di Daniele Bovi
Sempre meno, sempre più tardi e quasi la metà non in chiesa. Continua infatti a calare il numero di persone che in Umbria scelgono di suggellare il loro amore tramite il matrimonio: nel 2011, come certifica l’Istat attraverso il Report pubblicato mercoledì, i matrimoni sono stati 3.032 contro i 3.114 nel 2010. Un calo di per sé non troppo pesante ma che va inquadrato in un trend fatto di numeri in picchiata a partire dal 2008, anno di inizio della crisi. In quell’anno i «sì» furono 3.725, un numero che l’anno seguente crollerà fino a toccare quota 3.237. L’anno da prendere in considerazione per fare raffronti di medio termine è quindi il 2008: per rendere più chiaro il concetto basta dire che in Umbria dal 1991 al 2008 il calo medio annuo è stato dello 0,5%, mentre dal 2008 al 2011 del 5,6%. Un dato comunque in rallentamento rispetto al -8,5% del triennio 2008-2010.
Crisi e non solo Collegato alla diminuzione dei matrimoni c’è un altro indicatore che l’Istat chiama quoziente di nuzialità, ovvero il rapporto tra il numero di celebrazioni nell’anno e l’ammontare medio della popolazione residente. Un valore passato dal 4,4 per mille del 2004 al 3,3 del 2011 e che è, secondo l’Istituto nazionale di statistica, un fenomeno demografico particolarmente sensibile a fattori congiunturali come la forte crisi economica che sta colpendo il Paese. Scarsità di risorse economiche e incertezza però non bastano a spiegare i numeri in discesa. Tra le cause bisogna infatti annoverare l’aumento delle unioni di fatto, la difficoltà dei giovani nella ricerca di un lavoro e di una casa e l’allungamento dei tempi formativi: tutti fattori che come conseguenza hanno la posticipazione delle nozze.
Boom del rito civile Un altro fenomeno che vede consolidare anche nel 2011 la sua crescita costante è quello della scelta del rito civile. Nel 2004 la sala comunale era preferita nel 31% dei casi, un numero che lievita fino al 45% del 2011 e in crescita del 7% negli ultimi 12 mesi. Insomma, quasi la metà delle coppie non ha scelto una chiesa per giurarsi amore eterno. In termini assoluti i riti religiosi nel 2004 erano 2.603 e 1.169 quelli civili; rapporto che passa sette anni dopo a 1664-1.368. Come accennato, cresce anche l’età media in cui ci si dice «Sì». Età che in Umbria è di 34,7 anni per gli uomini e di 31,2 per le donne e in crescita, rispetto al 2004, di quasi due anni per lo sposo e di uno per la sposa. Nel 2011 poi dei 3.032 matrimoni celebrati 481 riguardavano coppie dove almeno uno degli sposi aveva già un matrimonio alle spalle. I casi più frequenti sono quelli di divorziati o divorziate.
Quando lui o lei non sono italiani Crescono anche i casi in cui almeno uno sposo è straniero, passati dal 16% del 2004 al 19% del 2011 che rappresenta una delle percentuali più consistenti d’Italia (dove la media si ferma al 13%); 2.456 invece i matrimoni dove lui e lei sono italiani mentre il 10,6% (tra le percentuali più alte in Italia) vede convolare a nozze una coppia dove lo sposo è italiano e la sposa straniera. Residuali invece (1,9%) quei matrimoni tra una donna italiana e un uomo di un altro paese. L’Umbria appare invece, almeno nel 2011, una regione in controtendenza per quanto riguarda la scelta del regime patrimoniale: nel 60% dei «Sì» infatti l’opzione è quella della separazione dei beni, una percentuale ben inferiore alla media italiana (66,6%) e seconda solo a Trentino e Sardegna.

