di Sara Calini
Tutte le strade portano a Roma, ma alcune, forse, passano per Otricoli. I risultati degli scavi nel sito archeologico di Ocriculum presentati nella mattinata di mercoledì aprono anche alla possibilità che la strada appena scoperta, ancora quasi perfettamente conservata, «non sia una stradina urbana qualunque, ma quella Flaminia che gira verso la pendice, forse in rapporto con lo storico asse nord-sud della consolare romana».
Un’antica città romana in Umbria Lungo l’antica via Flaminia c’era un municipio umbro, Otricumulum, importantissimo tra il I e il II secolo d.C anche per il suo ampio accesso sul Tevere. Oggi l’antica città è una delle più importanti aree archeologiche dell’Umbria. Il suo centro, sorto in età preromana sull’altura su cui è ubicato attualmente Otricoli, venne poi trasferito, forse in età repubblicana, nella piana sottostante, più vicino al porto della città lungo il fiume. Le nuove scoperte amplierebbero ulteriormente il parco archeologico con una strada romana perfettamente conservata, una grande piazza monumentale, resti di edifici pubblici e una fontana ottagonale. Secondo le archeologhe del ministero della Cultura Elena Roscini e Silvia Casciarri, che hanno presentato gli scavi insieme al professore Massimo Osanna, direttore generale musei del ministero della Cultura, al direttore dei Musei nazionali dell’Umbria Costantino D’Orazio e al sindaco di Otricoli Antonio Liberati, potrebbe trattarsi del ‘cuore’ civico dell’antica città.
Nuovi resti della città Il primo ritrovamento emerso è un ampio tratto di strada basolata con grandi blocchi in pietra locale. «Non era una stradina qualsiasi – ha spiegato l’archeologa Silvia Casciarri – ma una strada ufficiale, costruita con una preparazione molto complessa a più strati, tipica dell’ingegneria romana», che fa pensare ad un possibile rapporto con la Flaminia. Accanto alla strada è stata individuata una scalinata che ha portato le archeologhe ad ipotizzare la presenza di edifici civici o religiosi di grande importanza. Secondo Roscini i risultati emersi sono andati «oltre le aspettative» e stanno conducendo verso una direzione molto precisa. «Serviranno però ulteriori indagini per comprendere completamente la funzione della piazza e degli edifici che la circondavano». A rafforzare questa interpretazione ci sono anche i frammenti di terrecotte architettoniche, elementi decorativi marmorei e un peso commerciale in pietra da 30 libbre e anche la grande fontana pubblica ottagonale.
Gli scavi L’indagine archeologica da 150 mila euro, finanziata dal ministero della Cultura, ha interessato un settore della città antica finora poco conosciuto, ma «da tempo ritenuto il possibile spazio del foro romano. I dati – ha spiegato Silvia Casciarri – sono stati ricavati principalmente dagli scavi pontifici ma avvalorati anche da una serie di ricerche fatte dalla fine degli anni 90 in poi, come le prospezioni geofisiche della British school at Rome». Gli scavi quindi, realizzati tra marzo e maggio, hanno restituito una serie di strutture che ridefiniscono la topografia urbana di Ocriculum, ma di cui c’era già il sospetto dal 2024, quando erano partiti scavi preventivi e prospezioni geofidiche. Vista l’entità di questi ritrovamenti, partirà in estate una seconda fase di scavi, da ulteriori 150 mila euro, nell’area subito circostante.
Valorizzazione del territorio a 360 gradi Durante la presentazione è stato ribadito anche il forte legame istituzionale tra Ministero della Cultura, Soprintendenza e Comune di Otricoli. «Con il Comune abbiamo subito iniziato a lavorare sulle strategie future per questo luogo – ha spiegato d’Orazio – e abbiamo voluto rendere lo scavo già visibile al pubblico in occasione della rievocazione storica prevista a fine maggio nel parco». Il sindaco Antonio Liberati parla di «un punto di partenza» per una nuova fase di manutenzione, riqualificazione e maggiore fruibilità dell’area archeologica e non solo. «Chi arriva qui deve poter restare – ha detto – e vivere il territorio intero tra ambiente, borghi, cultura ed enogastronomia».
