di MA.T.

Nell’ultima legislatura è stato impiegato in media quasi un anno (359 giorni) per approvare ciascuna delle proposte di legge di iniziativa parlamentare. È quanto è emerso dalla prima analisi sull’efficacia della politica italiana e comunitaria nell’ultima legislatura, presentata nel corso di una affollata Assemblea nazionale della Coldiretti, ‘L’Italia che fa l’Italia’, tenutasi a Roma alla presenza di quindicimila coltivatori di tutte le regioni italiane, tra cui 300 imprenditori umbri.

L’Umbria «Oltre a superare questo record negativo – afferma Albano Agabiti presidente Coldiretti Umbria – occorre anche cogliere l’occasione della spending review per togliere di mezzo una volta per tutte quegli adempimenti burocratici inutili che tolgono all’attività di impresa vera 100 giorni l’anno. Non vanno certo eliminati – continua Agabiti – quegli adempimenti che garantiscono la sicurezza alimentare ed ambientale che qualificano il nostro Made in Italy, ma non c’è dubbio che troppo spesso la burocrazia si inventa pratiche per giustificare se stessa. Dall’analisi presentata oggi – ricorda ancora Agabiti – emerge che sulle 233 iniziative di legge parlamentare assegnate alle Commissioni Agricoltura della Camera e del Senato nel corso dell’ultima legislatura solo 3 sono state approvate, ma di queste 2 sono rimaste del tutto inapplicate».

Il ritardo delle leggi Se la situazione è preoccupante a livello generale, per il settore agricolo «siamo di fronte ad un quadro insostenibile per la mancata attuazione di norme fortemente attese dalle imprese agricole e dai consumatori che hanno peraltro trovato una positiva convergenza tra tutte le forze politiche, come la legge sull’obbligo di indicare in etichetta la provenienza delle materie prime impiegate negli alimenti», è quanto emerge dal Palalottomatica.

La centralità dell’agricoltura Anche l’intervento della Governatrice dell’Umbria, Catiuscia Marini, tra l’altro, ha posto l’attenzione sulla necessità «di semplificare la vita delle imprese agricole, che svolgono accanto all’attività produttiva, anche quelle importantissime a servizio della comunità e a tutela del territorio», è scritto in una nota di Coldiretti.

Catiuscia Marini, nel ricordare come proprio Coldiretti «ci abbia insegnato a coniugare insieme il senso della comunità e del territorio», si è detta «convinta che anche in epoca moderna, l’agricoltura italiana può avere elementi di grande forza; ma occorre dare valore economico alla qualità, riconoscendo il ruolo multifunzionale delle imprese».

L’Italia, come ricordato dal presidente nazionale di Coldiretti Sergio Marini, anch’egli umbro,«deve tornare a fare l’Italia» .«Cioè essere l’Italia della grande creatività, delle piccole e medie imprese agricole, artigiane, manifatturiere che poi sanno crescere e conquistare il mondo. C’è un’Italia del buon cibo e di quell’agroalimentare che sa incontrare i bisogni profondi dei consumatori e dei cittadini, del turismo, dell’arte, della cultura, della bellezza, dell’innovazione intelligente. È questa l’Italia futura, quella per cui il territorio è una miniera di opportunità, il cui modello di sviluppo è compatibile con la salvaguardia di un capitale umano e sociale unico al mondo e con la sapiente ricerca della felicità e dello stare bene insieme», ha commentato il direttore di Coldiretti Umbria Alberto Bertinelli.

Nel corso dell’Assemblea, oltre alla relazione del presidente nazionale della Coldiretti Sergio Marini, si sono registrati anche gli interventi di Mons. Mariano Crociata Segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana, di Carlo Petrini Presidente internazionale di Slow Food, del Ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera e del Ministro delle Politiche Agricole Mario Catania.

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