«Il cammino morale dell’umanità registra oggi una delle crisi più gravi della storia» queste le parole che hanno risuonato durante l’omelia della veglia di Pasqua celebrata dal vescovo monsignor Domenico Sorrentino nella cattedrale di San Rufino.
Battesimo dai barconi della morte Durante la veglia, alla presenza di un gran numero di fedeli, alcuni fratelli e sorelle hanno ricevuto uno dei tre sacramenti dell’iniziazione, il battesimo. Traquesti anche una ragazza nigeriana di nome Christy che come sottolineato dal vescovo «appartiene al gruppo dei rifugiati giunti a noi sui barconi della morte, e che oggi, grazie alla Caritas, sono parte della nostra famiglia».
Il messaggio Al centro dell’omelia monsignor Sorrentino ha messo in evidenza i grandi elementi simbolici della liturgia pasquale e ha dettato la speranza spiegando che la «Pasqua è evento di liberazione: Cristo è venuto a porre nel cuore della nostra notte il fulgore della sua luce”.
L’omelia
Chi aveva messo a morte il “Nazareno” e lo aveva rinchiuso in una tomba, si era forse illuso che ormai la “questione Gesù” fosse chiusa per sempre.
Non immaginava invece che tutto cominciava!
Noi siamo qui, a distanza di duemila anni, ancora sull’onda di quell’esplosione di vita che si verificò nella tomba di Cristo. Gesù è Risorto!
La Chiesa non commemora solo un evento del passato: quell’evento è il nostro oggi.
È vero che siamo figli di un tempo che, specialmente nella nostra Europa, sembra voler congedarsi dal cristianesimo, e in tanti aspetti della vita torna al paganesimo.
Ma il miracolo delle origini non ha perso nulla della sua forza: abbiamo ferma speranza che nell’inverno di una società secolarizzata si prepari la primavera di un cristianesimo più consapevole e più forte. I nuovi fratelli che questa notte riceveranno il battesimo, sono la spia di questa primavera seminata sotto la neve.
Cerchiamo di entrare nel significato della Pasqua, partendo dalla liturgia che stiamo celebrando, così ricca di elementi simbolici.
Abbiamo cominciato con la benedizione del fuoco e con esso abbiamo acceso il cero pasquale, simbolo di Cristo luce del mondo.
Siamo entrati in una Chiesa oscura, e la luce di Cristo l’ha illuminata.
È il primo simbolismo per comprendere il mistero della Pasqua.
Senza Cristo il mondo, e il cuore dell’uomo, sono nell’oscurità.
In realtà il mondo è stato creato nella luce, come ci ricorda il racconto della creazione.
Ma il sole che continua a risplendere nel cosmo stride con il buio che il peccato ha introdotto nell’esistenza umana.
Sì, il peccato ha gettato la nostra vita nella cecità. Ci manca la capacità di vedere con chiarezza il senso della vita. Abbiamo costruito un mondo che non finisce di stupirci, sia nelle sue bellezze naturali sia nelle sue espressioni tecnologiche. Ma il cammino morale dell’umanità registra oggi una delle crisi più gravi della storia.
Ce ne accorgiamo quando siamo costretti a fare i conti con guerre, terrorismo, povertà di tanti popoli, e quando, più vicino a noi, constatiamo la difficoltà di stare in pace persino nelle nostre famiglie. I nostri rapporti sono sempre più provati.
Siamo ormai stabilmente connessi in internet, ma siamo “sconnessi” nella vita.
E’, il nostro, un mondo contraddittorio, un mondo in chiaroscuro. Tante cose belle, ma anche tante cose brutte. Siamo afflitti da antiche e nuove schiavitù da cui dobbiamo essere liberati, come il popolo dell’Esodo fu liberato dalla schiavitù del faraone.
Pasqua è evento di liberazione: Cristo è venuto a porre nel cuore della nostra notte il fulgore della sua luce.
Certo, niente è automatico: tocca a noi aprirci a questa luce.
Ma essa ormai risplende, e con essa la nostra vita può superare la notte, anzi può superare la notte delle notti, che è la morte.
È quanto abbiamo ascoltato da San Paolo: noi siamo risorti con Cristo.
Il Battesimo ha fatto morire nella misericordia di Cristo i nostri peccati, e ci ha restituito la capacità di una vita nuova.
Ed ecco il secondo grande simbolo di questa liturgia: quello dell’acqua.
Per liberare il suo popolo dalla schiavitù, Dio dovette aprire una via nelle acque del mar Rosso.
La via della nostra liberazione, nelle acque turbolente del mondo, è Cristo.
Ed egli ci dà un’acqua nuova, un’acqua viva, che è il suo Santo Spirito. Sorgente che zampilla dentro di noi per la vita eterna.
Il Battesimo che tra poco alcuni nostri fratelli e sorelle riceveranno è appunto il dono di quest’acqua viva. Lo Spirito Santo li disseterà. Lo Spirito Santo li rinnoverà. Un tuffo spirituale nella vita di Dio, da cui usciranno come figli.
E’ il miracolo dei tre sacramenti dell’iniziazione, – Battesimo, Cresima, Eucaristia –, che essi riceveranno congiuntamente, come un triplice ed unico dono:
il Battesimo, che ci fa figli di Dio in Gesù; la Cresima, che fortifica questa vita da figli con il sigillo dello Spirito Santo; l’Eucaristia, il corpo stesso di Gesù, che la nutre, perché possa crescere fino alla sua pienezza.
Ecco la Pasqua: un passaggio che ci restituisce vita e speranza, nella forza della morte e della risurrezione di Cristo.
Noi vogliamo viverla in questa notte santa ricordando il nostro Battesimo, ma anche sentendoci famiglia che si stringe intorno a questi nuovi battezzati, fratelli e sorelle che Cristo colma del suo amore e consegna alla nostra premura.
Sono fratelli che vengono da terre lontane. Una di esse, Christy, nigeriana, appartiene al gruppo dei rifugiati giunti a noi sui barconi della morte, e che oggi, grazie alla caritas, sono parte della nostra famiglia.
Vogliamo dire loro tutto il nostro affetto.
Dei primi cristiani gli Atti degli apostoli ci dicono che “erano un cuor solo e un’anima sola”.
È il modello della Chiesa di tutti i tempi.
Dobbiamo riconoscere che facciamo tanta fatica ad attuarlo. Tante volte, anche nella comunità cristiana, stiamo gomito a gomito nelle nostre liturgie, ma non sperimentiamo il calore della fraternità.
La Pasqua viene per restituirci questo calore.
Viene a farci risentire la voce del Risorto che ci porta il dono della pace.
Proviamo a vivere la gioia di questa suggestiva liturgia non chiudendoci nella nostra solitudine, ma facendoci solidali con i tanti nostri fratelli e sorelle che vivono situazioni di notte. Notti di malattia, notti di mancanza di lavoro, notti di disperazione, notti di violenza.
Pensiamo anche alle notti interiori, le più gravi, quelle dovute al peccato.
Proviamo a rivivere la gioia delle donne e dei discepoli che il mattino dopo il sabato trovarono la pietra del sepolcro di Cristo ribaltata.
La luce del Risorto porti tanta gioia ai nostri cuori, alle nostre famiglie, all’umanità intera.
