«La memoria non è il ricordo che si esaurisce con la fine della persona; la memoria è un filo che, dal passato, passa per il presente e va verso il futuro. Per questo occorre essere vigili e ripetere ‘no’ all’indifferenza». Le parole sono di Piero Terracina, uno dei sopravvissuti di Auschwitz ancora in vita, che ha incontrato gli studenti dell’istituto Bonfigli di Corciano e, martedì alla sala dei Notari di Perugia, 450 ragazzi delle scuole cittadine di ogni ordine e grado. «Tutti – ha continuato Terracina – abbiamo diritto al rispetto, alla solidarietà, alla dignità e alla libertà. I campi di sterminio sono stati creati perché questi valori sono venuti a mancare; solo con l’impegno di tutti – ha ammonito i ragazzi – la civiltà può vincere sulla barbarie. Anche in quegli anni di morte c’è stato chi ha saputo dimostrarlo, a rischio della sua stessa vita, perché chi salva una vita, salva il mondo intero».
Auschwitz, un paradigma Terracina di fronte alla platea della sala dei Notari ha ripercorso l’infanzia e la gioventù, per poi raccontare l’esperienza all’interno del lager: «L’incontro di oggi – ha premesso – non sarà facile, anche se dobbiamo accogliere con grande piacere la presenza di tanti giovani, cui abbiamo il compito di trasmettere la memoria del passato, per far sì che certe cose non si ripetano. Oggi vi racconterò l’inferno perché all’inferno sono stato». Terracina ha spiegato che Auschwitz «ha rappresentato il paradigma per eccellenza di tutti i campi di sterminio ed è oggi, come ieri, simbolo di morte; lì sono stati assassinati 11 milioni di esseri umani, di cui 6 milioni di ebrei, e 5 milioni tra rom, omosessuali, nemici politici e quant’altro. Si è trattato di uno sterminio portato avanti con sistemi scientifici: quanto compiuto non si sarebbe mai realizzato senza l’ausilio di una perfetta organizzazione. Possono accadere fatti terribili. Mi raccomando siate uomini, non perdete mai la dignità».
A Perugia L’iniziativa di Perugia, dove ad accogliere Terracina è stato il presidente del consiglio comunale Leonardo Varasano, è stata organizzata dalla sezione locale dell’Avis insieme al Comune nell’ambito delle attività del mese della «Cultura del dono del sangue e della solidarietà». «La storia torna a Perugia – ha sottolineato il presidente di Avis Perugia Fabrizio Rasimelli – e Avis non vuole dimenticare. Nei suoi 50 anni di vita ringrazia ancora una volta Piero Terracina testimone della storia. Tutto questo per non dimenticare». Rasimelli ha anche voluto ringraziare i volontari Avis che hanno permesso di raggiungere la cifra record di seimila donazioni, anche se – come ha tenuto a precisare – non ha permesso di arrivare all’autosufficienza. La nuova sfida ora per Avis è di raggiungere le novemila donazioni entro il 2020.
Frutto malvagio «La storia che andremo ad ascoltare e questo dramma – ha detto aprendo la giornata Varasano – sono, innanzitutto, il frutto malvagio dello smarrimento del senso dell’umano. L’olocausto ha rappresentato nella storia il completo oscuramento della coscienza; è qualcosa, dunque, che non dobbiamo dimenticare e che dobbiamo prevenire, perché non riaccada di nuovo. Tuttavia rispetto a quel male – ha continuato Varasano – dobbiamo ricordare anche chi seppe distinguersi, finendo di diritto nel noveri dei giusti. In Umbria sono fulgidi gli esempi rappresentati da Don Federico Vincenti a Perugia e da Padre Rufino Niccacci ad Assisi che con la loro umanità riuscirono a salvare molti ebrei. Non a caso proprio a Don Vincenti è dedicata una lapide a Santa Susanna, a testimonianza del bene che seppe seminare a fianco della pianta del male».
