di Sebastiano Pasero
«Cicionia? Ma no… Anzi dico sì, nel senso che a Borgo Rivo, Campitelli e Gabellleta, quartieri fondamentali della nuova Terni, Mario Cicioni era un grande punto di riferimento, un amministratore che sapeva ascoltare, che lavorava per la risoluzione dei problemi, che ha saputo coniugare in maniera autentica concretezza dell’amministrare con i valori, e tra questi ci metto anche la visione ideologica, che per la nostra generazione è stato un aspetto importante». Giacomo Porrazzini, 76 anni, uno dei sindaci più ‘robusti’ di Terni, parla per oltre un’ora di Mario Cicioni, scomparso, a 74 anni, qualche giorno fa. Porrazzini parla del suo assessore all’Urbanistica.
Chi era Mario Cicioni «Ha fatto l’assessore con me dal ’78 al ’90, in tanti anni non ho mai dovuto correggere una cosa fatta da lui. All’epoca gli assessori li imponeva il Partito, ma al sindaco spettava il compito di sistemare gli errori, con Cicioni non c’era bisogno. Era leale, preparato, era un autodidatta della materia, ma la sua curva di apprendimento è stata sempre sorprendente. Io Mario me lo ricordo da ragazzo. Era il ’75 lo conoscevo come militante politico, un giorno venne da me, che ero assessore al Personale al Comune, e mi disse che voleva lasciare il posto da vigile urbano per candidarsi alle elezioni, come all’epoca imponeva la norma. Cercai in tutti i modi dissuaderlo, dicendo che non si poteva lasciare un posto sicuro e che dato che non c’erano gettoni di presenza o indennità avrebbe dovuto fare il funzionario di partito perdendo reddito. Fu irremovibile. D’altronde era uno determinato, da ragazzo, lui è Giorgio Stablum, suo grande amico, partirono da Terni per andare in Jugoslavia per donare il sangue che sarebbe stato spedito ai guerriglieri Viet Cong».
Anni ’70 e la politica C’è una foto – capelli lunghi e zampa d’elefante – che ritrae da sinistra a destra, Giorgio Di Pietro, Mario Cicioni, Giorgio Stablum, Maurizio Benvenuti, Franco Allegretti. Una buona fetta del gruppo che è destinato a fare la storia del Pci degli anni ‘80. «Negli anni ’70, e anche nel decennio successivo, la politica era tantissimo, era un impegno assoluto. Voleva dire fare per la comunità, per la città, voleva dire crescere come persona, appagare la propria voglia di fare, la curiosità, costruire amicizie destinate a durare, la politica voleva dire formazione. A Terni c’era un grandissimo consenso intorno alla Sinistra, raccoglieva le speranze di una società più equa così come la crescita e i cambiamenti della città, anche nei passaggi più difficili, legati ai riassetti dell’Acciaieria, ma anche in quelle vertenze eravamo sicuri che comunque futuro e progresso marciassero a braccetto. Mario è stato un po’ un emblema di quegli anni. Sicuro, preparato, di bell’aspetto, con un rapporto solidissimo ed empatico con la gente che andava a rappresentare. Un legame imprescindibile, portato avanti fino alla fine dei suoi giorni, al suo addio, al campo sportivo del Campitello, d’altronde c’erano tantissime persone».
Terni e le trasformazioni Parla di Cicioni, Porazzini. Parla di Terni, delle sue trasformazioni urbanistiche. «Per tutti gli anni ’80 ci siamo rapportati con l’eredità del piano Ridolfi, un grande piano di ricostruzione e di espansione. Ma nelle nostre amministrazioni era già chiaro che quel piano fosse sovradimensionato, che la Terni da 200 mila abitanti non era all’ordine del giorno, noi andammo a una rivisitazione, facendo delle scelte, selezionando alcune zone di espansione come Toano ed entrando in un’ottica che era necessario una riqualificazione diffusa della città, non solo le grandi infrastrutture di cui la città era già attrezzata, ma pensando a una impiantistica diffusa, soprattutto quella sportiva. Lo sviluppo ordinato della città, dimensionato, con i primi accenni al tema ambientale e della sostenibilità, anche se su questi ultimi due aspetti forse avremmo potuto fare di più. Mario Cicioni è stato un protagonista di questa stagione, lui autodidatta sapeva interloquire con il dirigente comunale, l’architetto Aldo Tarquini, una altra figura forte».
Tangentopoli non lo tocca Porrazzini parla di Cicioni, dell’Urbanistica, dello spirito di quella città. «C’erano forti collanti, molti elementi di coesione, ma non era solo quella ideologica. Alla prima vera grande crisi dell’industria pesante, la città reagì in maniera unitaria, in tutte le sue articolazioni sociali e politiche, Micheli, il capo della Dc, era con noi, sulla stessa linea del fronte». Mario Cicioni fu assessore anche dopo l’era Porrazzini, fino al ’92, con Mario Todini sindaco. Il ’92 è l’anno di Tangentopoli. A Terni rimane coinvolta la quasi totalità del gruppo dirigente. Mario Cicioni, il super assessore all’Urbanistica, no. Perché? «Mi meraviglio della domanda – è il sussulto dell’ex sindaco – Mario era estraneo a certi meccanismi di finanziamento della politica e comunque l’accantonamento troppo veloce di quel gruppo dirigente si è rivelato un problema».
