©️Fabrizio Troccoli

di M.T.

La professione infermieristica in Italia sta vivendo una fase di profonda trasformazione. Un recente decreto del ministero dell’Università e della Ricerca, trasmesso al Parlamento, prevede la nascita di tre nuove lauree magistrali specialistiche che si affiancano alla tradizionale magistrale in Scienze infermieristiche. L’obiettivo, come sottolineato anche dal ministro della Salute, è aumentare l’attrattività della professione, contrastare la carenza di personale e fornire al sistema sanitario figure con competenze cliniche avanzate.

I tre nuovi profili riguardano l’infermiere di famiglia e comunità, l’infermiere specializzato nelle cure intensive e nell’emergenza e l’infermiere esperto in cure neonatali e pediatriche. Si tratta di figure pensate per rispondere alla crescente complessità dell’assistenza, sia sul territorio — nelle cure primarie e domiciliari — sia negli ospedali, dove occorre gestire pazienti critici. Tra le nuove competenze previste, vi sono anche la prescrizione di ausili e presidi infermieristici e la gestione clinica di casi complessi, ruoli fino a oggi poco presenti nel percorso professionale.

Il contesto nazionale mostra però un sistema sotto pressione: in Italia lavorano circa 400mila infermieri, ma ne mancano almeno 60‑70mila nel Servizio sanitario nazionale, con previsioni di deficit crescente nei prossimi anni. A questo si somma il fenomeno della migrazione verso l’estero, stimata in circa 30mila infermieri negli ultimi anni, e il calo di iscrizioni alle facoltà sanitarie, che riflette una percezione di scarsa attrattività della professione. Per l’anno accademico 2025‑26 sono stati autorizzati oltre 2.300 posti nelle lauree magistrali delle professioni sanitarie, una quota significativa della crescita complessiva dei corsi sanitari.

In Umbria la situazione riflette le stesse tensioni, aggravate da un invecchiamento della popolazione e da una domanda crescente di assistenza territoriale. L’Università degli Studi di Perugia offre il corso triennale in Infermieristica presso la sede di Foligno, principale porta d’ingresso alla professione in regione. Al momento, però, l’ateneo non ha attivato i nuovi corsi magistrali specialistici previsti dal decreto, perché devono ancora essere definiti e inclusi formalmente nel sistema universitario. Non si tratta di un deficit locale, ma di una conseguenza del processo normativo nazionale in corso.

Nonostante ciò, la base formativa regionale è consolidata: ogni anno il corso di Perugia forma nuove leve di professionisti, anche se la domanda di iscrizione è in calo, rispecchiando tensioni demografiche e aspettative professionali. In Italia il rapporto infermieri‑abitanti è di circa 6,4 ogni 1.000 abitanti, inferiore alla media Ocse di 9,5, e in Umbria, con età media più alta della media nazionale, la domanda di competenze infermieristiche specialistiche è particolarmente elevata, soprattutto per le cure domiciliari e di comunità.

Le nuove lauree magistrali rappresentano un cambiamento rilevante: se adeguatamente implementate, potrebbero permettere, negli auspici del Governo, di creare figure con competenze avanzate, valorizzare la professione rendendola più attrattiva per i giovani, alleggerire la pressione su medici e ospedali e promuovere un modello di sanità integrato e territoriale.

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