Basta servizi da soli o sarà mobilitazione. La Rsu del Comune di Perugia torna sul piede di guerra a proposito della sicurezza. A finire nel mirino la decisione del comandante della polizia municipale Nicoletta Caponi che «ha nuovamente disposto – come si legge in una nota dei rappresentanti dei lavoratori – dei servizi di polizia stradale “obbligando” il personale a svolgerli in piena solitudine a proprio rischio e pericolo». Disposizioni che «sono in pieno contrasto con quanto stabilito dalla legge regionale sulla polizia locale che espressamente stabilisce per tali servizi la compresenza di almeno due operatori». I sindacati sottolineano i rischi a cui vanno incontro gli agenti e diffidano in modo formale la comandante a disporne altri.
La delibera Contestualmente la Rsu chiama in causa il sindaco Andrea Romizi, al quale chiede di revocare la delibera (la 107 del 22 aprile scorso), un «atto infelice» con il quale «si consente alla comandante di disporre servizi con un solo operatore». Con la delibera palazzo dei Priori ha modificato l’articolo otto del Regolamento speciale per gli appartenenti al corpo di polizia municipale, aggiungendo al vecchio testo alcune righe in cui si spiega che «Sono individuati servizi di vigilanza esterna, ai sensi dell’art. 9 della legge Regionale 1 del 2005 – che devono essere svolti da almeno due unità – i servizi di pattuglia auto o moto per rilievo sinistri stradali, per controlli di polizia stradale finalizzati alla verifica dei documenti e/o delle norme di comportamento, per T.S.O. e per i controlli svolti in orario notturno». Tolti i casi sopra citati insomma, altri compiti possono essere svolti anche da un solo agente.
Mobilitazione Se nessuna di queste sollecitazioni sortiranno l’effetto sperato, i sindacati si dicono pronti ad «aprire un percorso di mobilitazione del personale senza escludere nessuna forma di protesta». Della questione, come scrive la Rsu, sono stati informati anche gli uffici della Regione, e in particolare quelli del «servizio deputato alla sicurezza nei luoghi di lavoro, nelle persone del geometra Ercolani e dell’ingegner Becchetti, ma a quanto pare hanno ritenuto anche loro di disinteressarsi della questione, guardandosi bene dal produrre documenti di prevenzione relativi ai servizi in parola».
