di Daniele Bovi

Dopo il mini ritocco all’insù di un anno fa – che ha riguardato affittacamere, bed&breakfast, gli affitti brevi e l’eliminazione dello sconto del 50 per cento dalla terza notte in poi – a Perugia cambia in modo più sostanziale la tassa di soggiorno. La giunta comunale ci stava lavorando da tempo insieme alle associazioni di categoria e nelle scorse ore ha messo le nuove cifre nero su bianco: gli aumenti – che scatteranno dal primo aprile 2026 e che vanno da 50 centesimi a un euro a notte – riguarderanno stavolta anche gli hotel, gli agriturismi, le residenze d’epoca, le country house, le «case religiose d’ospitalità» e così via.

Gli hotel Partendo dagli hotel, l’aumento è di un euro a notte: e così da aprile le cifre andranno da un minimo di 1,50 euro per le strutture a una stella fino a un massimo di 3,50 per i cinque stelle; per un tre stelle si pagheranno invece 2,50 euro e per un 4 stelle 3. Le residenze d’epoca passeranno invece a 3,50 euro a notte (+1 euro), le country house a 1,50 euro come case e appartamenti per vacanze, centri soggiorno studi, con un aumento per tutti di 50 centesimi; un euro in più invece per case per ferie e case religiose di ospitalità, per le quali si pagheranno 1,50 euro. Tutto invariato invece (1,50 euro) per affittacamere, b&b e Airbnb o simili, tipologie per le quali Palazzo dei Priori era già intervenuto l’anno scorso.

Agriturismi Venendo agli agriturismi, scatta un aumento di 50 centesimi per tutte le tipologie: da aprile si pagherà 1 euro in più per le strutture classificate con un solo girasole (che rappresenta l’equivalente delle stelle per gli hotel), fino a un massimo di 3 euro per quelli a 5 girasoli; per quelli a 3 o 4 girasoli invece i turisti dovranno versare 2 e 2,50 euro. L’aumento scatterà dal primo aprile «al fine di consentire alle strutture ricettive – scrive la giunta nella delibera con la quale vengono approvate le nuove tariffe – i necessari adeguamenti gestionali, allineando inoltre la decorrenza all’inizio del secondo trimestre».

Il confronto Quel che è certo è che al di là del mini ritocco di un anno fa fra le 16 città italiane con un numero di abitanti che va dai 150mila ai 300mila, Perugia è quella che applica (o meglio applicava) la tassa di soggiorno più bassa, privandosi così di introiti importanti. Prima della modifica del 2024, l’ultima risaliva al 2016, il che ha reso le tariffe tra le più “vecchie” d’Italia. Anche il confronto con altre città umbre fatto nel corso del tempo ha fatto emergere come Perugia fosse quella che ottiene in proporzione meno introiti.

Cresce il gettito Come logico, l’aumento porterà a una crescita degli introiti per Palazzo dei Priori. Se per il 2025 la stima era di 1,3 milioni di euro, ora di parla di 1,655 milioni di euro, 25mila dei quali da recupero dell’evasione. Sulla base delle modifiche fatte al regolamento comunale a inizio 2024, almeno il 40 per cento del gettito sarà destinato a «interventi di manutenzione, fruizione e recupero dei beni culturali», il 20 per cento per «servizi di informazione, accoglienza e promozione turistica»; una quota non superiore al 30 per cento per «interventi di sostegno alle strutture ricettive attraverso contributi all’organizzazione degli eventi culturali, festival e manifestazioni di carattere nazionale e internazionale»; al massimo il 10 per cento andrà poi a beneficio di «iniziative culturali di interesse turistico».

Come sarà spesa Per il 2026 le cifre più importanti riguardano i 350mila euro per il Teatro stabile dell’Umbria, i 215mila per la l’appalto relativo alla gestione dei servizi museali, i 190mila per una serie di prestazioni, i 173mila per i servizi dell’infopoint (che a breve sarà trasferito in piazza Matteotti), i 160mila per le mostre, i 115mila per Umbria jazz, gli 85mila per la gestione dell’appalto di San Francesco al prato e i 25mila per il Conservatorio Morlacchi. Altre cifre più piccole riguardano manutenzioni, acquisti di beni, Fiera dei morti e altri eventi simili, promozione e anche le quote associative della Film commission regionale. Per molti anni il gettito della tassa è oscillato intorno ai 900mila euro.

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