Paga un privato? Le protesi ortopediche costano 69 euro. Paga la Asl? Allora fanno 172 euro. Aveva fatto scalpore il caso sollevato in un servizio delle ‘Iene’ di Italia Uno. Adesso la politica prova a metterci una pezza, approvando una mozione presentata da Oliviero Dottorini con cui si chiede al ministero della sanità di rivedere i tariffari.
Ok unanime L’Aula di Palazzo Cesaroni ha approvato all’unanimità, con 26 voti favorevoli, la mozione che chiede alla Giunta regionale di intervenire sul ministero della Salute per un aggiornamento al ribasso e secondo costi standard di mercato delle tariffe nazionali dei dispositivi protesici. «La mozione – ha spiegato Dottorini – prende spunto dalla segnalazione di un cittadino che ha portato alla luce un caso di malagestione sanitaria che trae origine innanzitutto dalla colpevole inadempienza del Governo nazionale. Si tratta della doppia tariffazione dei dispositivi protesici, in questo particolare caso dei plantari per bambino: in pratica, gli stessi plantari se acquistati da un privato cittadino hanno un costo, mentre se acquistati tramite l’Azienda sanitaria locale, in questo caso la Asl 1, costano quasi il triplo. Il 9 settembre il cittadino ha quindi portato a conoscenza della questione, la Regione Umbria, il ministero della Salute e l’Azienda sanitaria locale n.1. Ma dopo una prima telefonata da parte della struttura della Asl 1 in cui si annunciava la presa in carico del problema nessun’altra comunicazione è avvenuta e il cittadino si è rivolto direttamente agli organi di informazione. In particolare al quotidiano ‘La Repubblica’ che ha pubblicato la lettera suscitando l’interesse della trasmissione ‘Le Iene’ andato in onda il 15 ottobre. Se pensiamo che già sui 70 euro la sanitaria in questione ha applicato un congruo ricarico, possiamo avere l’idea di quali possano essere i margini di guadagno quando si passa a 172 euro».
Sprechi Secondo Dottorini «il problema è anche nostro, in quanto amministratori della cosa pubblica. Questa vicenda mette a nudo sprechi e malagestione che interpella anche il servizio sanitario regionale. Risulta paradossale che possa esistere una doppia tariffazione su prodotti identici e che nessuno fino ad oggi si sia reso conto di questa situazione. È probabile che casi come quello denunciato si verifichino anche per altre categorie di forniture sanitarie. Altro che razionalizzazioni e costi standard: siamo sull’orlo di una voragine di sprechi che con tutta probabilità si sono accumulati negli anni e che verosimilmente conducono a responsabilità che vanno oltre quella regionale, anche se non la escludono. L’implicazione più evidente è da rintracciare nella indisponibilità del Governo ad aggiornare il nomenclatore tariffario nazionale, cioè lo strumento di riferimento per l’individuazione dei costi dei singoli presidi o protesi, in vigore dal 1999. Il governo nazionale si rifiuta di aggiornarlo creando una voragine di sprechi legalizzati».
Le dichiarazioni di voto Gianluca Cirignoni (Up-Ncd) ha ribadito il voto favorevole, sottolineando che «ci troviamo di fronte ad un cortocircuito per il quale, se una problematica viene segnalata direttamente alla Giunta, il cittadino non trova risposta mentre invece diventa una questione prioritaria quando se ne occupa una trasmissione nazionale. E arriva infine all’attenzione dell’Assemblea legislativa attraverso una mozione». Paolo Brutti (Idv) ha ripreso quanto contenuto nel ‘nomenclatore’, mettendo in evidenza che «è sufficiente che vengano fatte le gare per le forniture sanitarie e le protesi, senza neppure bisogno di modificare il tariffario nazionale».
