di Ivano Porfiri

Quando abbandonarono il paese in quella zona depressa e isolata della Valnerina, negli anni ’60, i vecchi abitanti del borgo di Postignano non avrebbero mai immaginato che 55 anni dopo lo scrittore francese Daniel Pennac sarebbe stato ospite nelle loro vecchie case, diventate nel frattempo residenze extralusso abitate da facoltosi e illuminati amanti del buon vivere e delle belle arti, soprattutto stranieri. E neppure che l’intero borgo potesse finire sul mercato internazionale al prezzo iperbolico di 23 milioni di euro per tutti i 60 appartamenti, le stradine e la chiesa che lo compongono.

La parabola di Postignano La storia di Postignano è una parabola che inizia da povertà ed emigrazione e poi, dall’oblio di un luogo remoto, passando per freddi e lunghi inverni silenziosi tra i boschi di Sellano, vede riaccendersi una luce, tornare una voce. Fino a rianimarsi per rinascere sotto una forma del tutto nuova. Così quello che era un borgo da cui si partiva per cercare fortuna altrove, è diventato un gioiello di storia e modernità super ambito da chi spende le sue fortune per avere pace e tranquillità. In due parole: qualità della vita.

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Il paese in vendita Umbria24 si era occupata a febbraio scorso del Castello di Postignano per segnalare la prima nascita, dopo 55 anni, quella del piccolo Tommaso Chiabolotti, figlio dei responsabili del relais. Oggi il Borgo campeggia sui giornali inglesi, come il Daily Mail (che misteriosamente lo segnala come «il luogo famoso per la nascita della pasta»), per il fatto di essere in vendita in blocco per circa 15,5 milioni di sterline, ovvero 23 milioni di euro. «Può sembrare molto, ma non lo è – spiega a Umbria24 Marco Agretti, il legale rappresentante della Wre, azienda leader con sede a Roma che ha l’esclusiva della vendita di Postignano – perché parliamo di un borgo di oltre 60 appartamenti completamente restaurato conservando intatto il pregio storico-artistico, ma dotandolo dei più moderni comfort e dopo un certosino consolidamento strutturale. Di recente è stata aggiunta anche una spa».

La brochure del paese in vendita

Il recupero e i costi A compiere il miracolo di recuperare quello che l’architetto americano Norman F. Carver definì come «l’archetipo dei borghi collinari italiani» sono stati due architetti napoletani, Gennaro Matacena e Matteo Scaramella. «Li definirei due visionari – spiega Agretti – perché hanno fatto un’operazione che oggi non si farebbe. Pensare di ristrutturare dotando di fibra ottica, satellite, riscaldamento sotto i pavimenti un intero paese è un progetto incredibile». In un luogo così isolato l’operazione con tali standard può costare, secondo Agretti, anche 1.500 euro a metro quadro, a cui vanno aggiunti i costi del consolidamento antisismico. Ora gli appartamenti vengono venduti a circa 2.500 euro a metro quadro. «Sì – spiega il responsabile della Real Estate – perché se è vero che c’è una proposta dell’intero borgo, valida magari per un fondo di investimento, la strada che si sta percorrendo è quella della vendita singola. Ad oggi sui 60 disponibili, ne sono rimasti 39 sul mercato. Di questi 14 sono già arredati e pronti ad essere consegnati (ma volendo si possono rifare tutti gli arredi ovviamente in base allo stile prescelto dai clienti). Gli altri 25 sono terminati, mancano solo le finiture, ovvero la posa dei pavimenti e gli arredi, per far si che gli acquirenti possano scegliere, per esempio, tra un parquet a listelloni massello di rovere, o un terracotta originale».

I nuovi postignanesi Chi compra? «Ci sono italiani, da Napoli e Milano, ma trattiamo soprattutto con stranieri: canadesi, tedeschi, francesi, inglesi. Persone di profilo elevato, non solo per ricchezza ma anche culturale. Tanto che sta nascendo una comunità molto interessante, che si ritrova per gli eventi che proponiamo in ogni weekend». Prossimo ospite, appunto, lo scrittore francese Daniel Pennac. «Ci sono quelli che cancellano e quelli che ricordano», direbbe il suo signor Malaussene. A Postignano chissà se i nuovi abitanti pensano, ogni tanto, ai loro vecchi compaesani che lì lasciarono il cuore e le case vuote per andare a cercare il pane altrove.

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