di Daniele Bovi
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La sagoma dell’inceneritore si perde nell’orizzonte. Complice il calo dei rifiuti prodotti nella regione e l’aumento della raccolta differenziata infatti, la costruzione di un impianto di incenerimento non sembra essere più un’opzione percorribile per la cosiddetta «chiusura del ciclo». Un’idea che si fa largo da mesi e che è stata ribadita giovedì dal direttore generale dell’Arpa Svedo Piccioni, ascoltato dal Comitato di monitoraggio di palazzo Cesaroni. «La raccolta differenziata dei rifiuti in Umbria – ha detto – sta crescendo in maniera considerevole, al punto che l’ipotesi di un nuovo inceneritore si allontana sempre di più». Secondo i dati forniti da Piccioni si è passati da 600 chilogrammi di rifiuti pro-capite degli anni scorsi ai 521 dell’ultima rilevazione per un totale di circa 500 mila tonnellate.
I dati Per quanto riguarda invece la raccolta differenziata il dato regionale dovrebbe attestarsi (tutti i numeri dai vari territori non sono stati ancora inviati agli uffici di palazzo Donini) intorno al 44%, con una crescita percentuale di circa sei punti rispetto all’anno precedente. La situazione però, come noto, varia molto a seconda delle diverse zone dell’Umbria. Cinque comuni umbri, ha spiegato Piccioni, sono già sopra il 65% mentre diversi (Perugia, Gubbio e mote città dell’Alta valle del Tevere) sono oltre il 50%. «Laddove si è partiti più tardi, come a Foligno, si è già al 44% – ha spiegato il direttore dell’Arpa -, un dato ottenuto relativamente allo sforzo effettuato nei soli ultimi mesi del 2012, anno di riferimento per conoscere la situazione attuale, che lascia presagire per il 2013 una situazione in netto miglioramento».
DIFFERENZIATA, I DATI DEI COMUNI DEL PRIMO SEMESTRE 2012
250 mila tonnellate in discarica Continua invece ad arrancare il Ternano. Se i dati sono rimasti quelli della prima metà del 2012 la percentuale dovrebbe aggirarsi intorno al 30%. Stefano Tirinzi dell’Asm invece in una recente audizione ha spiegato che il dato di fine anno dovrebbe essere in linea con quello regionale. Delle 500 mila tonnellate prodotte nella regione una metà, ha detto Piccioni, finisce in quelle discariche nelle quali sarà ancora possibile conferire rifiuti, prima della loro saturazione, «per un altro anno o due». Oltre 250 mila tonnellate alle quali però si potrebbe già togliere «un 30% – ha sottolineato il direttore dell’Arpa – nel momento in cui la Regione decidesse di cambiare destinazione ai Combustibili solidi secondari (il cosiddetto Css, ndr), opzione già discussa in Consiglio e sulla quale la Giunta è intenzionata a tornare nelle more della predisposizione del nuovo Piano rifiuti». Il mese da cerchiare in rosso è giugno. Nel mese che sta per aprirsi infatti, come annunciato nei giorni scorsi, si capirà che piega prenderà la fondamentale partita della chiusura del ciclo.
L’aggiornamento del Piano L’assessore all’Ambiente Silvano Rometti ha promesso che porterà in aula a giugno l’aggiornamento del Piano rifiuti (approvato nel maggio 2009), che prenderà proprio le mosse dai dati citati in precedenza e che dovrà affrontare la questione di come smaltire la parte di rifiuti non differenziata. Una soluzione la prospetta proprio Piccioni ed è quella che la giunta sta prendendo in esame: «Con il Css – ha spiegato – si supera la logica del rifiuto di qualità, in quanto non parliamo più di rifiuto ma di un combustibile. Si aprirebbe un mercato che porterebbe ad un guadagno doppio, economico e ambientale». Composto da frazione secca, rifiuti bioessiccati e scarti provenienti dal processo di recupero dei materiali (cioè dalla differenziazione), può viaggiare tranquillamente non come un rifiuto ma come una merce (come un combustibile qualunque appunto) per essere bruciato nei cementifici (in Umbria ci sono i Barbetti e i Colaiacovo) e non solo.
Le valutazioni Cementifici ai quali il decreto Clini ha consentito di sostituire parte dei combustibili fossili usati proprio con il Css. Tutti aspetti, compreso quelle economico, che la giunta sta valutando con attenzione. Oltre al calo della produzione e all’aumento della raccolta differenziata, l’ostacolo alla costruzione di un grande impianto di incenerimento (le cui «taglie» variano a seconda di quante tonnellate si pensa di bruciarci dentro) è proprio economico: trovare decine di milioni di euro, anche con la formula del project financing in tempi di vacche magre e tagli è impresa tutt’altro che agevole. Nelle prossime settimane proseguirà intanto il lavoro del Comitato guidato dalla pidiellina Maria Rosi: «Dopo avere sentito Ambiti territoriali, associazioni di cittadini e aziende – scrive in una nota -, incontreremo nei prossimi giorni anche i vertici regionali della Guardia forestale e della Guardia di Finanza».
