Smart cities, male le umbre

di Marco Torricelli

Le chiamano smart cities. Sono le città capoluogo di provincia in cui, sulla base di 9 aree tematiche e oltre 150 indicatori – dalle infrastrutture a banda larga ai servizi digitali (mobilità, scuola, sanità), fino agli indicatori relativi allo sviluppo sostenibile delle città (mobilità sostenibile, energie rinnovabili, efficienza energetica e gestione delle risorse naturali) – si sono realizzati interventi atti a facilitare e rendere migliore la vita dei cittadini. Terni è messa proprio male. Perugia malino.

L’indagine A realizzare lo studio, lo fa da dieci anni, è Between, una società specializzata nel settore dell’Information & communication technology (ICT) e del digital, con il patrocinio dell’agenzia governativa per l’Italia digitale e, nella classifica dei 116 Comuni capoluogo di provincia ‘primari’ individuati dall’Istat, per trovare Perugia bisogna scendere fino al 62simo posto. Per rintracciare Terni ci vuole molta più pazienza. È al posto 101: zona retrocessione. Per la cronaca: la smart city ideale è Bologna, seguita da Milano e Roma. Quelle messe peggio sono Fermo, Messina e Vibo Valentia.

Gli indicatori Sono nove i parametri presi in considerazione per lo studio. Broad band: il livello di copertura a banda larga; Smart healt: la possibilità di prenotare prestazioni mediche, pagare il ticket e ottenere i referti via web; Smart mobility: la possibilità di pagare l’accesso alla Ztl o la sosta tramite dispositivo mobile, di ottenere tramite app informazioni in tempo reale su traffico, parcheggi, bus e ottenere un biglietto elettronico; Mobilità alternativa: i servizi comunali di bike e car sharing, le piste ciclabili; Smart government: i servizi anagrafici e pagamento dei tributi locali e dei servizi per la scuola online; Smart education: il numero di personal computer, lavagne interattive multimediali e aule collegate ad internet nelle scuole; Risorse naturali: la diffusione della raccolta differenziata, gli impianti di depurazione, consumo e dispersione di acqua, le centraline di monitoraggio e superamento dei limiti di inquinamento; Efficienza energetica: il consumo di gas ed energia elettrica, il teleriscaldamento, le politiche locali per l’illuminazione pubblica e le tecnologie installate; Energie rinnovabili: l’energia elettrica prodotta da fotovoltaico, eolico, idroelettrico.

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Le umbre Perugia e Terni, in base allo studio, si collocano nella così detta area del ‘benessere analogico’: mostrano cioè dei livelli elevati di qualità della vita, ma non si sono fino ad ora dimostrate abbastanza ‘smart’, non hanno cioè introdotto innovazione nella città. Appaiono quindi caratterizzate da un minore dinamismo; presentano poche eccellenze e parecchie aree in forte ritardo. Tra le due città capoluogo umbre, peraltro, le differenze non sono trascurabili.

I dettagli Sulla base dei dati raccolti, le città sono state divise in tre fasce ‘di merito’: Perugia risulta inserita nella prima fascia per quanto riguarda l’efficienza energetica, mentre appare cinque volte in seconda e tre volte in terza fascia. Terni è inserita nella seconda fascia per sei parametri di efficienza, mentre in tre casi finisce in terza fascia. Ora, visto che entro il 2020 tutte le città che vogliono diventare ‘smart’ – ottenendo robusti contributi comunitari – dovranno dimostrare di aver prodotto e adottato progetti innovativi per la sostenibilità urbana e ambientale, forse sarà il caso di darsi una mossa.

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