di Antioco Fois e Daniele Bovi
È il momento di una pausa per ripensare l’intervento. Maurizio Oliviero, amministratore unico dell’Adisu, sceglie la terza via per risolvere la vicenda del collegio in via Dal Pozzo, nei pressi di San Bevignate. Non proseguire a oltranza con l’edificazione e nemmeno stoppare i lavori e accartocciare i progetti. La soluzione migliore, ha detto nell’incontro con la stampa di martedì mattina, resta il confronto con Università, Regione, Comune e Soprintendenza per ridefinire il progetto, magari in un’altra area, in base alle esigenze attuali della popolazione universitaria.
Metodo e merito È una questione di metodo e merito quella affrontata dal numero uno dell’Agenzia regionale per il diritto allo studio, chiamato a dirimere una polemica sorta nei giorni scorsi, quando si trovava in viaggio all’estero. Prima di tutto ci mette la faccia («mi ha fatto sorridere il fuggi fuggi generale dei giorni scorsi»), poi tira fuori le carte (le comunicazioni con la Soprintendenza in primo luogo), rimarcando che «le procedure sono tutte legali», tant’è che il cantiere è in condizioni di partire, se non fosse per le forti contestazioni sorte nei confronti del progetto. Il primo nodo da sciogliere, per l’amministratore, è quello di via del Giochetto, fulcro della riorganizzazione delle strutture universitarie in città: «L’Ateneo dica cosa vuole fare in quell’area. C’è ancora la proposta del polo universitario? O solo di quello tecnico-scientifico?». L’appello va poi alle altre istituzioni: «I soggetti interessati – dice – la prossima settimana si mettano intorno a un tavolo. In 15 giorni si decida e poi parta la trattativa col Ministero per non perdere i fondi».
VIDEO – LA CONFERENZA STAMPA INTEGRALE
Legittimità Prima di tutto la questione di legittimità. Oliviero mostra una comunicazione di dicembre 2013 della Soprintendenza ai beni archeologici, che comunica il nome dei professionisti incaricati di un’indagine archeologica da effetture prima degli scavi. Una comunicazione pervenuta «dopo tre mesi dalla presunta scadenza» dell’autorizzazione ambientale. La prova, per l’amministratore, che il benestare del Ministero non sia in discussione. Visione tuttavia opposta a quella della direzione regionale dei Beni cultulturali, che in una recente lettera citava proprio la mancata indagine archeologica (richiesta fin dal 2007) tra i motivi che impediscono il via libera all’apertura del cantiere. Altro punto controverso è proprio il rinnovo dell’autorizzazione ambientale. Scaduto per la direzione generale, in regola per l’Adisu «grazie al decreto milleproroghe, che l’ha prorogato di 3 anni».
La vicenda L’amministratore di via Benedetta ripercorre poi la vicenda dal principio. Dal protocollo del 2003 tra Istituzioni sullo sviluppo dei servizi universitari. Un accordo caratterizzato dall’ottimismo di una popolazione universitaria di 35 mila unità, circa 10 mila in più di adesso. Nel 2007 Senato accademico e Cda dell’Ateneo votano a favore del progetto del collegio fronte San Bevignate e nel 2009 si attivano le misure necessarie per reperire i fondi. Secondo i documenti in nostro possesso, questa fase ha già luogo nel dicembre 2005, quando la Giunta regionale autorizza l’Adisu a «presentare domanda di finanziamento del 50% del costo totale dell’intervento» per «la realizzazione di un collegio universitario da realizzare su terreni di proprietà regionale». «Allora facemmo la proposta – riprende l’amministratore dell’Adisu – di decongestionare a Conca (la zona di via Pascoli, ndr), col trasferimento delle tre Facoltà in via del Giochetto, per ridare alla città un po’ di spazio per le famiglie. Questo ente non solo non ha aggiunto chilo di cemento da nessuna parte, ma ha messo in atto solo azioni di recupero. Non voglio passare come il cementificatore folle», dice in riferimento a una serie di email offensive ricevute nei giorni in corso.
L’ASSEMBLEA DI PROTESTA – VIDEO
Moralità Sul piano della legittimità, sostiene poi Oliviero, «il contesto paesaggistico non è cambiato. E a chi allude a speculazione dico che non permetto a nessuno di mettere in dubbio moralità dell’ente e di chi ci ha lavorato. Chi ha dubbi si rivolga alla Procura della Repubblica, ma nessuno si permetta di mettere in dubbio la mia integrità legale e morale». Insomma, «il progetto è legittimo e ha le carte in regola». Fermare i lavori poi non è cosa semplice. Ci vorrebbe una motivazione valida sul piano legale. «Ci sono delle responsabilità giuridiche e vanno preservati gli interessi generali», per dirla con le parole del responsabile dell’ente committente del collegio. Sul piano economico lo stop, come scritto nei giorni scorsi da Umbria24, costerebbe almeno 1,2 milioni di euro di soldi pubblici. Vale a dire le opere già realizzate – solo una fase preparatoria dei luoghi finora – più il 10% degli 11 milioni 770 mila euro e spiccioli dell’appalto.
Punto politico Al punto politico della ricetta di Oliviero c’è la exit strategy dal progetto, che permetta di realizzare un’opera più attuale, in un altra zona della città, cercando di conservare i fondi accordati dal Ministero. Sta di fatto che «non ci sono colpe, ma una una visione, quella del 2003, forse non più valida». Allora c’è da chiedersi come mai, se il progetto di revisione dell’assetto delle strutture universitarie non è mai decollato – Monteluce e Santa Maria a parte – e a fronte di una popolazione universitaria in evoluzione, negli scorsi anni Adisu, Regione, Università e Comune non abbiano fermato l’iter progettuale e chiesto un confronto su una modifica del piano di sviluppo che lo rendesse più attuale? «Non è vero che il nuovo collegio non sia necessario – precisa Oliviero – perché se è vero che gli iscritti all’università diminuiscono, aumentano gli studenti che hanno necessità di assistenza». La proposta è quindi quella di un tavolo per «rivedere gli accordi del 2003 e 2007». Bisognerebbe chiedersi: se non fosse scoppiata la polemica, anche sul pentagramma della campagna elettorale il progetto del «palazzine» con vista su San Bevignate sarebbe stato comunque bloccato. Ma questa non è più cronaca.

A questo punto sarebbe giusto che si pubblicasse online la documentazione, visto che ci sono versioni diverse.
(Posto che, comunque, il problema della zona non è tanto di “essere in regola”, è proprio la distruzione paesaggistica che sarà operata)
Ma se è “tutto legale” (e il sindaco aveva parlato di “iter regolarissimo”) perché il cantiere è fermo??