Una mensa scolastica. Foto generica archivio

di Daniele Bovi

Tre milioni 738 mila euro. Tanto vale la gara d’appalto indetta dal Comune di Perugia che riguarda il cibo da cucinare e servire all’interno delle mense delle scuole d’infanzia (sia quelle comunali che quelle statali e primarie a tempo pieno), nonché il servizio per adulti in condizioni di disagio e a domicilio per gli ultra 65enni. Un appalto che dopo le recenti modifiche alla normativa anticorruzione e dopo settimane di polemiche mette fine al sistema grazie al quale, negli ultimi anni, i genitori riuniti in associazioni compravano il cibo che poi veniva cucinato e servito ai bambini. Secondo quanto emerge dai documenti di gara, le imprese interessate avranno tempo fino al 13 agosto alle 13.30 per partecipare, mentre il giorno seguente in seduta pubblica verranno aperte le buste.

Il capitolato Scorrendo il faldone che contiene tutta la documentazione si scopre che il grosso della cifra (quasi 3,3 milioni di euro) riguarda il servizio mensa per 11 cucine polo e altre quattro singole oltre al centro preparazione pasti di San Sisto; 243 mila euro invece serviranno per altre tre poli mensa mentre il resto per garantire pasti agli adulti in difficoltà (67 mila euro) e a domicilio agli ultra 65enni (140 mila euro). L’appalto ha la durata di un anno (dal primo settembre 2015 al 31 agosto 2016) con possibilità di rinnovo per altri 12 mesi. Per quanto riguarda le scuole il vincitore dell’appalto dovrà garantire un servizio completo: dall’approvvigionamento delle materie prime per pasti e merende alla preparazione, cottura, trasporto, consegna e «sporzionamento». In tutte le sedi poi vanno garantite posate in acciaio.

ANAC: «GENITORI NON POSSONO ACQUISTARE CIBO»

La selezione Il Comune, Iva esclusa, fissa un costo per pasto di 4,90 euro (4 euro per adulti e anziani) e obbliga il vincitore a non far passare più di 40 minuti dal confezionamento alla consegna, invitando comunque a impiegare il minor tempo possibile. Oltre a tutti i requisiti previsti dalla legge, palazzo dei Priori impone altri due criteri per la selezione del vincitore: le imprese, anche riunite in raggruppamenti, devono avere un fatturato non inferiore ai 12 milioni di euro nell’ultimo triennio (o nel minor periodo di attività dell’appaltatore) e aver servito almeno 600 mila pasti. Tutto ciò «al fine – sottolinea palazzo dei Priori – di selezionare un operatore affidabile dal punto di vista economico e con esperienza».

I fornitori del cibo Riguardo ai fornitori dai quali il vincitore comprerà il cibo, il Comune fissa dei parametri: «La selezione – è scritto nel capitolato – dovrà possibilmente avvenire sulla base della conoscenza delle strutture produttive e del sistema di autocontrollo effettivamente messo in atto dal fornitore». In ogni caso il cibo dovrà essere «di prima qualità e privo di residui chimici dannosi», e la fornitura «dovrà essere il più possibile diretta affinché i passaggi tra il produttore e il gestore siano ridotti al minimo». Le pietanze dovranno essere preparate «in modo semplice «con alimenti freschi o surgelati, escludendo le fritture di ogni genere e preferendo la cottura al forno, a vapore o in umido». Ovviamente c’è la possibilità di diete speciali (l’azienda dovrà garantire la presenza di un dietologo laureato) per motivi di salute, etici o religiosi.

I criteri Il criterio con il quale l’appalto sarà assegnato è quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa: l’offerta tecnica potrà ottenere al massimo 75 punti e quella economica 25. All’interno della prima un massimo di 25 punti potranno essere assegnati per chi rispetta «criteri verdi», ovvero quelle imprese che garantiranno prodotti Igp, Dop, biologici, provenienti da filiera corta e così via. Il subappalto non è ammesso e il Comune nel capitolato inserisce la possibilità di dare vita a tavoli paritetici tra amministrazione, impresa, Asl e genitori. Qui si potrà discutere del rispetto di tutti i punti del capitolato, monitorare la qualità dei prodotti e del servizio, promuovere «un corretto regime alimentare e parlare di «qualsiasi attività che sarà sollecitata dai genitori e dagli organi di controllo». Genitori che, attraverso due loro rappresentanti, insieme al Comune potranno, in qualsiasi momento e senza preavviso, fare controlli.

Twitter @DanieleBovi

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