«Sottrarsi alla cultura della potenza e abbattere i muri che separano tra loro gli esseri umani non è tradire la famiglia, la città, la tradizione, ma liberarle dai loro fantasmi, da nemici inventati per paura e ignoranza, dalla violenza con cui si vorrebbe imporre il proprio piccolo ordine su una realtà che da ogni parte ci supera». Lo ha detto Papa Leone XIV ai 5mila giovani che giovedì mattina lo hanno accolto a Santa Maria degli Angeli (Assisi), dove si è conclusa la quattro giorni del “Go! Franciscan youth meeting”, che nella città di San Francesco ha portato 2.500 ragazzi provenienti da tutta Europa. Dalla terra del Poverello, dove «sussurra che la nostra vita può cambiare forma, sprigionare luce, riparare il mondo», il Pontefice ha detto ai giovani che «oggi l’Europa e il mondo intero cercano» in loro «nuovi santi», che il «mondo non è da difendere, ma da abbracciare», come la «sorella povertà», sollecitandoli quindi ad «attualizzare la visione di Francesco», di cui quest’anno ricorrono gli 800 anni dalla morte.
Il Papa è atterrato ad Assisi pochi minuti prima delle 8:30, mentre sul grande sagrato alla basilica di Santa Maria degli Angeli avevano già preso posto gruppi provenienti da Empoli ed Enna, dalla Spagna e dalla Croazia, in numero probabilmente inferiore alle aspettative. Tra chitarre e canti, preghiere e letture, anche due neo genitori di Perugia, in piazza dalle 7 del mattino: sono Carmen e Simone, dondolano una carrozzina all’interno della quale dorme una bimba di appena 25 giorni, la loro figlia Rebecca, indubbiamente la più giovane tra i presenti. Qualche fila più indietro c’è un gruppo di giovani, anche loro sono di Perugia: Federico, 22 anni, racconta che sono «partiti all’alba da Collestrada, abbiamo percorso 11 km a piedi, un piccolo pellegrinaggio per essere qui oggi a ricevere un dono, ma – aggiunge – siamo anche curiosi di ascoltare il dialogo tra il Papa e i nostri coetanei, di sentire quali istanze verranno presentate».
Quando l’elicottero con a bordo il Pontefice ha sorvolato la piazza diversi giovani sono saliti sopra alle sedie disposte in alcune zone della piazza, alzando le braccia al cielo, applaudendo, qualcuno ha anche gridato «Forza Papa». Neanche 15 minuti dopo Leone XIV si è lasciato abbracciare dai giovani ammassati dietro alle transenne, che delimitavano il percorso del santo padre. Oltre le barriere mani e braccia in cerca di una stretta o di un “cinque”, che il Pontefice non ha esitato a battere sorridendo, prima di accomodarsi in piazza e rispondere alle tre domande che altrettanti giovani, una croata e due italiani di Bologna e Paternò (Catania) gli hanno rivolto.
Carolina arrivata da Zagabria chiede al santo padre un «consiglio». Vuole capire come si «possa restare autentici in un mondo che cambia rapidamente, dove noi giovani fatichiamo a trovare punti di riferimento». Alla ragazza, che arriva dalla parrocchia di Sant’Antonio da Padova della capitale croata, Leone XIV ha raccomandato di «imparare la radicalità evangelica, che è l’opposto del fondamentalismo», «rende sensibili e attenti», certo «non è facile, ma dà molta gioia», le ha risposto.
Il Papa intorno alle 9:20 ha lasciato la piazza per raggiungere il chiostro del convento, dove ha salutato i rappresentanti degli Ordini francescani, ai vescovi presenti e ai componenti del comitato nazionale per l’Ottavo centenario della morte di san Francesco d’Assisi. Circa 2mila i giovani che lo hanno atteso in basilica, salendo sulle panche quando ha fatto il suo ingresso: volevano vederlo bene, fare un video con lo smartphone. Impossibile un contatto in basilica, dove Leone XIV ha presieduto la messa insieme al vescovo di Assisi Felice Accrocca e al cardinale Ángel Fernández Artime.
«Siamo arrivati qui per capire dove va la storia e dove stiamo andando noi», ha detto ai giovani il Pontefice, indicando poco dopo la rotta e spiegando che «per scrivere nuove pagine di storia» occorre «vincere la rassegnazione e la paura, sciogliere i dubbi che trattengono anche noi, come trattenevano gli apostoli». Quindi il raduno internazionale, durante il quale «voi giovani vi siete incontrati e ascoltati, passando dal rumore di voci sovrastanti e contrastanti all’arte della conversazione», ha detto Leone XIV durante l’omelia, per poi aggiungere poco dopo: «La Chiesa esiste per portarci in questo dinamismo di ascolto e di decisione, in cui comprendere per chi vivere e come vivere». Centrale, naturalmente, il messaggio «rivoluzionario» di Francesco che «800 anni dopo la sua morte ci attrae ancora» per quella sua «magnifica umanità che lo portò ad abbandonare le vie già tracciate, perché se ne aprisse una nuova, più coerente col cammino di Gesù». Quella via che il Papa raccomanda ai giovani di cercare «ai margini, dove l’ingiustizia e la prepotenza di pochi negano la dignità e i sogni di molti, di troppi».


































