Assisi: foto Fabrizio Troccoli

Il cardinale Bassetti nell’omelia della domenica di Pasqua, come il vescovo di Assisi monsignor Domenico Sorrentino, durante la veglia, hanno incentrato il messaggio pasquale sulla conversione ad una vita più impegnata verso il messaggio del Vangelo: «E’ la vittoria della Pasqua: le lacrime sono asciugate dall’amore», ha detto Bassetti.

Ecco il testo dell’omelia

Fratelli sono qui per darvi un annuncio, che attraversa e rinnova la storia del mondo: Cristo è Risorto! Si, nostro Signore Gesù Cristo è risuscitato dai morti ed ha inaugurato una vita nuova! Per sé e per l’umanità. Egli è venuto incontro ai suoi discepoli ancora sconvolti e sfiduciati col saluto più bello e più meraviglioso, “pace a voi!”. Ed io vi ripeto: “pace a voi!”.
Ma voi mi direte: come possiamo attuare nella nostra vita di tutti i giorni questa sconvolgente realtà della Pasqua che il Signore ci dona? Come possiamo far diventare vita la Pasqua?

San Paolo stamani, ci orienta in modo stupendo: “Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù dove è Cristo seduto alla destra di Dio, rivolgete il pensiero alle cose di lassù e non a quelle della terra”.E quali sono “le cose di lassù” che il cristiano deve cercare e “le cose della terra” dalle quali egli deve guardarsi? L’apostolo è chiaro: “Fate morire ciò che appartiene alla terra: impurità, immoralità, corruzione (dice papa Francesco), passioni, desideri cattivi e quella cupidigia che è l’idolatria”.

Come è stato chiaro nel dire quali sono le cose verso le quali non bisogna fissare il proprio cuore, con altrettanta chiarezza san Paolo ci dice quali sono “le cose di lassù” che il cristiano deve cercare e gustare. Si tratta di un programma meraviglioso: “Scelti da Dio, santi e amati, rivestitevi dunque di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità, sopportandovi a vicenda e perdonandovi gli uni e gli altri”. Ecco fratelli il programma stupendo e luminoso per coloro che con Cristo vogliono intraprendere una vita nuova! Avete udito, al vertice di tutto sta la carità. L’amore, perché l’amore è quella forza stupenda che abbatte ogni barriera e costruisce una nuova armonia nel proprio cuore e nel rapporto con gli altri e con le cose!

Fratelli carissimi se un peso schiaccia il nostro cuore, se il peccato ha addormentato la nostra coscienza, se il male e la cattiveria degli uomini hanno spento la nostra speranza: accogliamo l’invito di Dio: “Risorgi uomo! Cristo è morto ed è risorto per te!”. Questa è la bella notizia di Pasqua, questo è il passaggio che anche noi siamo chiamati a fare: Cristo è risorto! Perciò dal sepolcro della nostra vita esca l’uomo vecchio. Cristo è risorto: tutti possiamo tornare uomini e donne nuovi, con una vita rinnovata.

Ma come intraprendere questo cammino quando attorno a noi vediamo ancora tanto buio? Avete udito dal Vangelo secondo Giovanni: “Maria di Magdala si recò al sepolcro di buon mattino, quanto era ancora buio”. Più che il buio della notte è il buio di questo mondo che ci fa paura. Un mondo in cui sembra prevalere la violenza. In cui sembrano vincere i trenta denari di Giuda e la bramosia del possedere. Un mondo su cui incombono terribili conflitti armati capaci di distruggere intere nazioni.
Il buio sembra davvero prevalere sulla luce. E sembrerebbe quasi rendere impossibile la pacifica convivenza fra tutte le creature. Un buio che paralizza. Avete sentito il Santo Padre al Colosseo quando ha ricordato “i tanti nostri fratelli decapitati e crocifissi solo per amore a Cristo: spesso col nostro silenzio complice”. Un buio, che purtroppo smorza tanti lucignoli piccoli e fragili.

Anche a noi verrebbe da ripetere le parole di Maria di Magdala: “Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’abbiano posto…”. Un buio che mette forse in crisi la fede di alcune persone. Proprio ieri, prima della Via Crucis del Santo Padre al Colosseo, ho ascoltato la testimonianza di una donna irachena, che faceva rabbrividire. Anche il cronista era commosso: i terroristi tempo fa le avevano strappato di braccio una piccola creatura di due anni, che lei non ha più visto. Un volto, il suo, che sembrava quello di Maria ai piedi della croce: “Dove sarà la mia bambina?”.

E quante mamme non possono neppure piangere il corpo senza vita dei loro figli! Sono le storie di oggi. Ma ecco che accade ciò che nessuno avrebbe previsto: Maria di Magdala muove Pietro e l’altro discepolo, essi stanchi e sfiduciati corrono al sepolcro vuoto. All’improvviso tutto cambia in loro: comprendono le scritture, Gesù è davvero risorto! E’ la vittoria della Pasqua: le lacrime sono asciugate dall’amore. Pietro vide e credette. Credette che il suo Gesù era veramente risorto dai morti. E la Pasqua aprì le porte del suo cuore, che si erano chiuse nella tristezza, nel senso di fallimento e nella delusione.
Signore fa che la tua Pasqua apra il nostro cuore stanco e spento, perché ciascuno di noi possa dire: si, in me, oggi Cristo è Risorto! E guardandoti avverta Signore, che il tuo abbraccio universale raggiunge tutti gli uomini di tutti i tempi.

Perugia: celebrata in cattedrale la Veglia di Pasqua, “la madre di tutte le Veglie”

E’ sempre molto suggestivo e spiritualmente coinvolgete il rito della benedizione del fuoco che ha dato inizio, nella cattedrale di San Lorenzo in Perugia, alla Veglia di Pasqua presieduta dal cardinale arcivescovo Gualtiero Bassetti definita dallo stesso porporato, durante l’omelia, “la “madre di tutte le veglie”. Essa rinnova per i cristiani il mistero pasquale, che, attraverso la Passione, Morte e Risurrezione di Cristo, annuncia la salvezza del mondo, il prevalere della Luce del Risorto sulle Tenebre, la vittoria del Bene sul Male. «Notte di Luce, notte di Risurrezione, in cui i cristiani – ha evidenziato il cardinale – sono esortati ad essere loro stessi, sull’esempio di Cristo che si è immolato per tutti, luce del mondo affinché le tenebre che ci avvolgono vengano disperse».

La liturgia Dopo la benedizione del fuoco con l’accensione del cero pasquale portato in processione lungo la navata centrale fino al presbiterio, dove è stato collocato accanto al fonte battesimale, il cardinale ha intonato tre volte “lumen Christi” (Cristo, luce del mondo) e il diacono ha poi proclamato l’annuncio pasquale. Nel contempo i fedeli accendevano le candele che tenevano in mano e le volte affrescate della cattedrale si illuminavo facendo risaltare anche l’addobbo floreale con ortensie bianche dell’altare maggiore, addobbo realizzato dai giovani di un’opera segno-struttura di accoglienza della Caritas diocesana in segno di richiamo alla carità di Cristo, al servizio della Chiesa per i suoi figli più “piccoli” e “ultimi”, di esempio per i cristiani nel farsi prossimi ai fratelli più bisognosi.

La benedizione La liturgia della “madre di tutte le veglie”, dopo le letture pasquali tratte dall’Antico e dal Nuovo Testamento, è culminata con il rito della benedizione del fonte battesimale da parte del cardinale, che ha poi impartito i sacramenti dell’iniziazione cristiana ad otto catecumeni giovani-adulti, sei donne e due uomini, con età compresa tra il 23 e i 45 anni sia cittadini italiani che stranieri (Albania, Camerun e Macedonia). Un neonato ha ricevuto il Battesimo, figlio di una delle sei donne catecumene. Il cardinale Bassetti ha messo in risalto questa forte esperienza di fede che accomuna la madre al suo bambino, che esprime bellezza e gioia nel ricevere il Battesimo, che «è un mistero talmente grande e profondo – ha ricordato il porporato – ed è il più grande dono che Dio ci ha fatto ed è l’evento più felice della nostra esistenza». Da non dimenticare che la Pasqua, la Risurrezione del Signore, è per i cristiani il giorno della nuova creazione: in Cristo fiorisce la vera vita e la speranza. Al termine della Veglia pasquale, la Corale Laurenziana ha intonato il tradizionale canto dell’Alleluia dal “Messiah” di Handel.

Assisi
Durante la celebrazione eucaristica nella cattedrale di San Rufino il vescovo della diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino monsignor Domenico Sorrentino ha battezzato una giovane tunisina, accolta ed aiutata dalla Caritas diocesana. In un passaggio il vescovo ha messo in evidenza come “sempre meno il cristianesimo è un fatto di tradizione e sempre più diventa una scelta consapevole. E’ ora che la Chiesa si attrezzi per questo tempo nuovo, tempo difficile, ma anche esaltante”.

L’omelia di mons. Domenico Sorrentino

L’esplosione di luce che duemila anni fa spezzò il sepolcro di Cristo e ce lo consegnò Risorto è giunta fino a noi. Attraversa i secoli. Illumina le nostre Chiese ma soprattutto i nostri cuori.

Lasciamoci afferrare da questa liturgia di luce e di vita. Essa non riguarda solo Gesù, come se lo dovessimo contemplare staccato da noi, nella sua infinita diversità. Riguarda anche noi, perché egli si è unito a noi come il capo alle membra. Siamo un corpo solo. La risurrezione del capo, è anche, in qualche modo, la risurrezione delle membra.

Liturgia di luce. Anzi, di fuoco e luce. Abbiamo acceso, nell’oscurità della notte, il fuoco nuovo, che si è poi propagato in tutte le nostre fiammelle, per diventare alla fine luce radiosa.

Luce nella notte.

La notte simboleggia lo stato in cui l’umanità si è cacciata perdendo l’innocenza originaria dell’Eden. E’ la notte in cui gli israeliti si ritrovarono nella loro schiavitù egiziana o nella deportazione a Babilonia. E’ la notte in cui l’umanità si sperimenta nelle mille crisi che attraversa di tempo in tempo. Quella che stiamo provando in questi anni in cui il progresso tecnologico giunto all’inverosimile è pesantemente bilanciato da una crisi morale senza precedenti. Una crisi che tocca i costumi fin nel santuario della famiglia. Dove siamo ancora alle prese – e ci chiediamo fino a quando – , con una crisi economica che produce disoccupazione e mette in ginocchio lavoratori, famiglie, giovani. La notte che ci fa guardare con ansia al futuro anche sullo scenario internazionale, dove si combatte una guerra mondiale “a pezzi”, e dove incredibili meccanismi di intolleranza stanno facendo scorrere fiumi di sangue che fanno martiri tra i nostri fratelli cristiani. E’ la notte di tanti poveri, anziani, abbandonati, migranti disperati e spesso travolti da onde assassine che sono anche le onde della nostra indifferenza. La notte di tante vite stroncate nel loro germogliare nel grembo materno. La notte della confusione ideologica persino nella concezione della nostra reciprocità maschile e femminile. In definitiva, la notte del nostro peccato, che da sempre costituisce il grande problema dell’umanità.

In questa notte brilla la luce del Risorto. Egli l’ha abitata tutta, la nostra notte. E’ sceso fino agli inferi, a spodestare il principe del male e a tracciare la via del nostro esodo verso il bene. Non solo dalla sua tomba, ma anche dalla nostra, una pietra è stata rotolata. Egli ne è uscito vincitore. A noi è dato la possibilità di uscirne. Resta la possibilità tragica che la nostra libertà decida di rimanere nel sepolcro anche quando la pietra d’ingresso è stata rotolata. Succede proprio così, quando, nonostante la morte e la risurrezione di Cristo, continuiamo a vivere nel peccato. Succede anche a noi battezzati, che con il battesimo siamo “morti con Cristo e risorti con lui”.

La fede è un dono offerto nella libertà e alla libertà. Non è un automatismo che possa funzionare senza il nostro consenso e senza la nostra coerenza.

Ma è consolante che ormai la misericordia sia sempre a nostra disposizione. Papa Francesco ce lo ha ricordato addirittura indicendo un anno speciale, un giubileo della misericordia. Sì, Dio è veramente buono e misericordioso. Anche quando prendiamo la strada del peccato che ci allontana da lui, egli ci segue col suo sguardo paterno e ci attende alla casa paterna. Prima di quell’ultima ora in cui la morte chiuderà il tempo della nostra libertà e fisserà in eterno il nostro destino, non c’è mai un’ora in cui non ci sia data la possibilità di riconsegnare la nostra vita alla misericordia, rinascendo a vita nuova. Non c’è età in cui non possiamo convertirci. Il perdono di Dio è un regalo che non ha tempo e scadenze. Ha un’unica condizione: che lo chiediamo sinceramente e lo accogliamo con perseveranza.

Questa bellezza della nostra condizione cristiana è oggi simboleggiata dall’acqua viva della liturgia battesimale.

Una nostra sorella che viene da lontano, Miriam, da noi conosciuta attraverso la grande famiglia della Caritas che l’ha formata alla fede e oggi l’accompagna al fonte battesimale, oggi risorge a vita nuova col Battesimo. Ella entra nel sepolcro di Cristo, dove deposita la sua vita, seppellisce ogni suo peccato, e ne esce risorta, piena di vita, pronta ad entrare nella famiglia di Gesù, pronta a ricevere, in Gesù e nello Spirito Santo, l’abbraccio del Padre.

Miriam! Da quanto tempo Dio Padre aspettava di darti questo abbraccio! Accoglilo con gioia. Dandolo a te, lo da anche a tutti quanti noi. Con il battesimo che ricevi, tu diventi una sola cosa con noi, entri nella famiglia dei figli di Dio. Anche tu, come Maria di Magdala e le altre donne che andarono di buon mattino al sepolcro del Signore, sentirai dalla voce della chiesa, quello che le prime donne sentirono dall’angelo vestito di bianco: “Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. E’ risorto, non è qui”.

Sì, cara Miriam, cari fratelli e sorelle, il nostro battesimo non ci ha reso discepoli di un morto, seppur di stirpe gloriosa, ma di un Vivente, che è anzi l’Autore stesso della vita. Con tutti gli angeli e i santi che ora invocheremo, soprattutto con lo sguardo tenero della Vergine Santa che ci è stata data come madre, siamo entrati nel mondo di Dio. Siamo perciò chiamati a spogliarci dello spirito del mondo e a dare al mondo il respiro di Dio.

Grande gioia! L’alleluia pasquale risuoni sulle nostre labbra, ma soprattutto nel nostro cuore. Sentiamoci davvero “vivi”, non soltanto perché stiamo ancora in questa vita fisica che in ogni caso passerà in attesa della risurrezione finale, ma perché siamo vivi nella nostra gioia, nella nostra speranza, nel nostro amore. Siamo vivi perché ci vogliamo bene e facciamo del bene.

Questa giovane creatura che ora entra nella nostra comunità è anche un appello di Dio per noi. Sempre meno il cristianesimo è un fatto di tradizione, sempre più diventa una scelta consapevole. E’ ora che la Chiesa si attrezzi per questo tempo nuovo, tempo difficile, ma anche esaltante. Tempo che ci fa rivivere lo stupore delle origini, quando l’annuncio si rivolgeva a una società pagana, e solo un miracolo poteva farlo attecchire: il miracolo avvenne, e noi siamo qui per questo.

Veramente Gesù è Risorto, alleluia! Che risorga anche nei nostri cuori e ci renda una comunità viva, degna della sua vita e del suo amore.