di Daniele Bovi

Tra il 2026 e il 2031 i ricavi da traffico del Minimetrò cresceranno del 3,5 per cento all’anno grazie a una serie di azioni di mobilità urbana che la giunta comunale, con l’obiettivo di integrare sempre di più le carrozze d’argento nel sistema di trasporto cittadino, si impegna a mettere in campo. Questo è uno dei dati più importanti del Piano economico finanziario 2026-2031 approvato dalla giunta comunale alla vigilia di Natale; documento che arriva in una fase delicata per l’impianto, chiamato ad affrontare interventi di manutenzione straordinaria. 

I costi Il piano definisce il quadro economico della società nei prossimi sei anni e punta a garantire la continuità del servizio, la sicurezza dell’infrastruttura e una progressiva valorizzazione dell’impianto, che resta di proprietà comunale. Il nodo centrale è rappresentato dai costi straordinari concentrati nel triennio 2026-2028, stimati in circa 7 milioni di euro. Si tratta di spese obbligatorie per legge, legate alle revisioni ventennali dell’impianto e all’ammodernamento del sistema di bigliettazione, senza le quali non sarebbe possibile mantenere il Minimetrò in esercizio.

Il corrispettivo Per far fronte a questi oneri, il piano prevede un aumento temporaneo del corrispettivo annuo riconosciuto dal Comune alla società di gestione. Nel 2026 e nel 2027 l’importo supera gli 11 milioni di euro, mentre nel 2028 scende a poco più di 9 milioni. Dal 2029 il costo si stabilizza attorno agli 8,6 milioni di euro all’anno, un livello comunque più alto di circa 2 milioni rispetto al piano precedente. L’amministrazione comunale ha anche chiesto alla Regione un contributo straordinario di almeno un milione di euro per il 2026, richiesta che «verrà tenuta in debita considerazione» ma non ancora formalmente accolta.

Le entrate Sul fronte delle entrate, oltre alla crescita dei ricavi da traffico, il piano ipotizza il riconoscimento di un indennizzo annuo per l’integrazione tariffaria cittadina pari a circa 500 mila euro, oltre al mantenimento del contributo legato agli abbonamenti del trasporto pubblico locale. È previsto inoltre un aumento graduale dei ricavi pubblicitari, anche grazie a un nuovo concessionario degli spazi. Nel 2027 è attesa una contribuzione regionale per il cofinanziamento del revamping tecnologico.

Gli interventi Le previsioni tengono conto anche di alcune criticità operative. Nell’agosto del 2026 e del 2027 l’impianto resterà chiuso per consentire gli interventi più complessi, con un inevitabile calo temporaneo dei ricavi da bigliettazione. Sul lato dei costi, il piano considera un’inflazione media del 2 per cento, l’aumento della spesa energetica e un rafforzamento dell’organico, che arriverà a regime a 12 addetti. Nonostante il peso degli investimenti, il quadro finanziario resta in equilibrio. Il margine operativo lordo medio annuo è stimato in circa 4,7 milioni di euro, mentre l’utile netto si colloca intorno ai 270 mila euro all’anno.

Gli impegni Una parte decisiva del piano riguarda però gli impegni assunti dal Comune sul terreno delle politiche urbane. Il raggiungimento degli obiettivi di traffico è legato alla piena applicazione delle ordinanze che indirizzano i bus turistici verso il terminal di Piazzale Umbria Jazz, al rafforzamento del contrasto alla sosta selvaggia, alla revisione della Zona a traffico limitato (ancora ipotesi concrete sul punto non ci sono) e al miglioramento dei collegamenti pedonali e ciclabili verso le stazioni del Minimetrò. Particolare attenzione è riservata allo scambio con il Metrobus a Fontivegge e al nodo di Pian di Massiano, destinato a restare il principale punto di accesso al sistema.

Parte di un sistema In prospettiva, il documento ribadisce la necessità di un pieno inserimento del Minimetrò nel sistema del trasporto pubblico regionale, con l’accesso ai fondi dedicati e una bigliettazione unica che superi l’attuale assetto penalizzante. Per ora, dal fronte Regione, la certezza riguarda solo i 457mila euro stanziati giorni fa – come ogni anno – per quanto riguarda i sistemi di trasporto a fune. In generale si tratta di una battaglia – quella legata all’aumento delle risorse da parte di Palazzo Donini – portata avanti almeno dalle ultime quattro giunte.

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