In Umbria la mobilità condivisa si trova a un bivio, tra tentativi di espansione e difficoltà nell’integrazione con il trasporto pubblico. Le amministrazioni locali cercano di migliorare l’offerta dei servizi, ma le ultime rilevazioni dell’Osservatorio nazionale sulla sharing mobility, promosso dai ministeri dell’Ambiente e dei trasporti insieme alla Fondazione per lo sviluppo sostenibile, descrivono una situazione di stallo. La domanda dei cittadini è in crescita, con un aumento stimato del 20% rispetto all’anno precedente, frutto di un trend decennale di consolidamento. Allo stesso tempo, l’offerta mostra segnali di riduzione: i veicoli disponibili sono diminuiti del 6% per i monopattini e del 17% per le automobili, mentre il numero degli operatori è passato da 44 a 35, rendendo più difficile soddisfare le esigenze di chi vorrebbe utilizzare questi servizi.
A Perugia, la città capoluogo, la diffusione dei servizi di mobilità condivisa ha registrato qualche progresso grazie all’introduzione di car sharing elettrico e di un sistema di bike sharing con tredici stazioni, accessibili tramite app. Nonostante questo, la rete non copre ancora in modo uniforme tutto il territorio urbano e periferico, e il trasporto pubblico locale non riesce a sostenere il carico dei cittadini che desiderano passare dai mezzi privati a quelli condivisi. A Terni, invece, la situazione appare più critica. Pur contando su diciannove punti di bike sharing, l’attivazione completa dei servizi ha subito ritardi e sono state necessarie richieste di proroga al ministero per regolarne la gestione. Le differenze tra le due città illustrano come, all’interno della stessa regione, la disponibilità di servizi possa variare notevolmente, con impatti diretti sull’accesso alla mobilità sostenibile da parte dei cittadini.
Confrontando l’Umbria con il resto d’Italia emerge un quadro piuttosto chiaro: nelle principali città come Roma, Milano, Torino, Bologna, Firenze, Palermo, Bari, Padova, Pisa e Rimini, il 90% dei noleggi di veicoli condivisi si concentra in appena dieci centri urbani. Al contrario, l’Umbria si colloca tra le regioni con la minore diffusione dei servizi, un fenomeno che accomuna anche Molise e Basilicata. Questo divario riflette, oltre alla densità urbana inferiore, una difficoltà storica nella pianificazione e nel finanziamento delle reti di sharing mobility.
E’ stato lanciato il progetto “Umbria E-Mobility Network”, volto a promuovere la mobilità elettrica e sostenibile attraverso partnership tra enti locali e aziende private. L’obiettivo è integrare meglio car sharing, bike sharing e trasporto pubblico, creando un sistema capace di ridurre la dipendenza dall’auto privata e di migliorare l’accesso ai servizi essenziali, soprattutto per cittadini vulnerabili o residenti in zone periferiche.
