di Giuliano Maria Mastroforti*
Mi chiamo Giuliano Maria Mastroforti e non sono un soggetto politico. Sono un architetto che da quindici anni lavora presso il Comune di Spoleto come dirigente del settore Urbanistica, cercando di fare il proprio mestiere nel modo migliore, ed avendo come unico scopo l’ interesse della comunità spoletina, che è quella che mi paga lo stipendio per il mio lavoro. Le uniche associazioni a cui appartengo sono l’Ordine degli architetti e la Ciclo-Officina di Perugia, un circolo di cicloamatori. Non sono iscritto ad alcun partito, sindacato o ad altre associazioni, e quindi ciò che esprimo non è frutto di alcun confronto che non sia quello con la mia coscienza ed il mio autonomo convincimento.
Da giorni sono al centro di un attacco individuale, con nome, cognome e, se qualcuno non avesse ancora capito bene chi sono, anche con foto, da parte di testate giornalistiche, partiti, sindacati, gruppi e movimenti vari che, per combattere una battaglia politica, usano il mio lavoro, il mio nome e la mia immagine per attaccare l’amministrazione che attualmente governa la città di Spoleto, e che ha adottato recentemente una riorganizzazione della struttura dirigenziale comunale.
La strumentalizzazione della mia figura e del mio ruolo lavorativo, l’unico che mi veda presente in questa città, finalizzata a un attacco politico – che è lecito se le parti in campo sono soggetti contrapposti, politicamente riconoscibili e definiti – è per me decisamente inaccettabile, moralmente ed eticamente disonesto, ed anche un po’ vigliacco, poiché con tali soggetti non posso avere, in virtù del ruolo che ricopro, nessun tipo di interlocuzione istituzionale, anche perché le persone che scrivono si fanno forti del loro anonimato, annegato nelle espressioni di “direttivi”, “segreterie”, “assemblee” e “gruppi”.
Se lo scopo di un martello è quello di battere sull’ incudine, il pezzo di ferro che si usa come mezzo per menare colpi è solo lo strumento per regolare i conti con un contendente, senza però che questo pezzo di ferro possa sottrarsi. Questo è il ruolo che in questo momento mi sento di subire. Ma parliamo dei fatti.
Sono stato condannato per il reato contravvenzionale di abuso edilizio, avendo rilasciato un permesso di costruire in conformità a un Paru (Piano attuativo di ristrutturazione urbanistica ) che il Comune di Spoleto approvò nel 1998 e che non è mai stato contestato da alcuno nella sua validità. Questo Piano, nell’iter per la sua approvazione, vide allora il concorso, in distinti ruoli, di ottantacinque soggetti – li ho contati – tra consigli comunali, giunte comunali, giunte provinciali, uffici regionali, Soprintendenze e tecnici vari di Asl, Arpa e vigili del fuoco.
Quando nel 2001 iniziai il mio lavoro a Spoleto, trovai, insieme ad altri, questo Piano tra gli strumenti urbanistici vigenti nel Comune di Spoleto, ed in attesa di attuazione. Nel 2006, anno in cui i proprietari presentarono il progetto del palazzo previsto nel Paru esso fu oggetto di attenta istruttoria da parte degli uffici del settore Urbanistica ed edilizia, che lo riconobbero pienamente conforme, ed anzi inferiore, in termini urbanistici, a quanto contenuto e prescritto nel Piano stesso.
Corredato di tutti i pareri necessari, incluso quello della Soprintendenza, quel progetto era quindi pienamente legittimato ad ottenere il permesso di costruire. Avrei dovuto compiere una omissione di atti d’ ufficio, negando tale permesso? E su quali basi?
Non avevo né il potere né il diritto di verificare la legittimità di quel Piano, che come detto era stato approvato da Tutti i soggetti che ho richiamato in precedenza. Questo sì, che sarebbe stato un reato contro la pubblica amministrazione.
La mia non è quindi una vicenda strettamente personale, per cui dieci anni fa decisi autonomamente di compiere un abuso edilizio, avvalendomi del mio ruolo, per consentire una illegittimità edilizia, ma una ottemperanza a strumenti sovraordinati che lo imponevano, aldilà del soggetto che avrebbe poi firmato l’atto conclusivo. Esistevano inoltre all’epoca due distinti ricorsi dei proprietari avanti al Tar Umbria, che diffidavano il Comune a rilasciare tempestivamente quel permesso di costruire.
Ho cercato, con gli strumenti giuridici e tecnici a mia disposizione, di far valere le mie ragioni nei vari gradi di giudizio, con alterni riconoscimenti, ma a distanza ormai di dieci anni dall’inizio di questa vicenda l’ esito è stato quello che tutti conosciamo.
Non voglio entrare in tecnicismi, ma se le leggi dello Stato consentiranno in futuro ai proprietari una legittimazione ex-post di quel palazzo, anche la mia condanna contravvenzionale per abuso edilizio sarebbe, ope legis, estinta. Mi sentirei allora diverso nella mia onestà e coscienza rispetto ad ora? Recupererei quella dignità ed onorabilità che ora è stata messa in discussione?
No, perché quella conclusione sarebbe una ulteriore dimostrazione che la certezza del diritto non è un dato di fatto, ma un obiettivo da ricercare e che non sempre viene raggiunto.
Io, nel mio lavoro, non ho mai combattuto battaglie politiche o ideologiche, ma ho cercato sempre di rispettare e di far rispettare le leggi che governano l’edilizia, l’urbanistica e la tutela dei beni paesaggistici nel Comune di Spoleto, con – come si dice – scienza, coscienza e conoscenza.
Non voglio peccare di presunzione, ma il confronto che ho da ormai quindici anni con gli organi di governo di questa città, con tecnici, imprenditori e cittadini è facilmente verificabile; certo, questo è null’altro che il mio dovere, ma non può essere cancellato con un colpo di spugna o messo in dubbio per scopi che nulla hanno a che vedere con la mia persona.
Per me, l’ importante è essere certo che l’ amministrazione comunale non ha compiuto alcun atto contra legem affidandomi gli incarichi dirigenziali di cui ora ho la responsabilità, e che il rapporto fiduciario nei miei confronti non si è compromesso, come d’altronde era avvenuto con le passate amministrazioni. Questo è alla fine quello che conta, per un professionista che vive del proprio lavoro e per il quale l’onestà, la competenza e l’affidabilità sono i patrimoni che ha più cari.
*dell’architetto Giuliano Maria Mastroforti, dirigente dell’area tecnica (urbanistica più lavori pubblici) del Comune di Spoleto, recentemente condannato insiema ad altri cinque a 4 mesi (pena sospesa) per l’abuso edilizio dei Palazzi della Posterna, il cosiddetto Ecomostro, riconosciuto dalla Corte d’Appello di Firenze e confermato dalla Corte di Cassazione
