Castelluccio a fine 2024

di D.B.

L’imbiancata delle ultime ore, compresa quella su Castelluccio di Norcia, non deve trarre in inganno: la neve sugli Appennini quest’anno è praticamente scomparsa. A fornire un quadro aggiornato della situazione è la Fondazione Cima, il Centro internazionale in monitoraggio ambientale. 

Il deficit Secondo l’analisi nel bacino del Tevere il deficit ha raggiunto il -99 per cento, con livelli simili a quelli dello scorso anno, uno dei peggiori dal 2011. Se al Nord la situazione è migliorata grazie alle nevicate di gennaio, sull’Appennino centrale il quadro resta drammatico, con scarse precipitazioni e temperature troppo elevate (gennaio è stato caldo ben oltre le medie del periodo) per permettere un accumulo significativo. A livello nazionale, il deficit di neve misurato in termini di Snow water equivalent resta pesante: -58 per cento.

Riserva La neve rappresenta una riserva d’acqua fondamentale per il territorio, rilasciando gradualmente risorse idriche nei mesi più caldi. Ma quest’anno l’equilibrio tra precipitazioni e temperature è stato alterato. Se da un lato infatti il Nord, spiega la Fondazione, ha beneficiato di nevicate superiori alla media, l’Appennino ha visto scarse precipitazioni e, soprattutto, temperature troppo elevate. Anche quando è piovuto molto, l’acqua non si è trasformata in neve, ma è defluita rapidamente nei fiumi, senza accumularsi sotto forma di manto nevoso. «La temperatura è il fattore chiave – spiega Francesco Avanzi, ricercatore del Cima – perché determina se l’acqua si accumulerà come neve o entrerà subito nel ciclo idrologico. Senza neve, la disponibilità d’acqua nei mesi primaverili sarà più irregolare e meno prevedibile».

I numeri Mentre il bacino del Po ha recuperato parte della sua copertura nevosa (-47 per cento) e l’Adige mostra un deficit del -50 per cento, il Centro Italia soffre ancora la mancanza di neve. Gli esperti parlano di un inverno «doppio»: al Nord la situazione si avvicina alla media stagionale, mentre sugli Appennini si registrano dati tra i peggiori degli ultimi quattordici anni. Il problema riguarda soprattutto le quote medio-basse, sotto i 2000 metri, dove il caldo ha ridotto drasticamente l’accumulo nevoso. Sopra questa soglia, invece, la situazione è leggermente migliore, con qualche accumulo superiore alla media.

I bollettini Le previsioni per i prossimi mesi indicano temperature sopra la norma fino a maggio, il che potrebbe accelerare la fusione del poco manto nevoso rimasto. L’unico spiraglio è che nel prossimo weekend potrebbe arrivare qualche nevicata sugli Appennini. Tuttavia, un recupero significativo appare ormai improbabile. Per quanto riguarda i prossimi giorni, stando ai bollettini meteo delle scorse nonostante sia il mese di febbraio da metà settimana è attesa una fase anticiclonica nordafricana.

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