Un momento della seduta di mercoledì pomeriggio

di Daniele Bovi

Tra le associazioni dei genitori e la giunta comunale sul capitolo mense è ancora muro contro muro: da una parte ci sono i primi che chiedono di poter continuare ad acquistare il cibo che poi viene cucinato e servito a circa 4.500 bambini, dall’altra c’è l’assessore Dramane Waguè che spiega che la legge non lo consente più. Nel frattempo il tempo passa, i giorni che mancano all’avvio del nuovo anno scolastico (e quindi del nuovo sistema esternalizzato) sono sempre di meno e la maggioranza scricchiola, come successo mercoledì pomeriggio in commissione Cultura. Sul tavolo dei consiglieri c’era l’ordine del giorno del M5S con il quale si chiede di mantenere l’attuale sistema, «coinvolgendo tutti i genitori – ha detto Stefano Giaffreda – nell’acquisto del cibo relativamente a tutti i poli scolastici».

Audizioni In sala ci sono molti genitori, ascoltati durante la seduta dedicata alle audizioni mentre nel corso della prossima si voterà l’odg del M5S. Alla giunta le associazioni dei comitati mensa, che nelle scorse ore sul tema hanno proposto di dare vita anche ad un consiglio comunale grande per discutere di fronte a tutta la città, alla giunta hanno chiesto una serie di chiarimenti e numeri. Riccardo Bistocchi, genitore di un bambino che frequenta il polo di San Sisto, domanda «dove sono i numeri relativi all’uso che è stato fatto dei soldi dopo l’esternalizzazione del 2011. Ci dissero – spiega – che si sarebbe risparmiato ma allora dove sono finiti questi risparmi se alla scuola non è tornato un euro?». Sul tavolo il papà mette un altro problema che riguarda, nel caso di San Sisto, non tanto la qualità del cibo (definita ottima) ma il numero delle cucine funzionanti.

I GENITORI CHIEDONO UN CONSIGLIO COMUNALE GRANDE 

Le richieste Se l’appalto prevedesse un solo punto di cottura, questo il timore, visti i moltissimi pasti da servire il cibo per quanto ottimo si rovinerebbe. Quindi i comitati, che puntano a costituirsi in associazioni «che rappresentino tutti», chiedono la riattivazione delle singole cucine. Le altre richieste riguardano un’analisi puntuale dei costi, che palazzo dei Priori dovrebbe fornire ai genitori, e i controlli fatti fino a oggi su tutta la filiera. Il dirigente Zampolini ha promesso che fornirà in futuro i dati e, in caso il progetto di esternalizzazione andasse in porto, ha rassicurato sulla qualità del cibo: «Si tratterebbe – ha detto – di un approvvigionamento ‘puro’. Per la prima volta faremo un contratto con il Mepa, il Mercato elettronico della pubblica amministrazione, sulla base di prodotti specificatamente definiti».

Illegittimo o no? La discussione si è poi spostata intorno a uno dei nodi centrali della vicenda: l’attuale sistema è o no illegittimo? Sulla base di cosa la giunta vuole cancellarlo? Già, perché secondo quanto detto mercoledì il problema non sembra tanto essere economico quanto giuridico. «Questo tipo di acquisto – ha detto Waguè – non può più essere fatto. Il no è il parere dei dirigenti e di tutti gli avvocati che abbiamo sentito. Quello che la legge ci permette di fare, come l’inserimento all’interno dell’appalto di un qualificante ruolo di controllo dei genitori, dall’inizio alla fine del percorso, lo faremo». «Non è vero – ha ribattuto Bori – che le convenzioni sono contro la legge». Sul punto è intervenuta anche Cristina Rosetti, capogruppo M5S che chiede dove sia il parere dell’avvocatura comunale, quale quesito il Comune abbia formulato all’Anac (l’Autorità nazionale dei contratti) e i dati che riguardano la qualità del servizio.

Il nodo Il nodo giuridico, come ha spiegato la dirigente Migliarini, sta nella recente normativa antimafia, maggiormente stringente, che non permette più l’affidamento in convenzione di certi servizi che devono essere affidati invece con appalto oneroso, dato che c’è il coinvolgimento di un operatore economico; dall’altra parte della barricata i genitori sostengono invece che il servizio non è oneroso e che la cifra che erogata dal Comune è a titolo di contributo. Insomma, sulla legittimità o meno dell’attuale sistema i confini non sono così chiari tanto che la palla è sul tavolo dell’Anac, che proprio mercoledì si è occupato del caso e che a breve fornirà una risposta a palazzo dei Priori in grado, si spera, di fare chiarezza.

Perari si sfila Nel frattempo, dopo i mal di pancia dei giorni scorsi tra i banchi del centrodestra, il capogruppo di Forza Italia Massimo Perari prende le distanze dalla maggioranza e si schiera a favore dell’odg del M5S, definito «votabile»;: «Chiedo – ha detto – di affrontare la questione con un approccio laico e aperto, ascoltiamo la ragioni dei genitori perché il coinvolgimento dei cittadini è importante. Sono contro un’impostazione ottocentesca della Pubblica amministrazione in base alla quale essa può comportarsi come vuole. Non serve un approccio in contrapposizione ai cittadini». Insomma, la battaglia va avanti.

Twitter @DanieleBovi

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