Tre lavoratori morti nei primi quattro mesi del 2026 in Umbria, un dato che colloca la regione nella fascia gialla della mappa nazionale del rischio elaborata dall’Osservatorio Sicurezza sul lavoro e ambiente Vega Engineering sui dati Inail. È quanto emerge dal nuovo report aggiornato al 30 aprile, diffuso dall’Osservatorio, secondo il quale l’Umbria registra un indice di incidenza pari a 7,9 decessi ogni milione di occupati, leggermente inferiore alla media nazionale fissata a 8,1. La regione si colloca al decimo posto nella graduatoria italiana per incidenza degli infortuni mortali sul lavoro e resta fuori dalle aree considerate a maggior rischio, rappresentate dalle regioni in zona rossa e arancione.
Province Guardando ai territori umbri, tutti e tre i decessi censiti dall’Osservatorio risultano concentrati nella provincia di Perugia. Il capoluogo e il suo territorio provinciale registrano infatti tre morti sul lavoro e un indice di incidenza pari a 10,5, superiore alla media nazionale, che colloca Perugia al 32° posto nella graduatoria delle province italiane per rischio infortunistico mortale (numero di occupati: 284.891). Situazione diversa a Terni dove nel periodo gennaio-aprile non risultano decessi sul lavoro. Un dato che lascia la provincia ternana fuori dalla classifica delle aree interessate da infortuni mortali e con incidenza pari a zero.
Posizionamento Migliora il posizionamento dell’Umbria nella mappa del rischio elaborata dall’Osservatorio Vega. Se nel primo quadrimestre del 2025 la regione era collocata in zona rossa, con un’incidenza degli infortuni mortali superiore alla media nazionale, nel 2026 è scesa in zona gialla grazie a un indice di 7,9 morti sul lavoro ogni milione di occupati, inferiore alla media italiana di 8,1.

Italia Complessivamente a livello nazionale il fenomeno mostra un lieve miglioramento rispetto allo scorso anno. Le vittime complessive sono state 278 contro le 291 registrate nei primi quattro mesi del 2025, con una diminuzione del 4,5 per cento. Considerando i soli incidenti avvenuti in occasione di lavoro, cioè escludendo quelli in itinere, i decessi sono stati 196, in calo del 7,1 per cento rispetto ai 211 dello stesso periodo dell’anno precedente. Le regioni che presentano il rischio più elevato, con un’incidenza superiore del 25 per cento rispetto alla media nazionale, sono Sicilia, Liguria, Veneto, Puglia e Campania.
Analisi «Anche nel primo quadrimestre dell’anno si conferma una riduzione del numero di morti sul lavoro ma con una tendenza molto inferiore rispetto alla rilevazione del mese precedente – è il commento del presidente dell’Osservatorio, Mauro Rossato -. Un segnale che dimostra quanto il percorso per superare questa emergenza sia ancora lungo e complesso». Secondo Rossato, i dati impongono di continuare a investire in prevenzione, formazione e controlli, soprattutto nei comparti maggiormente esposti al rischio. Tra questi spiccano costruzioni, trasporto e magazzinaggio e attività manifatturiere, che si confermano i settori con il maggior numero di vittime. Particolarmente elevato anche il rischio per i lavoratori stranieri, che secondo l’Osservatorio registrano un’incidenza di mortalità più che tripla rispetto a quella degli italiani.
