di Iv. Por.

Il passato e il futuro della sanità. Il saluto al rettore Francesco Bistoni, il cui mandato sta terminando, si è intrecciato con l’inaugurazione con il nuovo impianti di trigenerazione e fotovoltaico dell’ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia. Sentimenti per certi versi contrastanti nella cerimonia che si è svolta all’ex Silvestrini.

I dati tecnici Partendo dai nuovi impianti, l’intervento – secondo quanto riferito dall’ufficio stampa dell’Azienda ospedaliera –  costato 4,9 milioni di euro, è consistito nell’installazione di un trigeneratore, nell’installazione di un impianto fotovoltaico, la sostituzione delle due caldaie più vecchie con altre di nuova generazione ad alta efficienza e minor impatto ambientale, nell’eliminazione di due Gruppo Frigo a bassa efficienza e contenenti Cfc, nella sostituzione di 7 Uta e di circa 500 fancoil nell’edificio storico del Silvestrini con conseguente riduzione dei consumi elettrici e maggior qualità nel servizio.

I numeri I vantaggi consistono nella riduzione del fabbisogno energetico della struttura, nel miglior del rendimento di produzione termica ed elettrica, in un significativo abbattimento dell’emissioni di Co2 e gas Cfc, nella produzione di energia da fonte rinnovabile e nella riduzione dell’iimpatto acustico del parco impiantistico. Tradotto in numeri: copertura del fabbisogno di energia termica del 47%, copertura del fabbisogno di energia frigorifera del 58%, copertura del fabbisogno di energia elettrica del 49%. Per ciò che riguarda la Co2 si ha un abbattimento stimato nel 50,7% annuo passando da 9.530 a 4.750 tonnellate.

Orlandi: «Benfici e risparmio» «L’Azienda ospedaliera – ha affermato il direttore generale dell’Azienda ospedaliera, Walter Orlandi – proseguendo nel progetto di “Ospedale Ecosostenibile” dopo l’attivazione della raccolta differenziata dei rifiuti ha aderito alla convenzione Consip “servizio di energia integrata”. Dal 1° luglio 2013 è stato realizzato un impianto fotovoltaico di nuova generazione posizionato sul tetto dell’ospedale di 4500 mq, senza alcun impatto visivo ambientale. Ciò permette di raggiungere una produzione di energia pari a circa 250 MegaWh all’anno con risparmio di emissioni di 136 tonnellate/anno di Co2. Inoltre è stata realizzata una centrale innovativa di trigenerazione, tecnologia che permette di produrre dal vettore metano energia termica, energia elettrica, e raffreddamento. Tutto questo tramite processi di recupero del calore, dal gas di scarico e dai circuiti di raffreddamento, che altrimenti andrebbe disperso. L’impianto produrrà calore per il periodo invernale, energia frigorifera per il periodo estivo, ed energia elettrica per totale autoconsumo dell’Azienda ospedaliera di Perugia. Una soluzione che porta evidenti risultati in termini di risparmio energetico e migliore qualità ambientale, con un taglio di emissioni nell’atmosfera pari a 4.825 ton/anno e 1.189 Tep (tonnellate equivalenti di petrolio) risparmiate. La convenzione è stata affidata a Cofely Italia e la durata per la gestione e manutenzione degli impianti energetici è di 7 anni per un importo complessivo di circa 50 milioni di euro. Oltre agli evidenti benefici di benessere e sostenibilità ambientale, si prevede un risparmio annuo di circa 600 mila euro».

Il saluto di Bistoni Per ciò che riguarda il saluto a Bistoni, quello che si è chiuso è stato un periodo con alti e bassi, come ammesso dai protagonisti. «Ho fatto anche degli errori – ha detto Bistoni – ma l’importante è aver fatto. A chi mi dice di essermi occupato troppo della facoltà di medicina, da cui provengo, se la sanità assorbe quasi l’80% del bilancio delle Regioni non credo che si possa dire che ho sbagliato». A proposito del calo di studenti dell’Ateneo in questi anni, anche il sindaco Wladimiro Boccali ha ammesso che «il calo riguarda molte università italiane».

Franchezza e lealtà «In questi tre anni di attività di governo della nostra Regione – ha detto Catiuscia Marini – ho avuto modo di rapportarmi con il Rettore dell’Università di Perugia, Francesco Bistoni, sempre con grande franchezza e lealtà, così come egli si è rapportato a me ed all’amministrazione che rappresento, sapendo entrambi che agivamo nell’interesse generale dell’Umbria e degli umbri. Di ciò devo dargli pubblicamente atto e ringraziarlo, anche a nome della giunta e in particolare dell’assessore Tomassoni».

Per il bene comune Il rapporto tra Università e Regione, secondo la Marini che «c’è stato ed è centrale soprattutto per ciò che riguarda il nostro servizio sanitario. In questo rapporto il professor Bistoni ha rappresentato l’Ateneo sempre con forza ed autorevolezza, e sempre con un atteggiamento di chi sta lavorando non per un interesse di parte, bensì per il bene comune e generale. Voglio anche dire – ha aggiunto la presidente – che l’autonomia di ciascuno – che non è “separatezza” – era sempre messa al servizio della condivisione degli obiettivi strategici che sono invece comuni. D’altra parte anche  l’Università – come le istituzioni pubbliche – opera in un contesto territoriale con il quale deve misurarsi e verso il quale ha responsabilità affinché la sua azione sia elemento di crescita e di sviluppo. Con questo spirito abbiamo anche lavorato alla definizione della nuova convenzione tra Regione ed Università che ci vede ora impegnati per la sua concreta attuazione. Insieme abbiamo sempre condiviso questi obiettivi strategici che si possono riassumere nella comune e condivisa volontà di dare all’Umbria, ai nostri cittadini, una sanità di qualità per rispondere appieno al diritto alla salute della persona. Non è un caso – ha aggiunto Marini –  e lo dico con orgoglio, se questo ospedale è tra i primi cinque d’Italia per qualità delle prestazioni e se tra i primi dieci vi è anche l’ospedale di Gubbio-Branca. Ciò rappresenta un motivo di soddisfazione per tutti noi e per voi che siete qui perché questi risultati sono possibili solo se vi è un gioco di squadra che vede tutti, rappresentanti delle istituzioni, personale medico ospedaliero e di medicina generale, farmacisti, infermieri, e gli stessi cittadini, operare ciascuno per la propria parte per una sanità di qualità, ed un sistema sanitario – ha concluso – pubblico ed universalistico».

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