di Chiara Fabrizi

Sono quasi 34 mila gli umbri che vivono in aree classificate a rischio elevato per alluvione. Il dato emerge interrogando il portale Idrogeo dell’Ispra, che offre una mappatura delle aree più pericolose del paese. Il numero di persone che risiedono in zone potenzialmente esposte a inondazioni schizza a 63.947 se si considerano anche i territori classificati a rischio medio per le alluvioni. Censite dall’Ispra, su dati Istat ovviamente, anche le persone che risiedono in zone caratterizzate dal rischio frana: qui inserendo le aree a rischio molto elevato (P4) ed elevato (P3) si apprende che gli umbri esposti sono 18.028, cui si sommano gli 83.123 che abitano in aree a rischio medio (P2).

A pochi giorni dalle pesanti precipitazioni che hanno colpito una piccola porzione della Valle umbra meridionale, a confine tra i comuni di Castel Ritaldi, Trevi e Montefalco, dove ha esondato e poi rotto gli argini il Ruicciano, un corso d’acqua di terza categoria, emerge che quasi 251 km quadrati di Umbria, pari al 3 per cento dell’estensione complessiva della regione, sono caratterizzati dal rischio elevato di alluvione, come emerge dall’elaborazione Ispra che per il rischio idraulico si avvale dei dati forniti dalle Autorità di bacino distrettuali. In questi pericolosi fazzoletti di terra vivono 33.992 persone, che rappresentano il 3,8 per cento della popolazione, e operano 3.314 imprese a fronte delle 77.700 circa che risultavano attive a fine 2024, pari quindi al 4,2 per cento del tessuto economico e produttivo dell’Umbria. Dal portale Idrogeo, poi, si apprende anche che, complessivamente, gli edifici presenti in queste zone dove maggiore è la possibilità di inondazione insistono quasi 8.400 edifici.

Considerando anche il rischio medio di alluvione, la conta degli umbri potenzialmente coinvolti da pesanti allagamenti sale a 63.947: dall’Ispra spiegano che questa quota di popolazione non va sommata a quella che vive in aree a rischio elevato, ovvero i 33.992, perché, in parole semplici, questo secondo scenario contiene già le aree inondabili e abitate inserite nello scenario precedente, ovvero l’elevato. La classificazione di rischio medio alluvione, comunque, tocca il 7,2 per cento del territorio regionale e, inevitabilmente, porta con sé anche un incremento del numero delle imprese che verrebbero coinvolte da eventi alluvionali: le aziende che operano in aree a rischio medio di alluvione, infatti, salgono a 6.596

Da segnalare, poi, anche la fotografia della quota di territorio e di popolazione esposta a frane per il quale qui si riportano le aree P4, P3 e P2, vale a dire, rispettivamente, a rischio molto elevato; rischio elevato; e rischio medio. In particolare, la massima pericolosità per frana si registra su una piccola porzione di territorio, che copre complessivamente 11 km quadrati, pari allo 0,1 per cento della superficie della regione. In queste aree, secondo l’Ispra, vivono 1.331 persone, operano 109 aziende e insistono 88 beni culturali. I dati lievitano e vanno sommati, prendendo in esame la popolazione e il tessuto economico che vive e produce in aree classificate come P3, ovvero a elevato rischio frana, che invece misurano complessivamente quasi 488 km quadrati: qui risiedono altre 16.697 persone, pari all’1,9 per cento della popolazione umbra, e hanno sede oltre mille imprese, precisamente 1.079, che costituiscono l’1,4 per cento del tessuto produttivo umbro, cui si sommano 289 beni culturali. Infine, nell’area P2, quella cioè con rischio frana medio, ha un’estensione di 405 km quadrati, dà “casa” a ulteriori 83.124 umbri e sede a 7.331 aziende.

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