di Ivano Porfiri e Maurizio Troccoli
«L’ho sentito l’anno scorso perché siamo stati insieme a Buenos Aires, ma sarei molto desideroso di poterlo incontrare quando, suppongo presto, verrà ad Assisi». E’ un auspicio detto con il tono della certezza, quello di padre Gugliemo Spirito, frate francescano che vive a Santa Maria degli Angeli, ma che è amico del nuovo Papa Francesco.
Guarda la videointervista – La gioia ad Assisi
Con la bandiera Il giorno dopo l’elezione stazionava davanti alla Basilica di San Francesco con la bandiera argentina sulle spalle: «Ho sentito tanti in Argentina, non è caratteristica degli abitanti di Buenos Aires condividere la modestia che contraddistingue Bergoglio quindi se già gli argentini erano un po’ insopportabili prima adesso lo saremo di più perché siamo quasi convinti di aver vinto un mondiale di calcio», scherza.
Sempre in mezzo alla gente «Sono felice – dice padre Guglielmo -, provenendo dalla stessa diocesi di Bergoglio e, inoltre, sono italo-argentino come lui». Chi è papa Bergoglio? «Chi è il papa lo scopriremo nei prossimi tempi, – dice – potrei dire chi fosse il cardinale Bergoglio: un uomo mite, molto sobrio, molto alla mano e la cui ossessione è far raggiungere a chiunque un bagliore dello splendore del volto di Cristo, così ha fatto in tutti questi anni di ministero episcopale, sempre in mezzo alla gente, con le idee molto chiare e senza nessun barocchismo, nessun senso di autoimportanza o di pompa. Mite, dolce, timido quindi suppongo che la scelta del nome sia tutta un programma».
Le reazioni: Le istituzioni – I vescovi umbri
Papa Francesco Avere un papa che si chiama Francesco, secondo padre Guglielmo «è un richiamo molto forte verso tutti quelli che si fregiano del nome francescano perché la stessa intensità di semplicità che la gente ha percepito ieri in piazza S.Pietro è quello che la gente si aspetta da qualsiasi francescano incontra, mentre noi stessi siamo più simili al lupo di Gubbio che a Francesco, quindi se potessimo imparare da Bergoglio a ridiventare quello che dovremmo essere, credo sarebbe uno splendore e un senso di leggerezza per tutti».
Mons. Vecchi: «Una svolta nella concezione di Pontificato»
La sfida di Giovanni Paolo II A chi glielo chiede il frate spiega che desiderava ma si aspettava che il suo amico Jorge Mario diventasse Pontefice («mi aspettavo – dice – un papa canadese» sottintendendo Ouellet) e neppure di trovarsi un papa di nome Francesco: «qualcuno – confida – scherzava in questi ultimi tempi: sarebbe bello un papa che si chiamasse così. Io ho detto: impensabile che un papa scelga quel nome». Ma se è avvenuto il merito va anche a Giovanni Paolo II. «E’ lui che ha rilanciato lo spirito di Assisi come punto di confronto e di incontro con il mondo intero, perché tutti si sentono a proprio agio con Francesco e quindi nella lunga onda delle iniziative di Giovanni Paolo II questo uomo sensibile ha raccolto la sfida». La sfida che nasce dal fatto che «una persona che è così imbevuta di Gesù Cristo, come Francesco, non ha niente da difendere di fronte a nessuno ma semplicemente irraggiare. Credo che sia questa la cosa – conclude – che muove Bergoglio».
