‘io sono malato’, non ha mai parlato della sua malattia da paziente. Parlava solo della vita, era energia, coraggio, forza. Ci spronava anche con messaggi in piena notte per ricordarci di accompagnarlo nelle sue innumerevoli iniziative». Ma soprattutto era un grande testimonial di solidarietà. «Solidarietà che si fa impegno civile – ha affermato Marini – per questo è stato insignito dal presidente Mattarella. Era un perugino e un umbro orgoglioso e tutta l’Umbria gli dice grazie».

L’uscita dalla chiesa

L’omelia

L’arrivo in chiesa

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