di Ivano Porfiri
Nel 1995 in Umbria si separava meno di una coppia su dieci, nel 2010 una su tre. Basta questo a fotografare il cambiamento epocale avvenuto in seno alla famiglia. I dati raccolti dall’Istat sono impietosi: l’istituzione è in crisi.
Gli aumenti Il trend è consolidato da anni e che le crisi coniugali siano in aumento non stupisce più di tanto. Semmai è la velocità del cambiamento della società che lascia stupefatti. Nell’ultimo dossier dell’Istat si sottolinea come nel 1995 solo in Valle d’Aosta si registravano più di 300 separazioni per 1.000 matrimoni, mentre nel 2010 si collocano al di sopra di questa soglia quasi tutte le regioni del Centro-nord (con l’eccezione del Veneto, del Trentino-Alto Adige e delle Marche). In quest’area un incremento particolarmente consistente è stato registrato in Umbria (da 89,9 del 1995 a 351,0 separazioni per 1.000 matrimoni del 2010), sui livelli di crescita delle regioni del Sud.
L’Umbria e il sorpasso A metà anni ’90 l’Umbria era la regione del Centro-nord con meno separazioni. Quindici anni dopo ha superato Trentino-Alto Adige, Veneto, Toscana, Marche e Abruzzo. E’ la settima regione in Italia per coppie in crisi. Ma a rendere la velocità del fenomeno è il salto annuale: nel 2009 si separavano in Umbria 290 coppie ogni mille, nel 2010 351. Nel 1995 l’Umbria faceva registrare metà separazioni rispetto alla media italiana, oggi l’Umbria è ben oltre la media nazionale (come mostra la tabella qui sotto). Ma a rendere la velocità del fenomeno è il salto annuale: nel 2009 si separavano in Umbria 290 coppie ogni mille, nel 2010 351.
| NUMERO MEDIO DI SEPARAZIONI PER 1.000 MATRIMONI (TASSI DI SEPARAZIONE TOTALE) PER REGIONE |
| Regioni | 1995 | 2010 |
| Piemonte | 245,8 | 379,9 |
| Valle d’Aosta – Vallée d’Aoste | 324,7 | 437,5 |
| Lombardia | 252,1 | 383,8 |
| Trentino-Alto Adige | 178,7 | 279,7 |
| Veneto | 154,7 | 280,9 |
| Friuli-Venezia Giulia | 241,0 | 384,6 |
| Liguria | 270,5 | 390,4 |
| Emilia-Romagna | 247,1 | 374,6 |
| Toscana | 169,7 | 337,6 |
| Umbria | 89,9 | 351,0 |
| Marche | 148,6 | 299,4 |
| Lazio | 224,0 | 437,7 |
| Abruzzo | 125,9 | 265,4 |
| Molise | 32,0 | 235,0 |
| Campania | 70,1 | 216,5 |
| Puglia | 76,7 | 221,3 |
| Basilicata | 53,3 | 198,3 |
| Calabria | 48,1 | 164,9 |
| Sicilia | 78,0 | 228,9 |
| Sardegna | 95,3 | 287,0 |
| ITALIA | 158,8 | 307,1 |
In Italia Nel 2010 le separazioni sono state 88.191 e i divorzi 54.160; rispetto all’anno precedente le separazioni hanno registrato un incremento del 2,6% mentre i divorzi un decremento pari a 0,5%. I tassi di separazione e di divorzio totale mostrano per entrambi i fenomeni una continua crescita: se nel 1995 per ogni 1.000 matrimoni erano 158 le separazioni e 80 i divorzi, nel 2010 si arriva a 307 separazioni e 182 divorzi. La durata media del matrimonio al momento dell’iscrizione a ruolo del procedimento risulta pari a 15 anni per le separazioni e a 18 anni per i divorzi.
Altri numeri L’età media alla separazione è di circa 45 anni per i mariti e di 42 per le mogli; in caso di divorzio raggiunge, rispettivamente, 47 e 44 anni. Questi valori sono in aumento per effetto della posticipazione delle nozze verso età più mature e per l’aumento delle separazioni con almeno uno sposo ultrasessantenne. La tipologia di procedimento maggiormente scelta dai coniugi è quella consensuale: nel 2010 si sono concluse in questo modo l’85,5% delle separazioni e il 72,4% dei divorzi. La quota di separazioni giudiziali (14,5%) è più alta nel Mezzogiorno (21,5%) e nel caso in cui entrambi i coniugi abbiano un basso livello di istruzione (20,7%). Il 68,7% delle separazioni e il 58,5% dei divorzi hanno riguardato coppie con figli avuti durante il matrimonio. L’89,8% delle separazioni di coppie con figli ha previsto l’affido condiviso, modalità ampiamente prevalente dopo l’introduzione della Legge 54/2006.
Assegni salati Nel 20,6% delle separazioni è previsto un assegno mensile per il coniuge (nel 98% dei casi corrisposto dal marito). Tale quota è più alta nelle Isole (24,9%) e nel Sud (24,1%), mentre nel Nord si assesta sul 17%. Gli importi medi, invece, sono più elevati al Nord (520,4 euro) che nel resto del Paese (447,4 euro). Nel 56,2% delle separazioni la casa è stata assegnata alla moglie, mentre appaiono quasi paritarie le quote di assegnazioni al marito (21,5%) e quelle che prevedono due abitazioni autonome e distinte, ma diverse da quella coniugale (19,8%).

