Conclusi i lavori di ristrutturazione del Pronto soccorso dell’ospedale di Gubbio-Gualdo Tadino con spazi ampliati e il riavvio dell’osservazione breve intensiva (Obi), ma la nuova partenza coincide con l’inizio delle ferie estive e, secondo il sindacato Cub-Sanità italiana di Perugia, con una dotazione di personale insufficiente a garantire gli standard di sicurezza previsti.

Secondo i protocolli dell’accordo Stato-Regioni del 2019, ricorda il sindacato in una nota stampa, la struttura, un Dea di primo livello che gestisce oltre 25mila accessi all’anno, avrebbe bisogno della presenza 24 ore su 24 di due infermieri e un Oss dedicati esclusivamente al triage. Durante i lavori di ristrutturazione, quando Obi e Medicina d’urgenza erano ancora chiuse, si era riusciti a garantire la presenza dell’infermiere di triage di notte e del secondo infermiere di giorno.

Tuttavia, «fino a oggi, i reparti di Obi e Medicina d’urgenza non hanno mai potuto contare su un organico dedicato, violando di fatto quanto previsto dalla delibera della giunta regionale 445 del 28/04/2023», denuncia il sindacato, secondo cui ora «con l’ampliamento degli spazi senza l’adeguamento del numero dei professionisti, il rischio clinico diventa insostenibile».

Oltre il mancato adeguamento di organico, la riapertura nel mese di giugno ha coinciso con l’inizio delle ferie estive garantite. Per questo, la seconda figura al triage sarà presente solo in modo sporadico e di notte, denunciano, «è previsto un solo Oss per coprire l’intera struttura: pronto soccorso e Obi insieme».

Il paradosso, secondo Cub, è che gli strumenti per tamponare la mancanza di personale esisterebbero già, dato che «al momento sono aperti e disponibili sia le graduatorie relative alla mobilità e al concorso per gli infermieri: non ci sono scuse burocratiche», si legge nel comunicato. La soluzione, insomma, sarebbe l’attingimento da queste graduatorie per coprire i vuoti.

In assenza di un adeguamento tempestivo dell’organico, il sindacato ha annunciato il ricorso alle vie legali con richiesta di intervento dell’Ispettorato del lavoro e dell’Usl per la tutela della salute e sicurezza, e l’attivazione dello stato di agitazione di tutto il personale.

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