di Ivano Porfiri

Bisognerà aspettare la fine di maggio per sapere cosa sarà necessario fare per il ripristino e la messa in sicurezza della diga di Montedoglio. Lo ha detto giovedì mattina alla Camera, il sottosegretario per le Infrastrutture Bartolomeo Giachino in risposta a un’interpellanza urgente firmata da alcuni parlamentari umbri e toscani, tra cui Walter Verini e l’aretina Donatella Mattesini, che l’ha illustrata in Aula.

Le domande al governo Oggetto dell’interpellanza era una richiesta di chiarimenti sì sull’accaduto, ma soprattutto sul futuro: ci sono i soldi per il ripristino dopo l’incidente del 29 dicembre? E’ possibile predisporre un progetto per avercelo pronto quando la procura di Arezzo (che indaga per disastro colposo) dissequestrerà la diga? Chi gestirà l’invaso una volta disciolto l’Ente irriguo umbro-toscano nel novembre prossimo? Su questi quesiti, alla fine Verini si dichiarerà insoddisfatto, soprattutto per la vaghezza riguardo alle strategie future.

Collaudo tuttora in corso Una volta chiarito l’accaduto, ovvero il cedimento di tre conci alti 9 metri creando una falla di 30 metri nel canale di sfioro della diga, il sottosegretario ha confermato che nei giorni di fine dicembre erano in corso i collaudi a invaso pieno per la prima volta dalla messa in funzione della diga. «Il collaudo tecnico ai sensi dell’articolo 14 del decreto del Presidente della Repubblica n. 1363 del 1959 – ha detto – è tuttora in corso. Nel giugno 1989, infatti, hanno avuto inizio gli invasi sperimentali del serbatoio, per livelli idrici progressivi regolarmente autorizzati dal servizio dighe, operante presso il Consiglio superiore dei lavori pubblici, sino alla quota di 390 metri sul livello del mare. Nel marzo 2006 il registro italiano dighe (subentrato al servizio dighe) ha concesso l’autorizzazione al raggiungimento della quota 394 metri sul livello del mare (massima di regolazione) che è stata effettivamente raggiunta e superata di pochi centimetri con relativo sfioro il 27 dicembre 2010. Il raggiungimento della quota massima di regolazione è condizione espressamente prevista dal regolamento dighe all’articolo 14 quale prova di carico per poter procedere all’emissione del certificato di collaudo».

Quattro mesi per i lavori da fare Sugli interventi successivi all’incidente, «su disposizione del ministro (Matteoli, ndr) – ha detto Giachino – la competente struttura ministeriale ha costituito, in data 11 gennaio, uno specifico gruppo di lavoro cui ha affidato il compito di accertare, in particolare, le cause tecniche del dissesto strutturale manifestatosi e, più in generale, approfondire le condizioni di sicurezza a lungo termine dell’opera di sbarramento, delle sponde dell’invaso e delle opere complementari.  Detto gruppo di lavoro ha avviato sul campo, in data 18 gennaio 2011, la propria attività: riferirà in primis, entro trenta giorni, relativamente alle cause del cedimento allo sfioratore e concluderà i lavori entro novanta giorni circa gli ulteriori provvedimenti eventualmente da adottarsi».

Sulla gestione decidono le Regioni Quanto all’ente gestore, l’esponente di governo ha ha precisato che «l’ente irriguo umbro-toscano non è stato mai dichiarato ente inutile, cosa impossibile a dirsi rispetto ad un ente che gestisce quattro dighe, trattandosi in realtà di un caso piuttosto raro di ente a termine». In vista dello scioglimento per legge previsto per il 6 novembre prossimo, il ministro delle Politiche agricole ha nominato un commissario «per la gestione e la definizione dei rapporti giuridici pendenti sino all’effettivo trasferimento delle competenze (competenze regionali, secondo il dettato della Costituzione) al soggetto che sarà costituito o individuato con provvedimento delle regioni Umbria e Toscana».  Giachino ha ricordato come per il prossimo 8 febbraio è programmato un nuovo incontro, nel corso del quale dovrebbe essere esaminata una bozza di intesa tra le due regioni, il cui contenuto è in fase di elaborazione.

Pochi danni e nessuna richiesta formale Con riferimento infine agli interventi a sostegno delle imprese agricole danneggiate, Giachino ha detto che «gli effetti prodotti a valle dall’onda di piena sono stati quelli generati da un evento idrologico di modesta entità, non essendosi verificati danni a persone né allagamenti in centri abitati o in zone produttive; le uniche zone che hanno subito modesti allagamenti hanno interessato aree agricole immediatamente adiacenti all’asta del fiume poste in zone esondabili. Potranno, comunque, essere attivati gli interventi del Fondo di solidarietà nazionale, qualora a conclusione dei rilevamenti da parte degli organi tecnici delle regioni Umbria e Toscana, territorialmente competenti, vengano accertati danni superiori al 30% della produzione lorda vendibile ordinaria. Alla data odierna, ancora nessuna richiesta formale d’intervento è pervenuta al ministero delle Politiche agricole».

Insoddisfatti su 2 punti In sede di replica, Verini ha definito «puntuale» l’illustrazione del sottosegretario per quanto riguarda gli interventi dopo l’incidente. «Tuttavia – ha detto – non possiamo dichiararci soddisfatti in relazione alla sostanza delle cose contenute nell’interpellanza». Due in particolare.  La prima è sulla richiesta, nel frattempo che la magistratura indaghi sull’accaduto e sgombri i motivi di preoccupazione della popolazione, che «il ministero delle Infrastrutture proceda alla progettazione, guadagnando tempo, in modo da poter aprire, subito dopo la fine dell’inchiesta e il dissequestro del sito, i lavori e avviare la cantierizzazione così da ripristinare la situazione che era nel sito prima dell’incidente». La seconda riguarda il futuro dell’ente irriguo. «Non si tratta di capire in questa sede se l’ente sia classificato inutile o a termine – ha detto Verini -, ma un dato è certo: a pochi mesi dalla scadenza del regime commissariale, vi è ancora un’incertezza su chi gestirà, al posto dell’ente, quelle importantissime competenze che il sottosegretario ricordava, ossia quattro dighe e tre province che usano quell’acqua che ha una grande potenzialità». «Per questi motivi – ha concluso – auspichiamo che il governo sia un po’ più puntuale e si affretti a definire il suo orientamento, lo comunichi al più presto alle regioni e si apra, da un lato, la progettazione per il ripristino e per l’integrità dell’invaso e del canale di sfioro e, dall’altro, si stabilisca che il tavolo istituzionale possa procedere spedito per definire il nuovo soggetto gestore».

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