Frana tra Ponte D'Oddi e Monteripido

Il nubifragio che si è abbattuto su Perugia il 12 giugno scorso non ha determinato condizioni tali da giustificare l’adozione di misure di emergenza e, in più, le situazioni di danno derivano dall’elevata vulnerabilità idraulica del territorio e dalla carenza di manutenzione dei corsi d’acqua e delle strutture connesse. A scriverlo è il vice-capo del Dipartimento di Protezione civile della Presidenza del consiglio dei ministri che ha deciso di non concedere lo stato di emergenza richiesto dalla Regione nel luglio scorso, il cui riconoscimento comporta l’erogazione di fondi a favore dei territori colpiti. La prima a parlare della volontà del governo è la consigliera comunale del M5S Cristina Rosetti che venerdì, in un comunicato, aveva riportato alcuni stralci della decisione.

La comunicazione «Le situazioni di dissesto evidenziate dalla Regione – scrive la Presidenza – appartengano ad eventi pregressi e che il territorio in esame si caratterizza per un’elevata vulnerabilità idraulica rappresentata essenzialmente dalla perdita del reticolo idrografico e/o dal suo confinamento in ambiti assolutamente insufficienti, essenzialmente per mancanza di manutenzione, in molti casi, dei corsi d’acqua e delle strutture che sugli stessi insistono, e per l’assenza di interventi a scala di bacino che possono consentire la risoluzione a lungo termine delle problematiche cha a più riprese, e per eventi anche di non particolare intensità, si vengono a determinare». In più nella comunicazione si spiega che in merito ai dissesti verificatisi lungo la viabilità in corrispondenza dei corsi d’acqua, anche alla luce della forte urbanizzazione, occorrono interventi manutentivi periodici per il corretto deflusso delle acque, in mancanza dei quali, come si è visto, anche in concomitanza di eventi meteorici non particolarmente gravosi, si possono verificare piene e danni. «Urbanizzazione e mancanza di cura del territorio – commentava Rosetti – ci hanno reso fragili anche di fronte a fenomeni che tutto sono meno che eccezionali e particolarmente gravosi».

TUTTO SUL NUBIFRAGIO DEL 12 GIUGNO

La replica Sabato il Comune ha deciso di inviare una nota alla Regione, e al Dipartimento di protezione civile, «per illustrare ulteriormente i danni causati». Palazzo dei Priori sostiene di aver documentato in maniera incontrovertibile la peculiarità di quanto accaduto a Perugia rispetto agli altri Comuni ricompresi nell’istanza inviata dalla Regione alla Presidenza del Consiglio. «Basti ricordare che il 12 giugno – dice l’Amministrazione -, in un lasso di tempo brevissimo, sono state registrate precipitazioni di 119 millimetri (Pianello) e 79.6 milllimenti (Ponte Felcino) con costante superamento del codice di pericolo arancione e rosso. Ne sono conseguiti allagamenti, esondazioni, frane e rotture fognarie nell’intero territorio cittadino».

Decide il CdM Più che nelle mancate manutenzioni il Comune individua le cause di quanto successo nella «impossibilità materiale per le infrastrutture e i corsi d’acqua di assorbire volumi così ingenti dovuti alla straordinarietà delle precipitazioni, con conseguente incompatibilità per i sistemi di procedere all’allontanamento delle acque». Il Comune parla comunque di «nota interlocutoria» e ricorda che la decisione finale spetta al Consiglio dei ministri e l’auspicio è che «sulla base dei documenti e dei dati forniti, venga riconosciuto lo stato di emergenza, tutelando di conseguenza l’interesse collettivo, nonché quello dei privati danneggiati».