di Daniele Bovi
L’ospedale Santa Maria della misericordia di Perugia almeno per un anno non potrà contare sulla scuola di specializzazione in Anestesia, e di conseguenza sugli specializzandi che aiutano a far viaggiare tutti i giorni la macchina dei reparti. La notizia la si ricava dal decreto direttoriale con il quale, nei giorni scorsi, il ministero dell’Università ha spostato di qualche giorno la fase di scelta da parte dei candidati delle tipologie e sedi di scuola preferite.
ELISOCCORSO, I NUMERI DEI PRIMI SEI MESI DI ATTIVITÀ
Il problema Nelle tabelle inviate alle Regioni, nelle quali per ogni singolo ateneo vengono ripartiti i posti delle diverse scuole, quella di Anestesia di Perugia non c’è. Il problema è che secondo la legge per avere una scuola di specializzazione servirebbero almeno due docenti, in mancanza dei quali la suddetta scuola “cade” fino al reintegro del personale. Al momento al Santa Maria c’è solo il professor Edoardo De Robertis, da inizio 2022 direttore della struttura complessa di Anestesia e rianimazione; un associato arrivato tempo fa invece dopo qualche mese di attività ha deciso di spostarsi in un’altra città.
AL PRONTO SOCCORSO BRACCIALETTI ELETTRONICI ANTI AGGRESSIONE
Trasversalità L’ospedale di Perugia in questa fase può contare su una cinquantina di strutturati, ai quali si aggiungono ogni anno alcuni specializzandi (solo quattro però quelli che hanno accettato il posto con l’ultima procedura). Un problema quindi da risolvere per il Santa Maria vista la delicatezza e la trasversalità dei compiti degli anestesisti. Le strade percorribili sono due: la prima è più lunga e prevede che l’ateneo colmi la lacuna; la seconda riguarda un possibile accordo con una scuola di specializzazione di un’altra città, disposta a inviare i giovani medici a Perugia. Insomma, si vedrà.
I contratti Tenendo conto dei soli posti statali, complessivamente a Perugia secondo le tabelle vengono assegnati 246 contratti per le scuole di specializzazione, 35 in meno rispetto all’anno precedente. A spiccare è il forte aumento (da 13 a 22) dei posti a disposizione per la Medicina d’urgenza; un tentativo che in tutta Italia viene fatto per cercare di attirare più giovani professionisti verso una branca in forte sofferenza; una “prima linea” dove a breve, come raccontato nelle scorse ore, arriveranno anche dei braccialetti anti aggressione per gli operatori. A Chirurgia generale si passa da 18 contratti a 16, a Chirurgia toracica da 5 a 3, a Geriatria da 10 a 9, a Igiene e Medicina preventiva da 16 a 14, a Medicina interna da 19 a 20, a Ortopedia da 10 a 9, a Pediatria da 16 a 14, a Psichiatria da 10 a 11 e a Radiodiagnostica da 12 a 11. Per tante altre scuole invece la situazione rimane invariata.
