Procreazione medicalmente assistita (Pma) per tutte. E’ stata depositata un paio di giorni fa dall’associazione Luca Coscioni la proposta di legge con cui, ammesso si arrivi a raccogliere 50 mila firme, si tenterà di superare le limitazioni contenute nella legge 40 del 2004, al fine di consentire l’accesso alla Pma e quindi la possibilità di maternità anche alle donne single, alle coppie di donne e a tutte le donne che, su indicazione medica, ne abbiano necessità.
Con la presentazione in Cassazione della proposta di legge Pma per tutte, l’associazione Coscioni ha quindi aperto alla possibilità di sostenere l’iniziativa popolare, che è disponibile sul portale firmereferendum.giustizia.it, dove può essere sottoscritto anche tramite Spid o Cie. Naturalmente alla firma online si sommeranno banchetti nella piazze d’Italia. Il presupposto è che «oggi diventare madri in Italia dipende dal proprio stato civile o dall’orientamento sessuale»: se sei single o una coppia di donne «la legge ti ignora» e ciò «non è più tollerabile». L’obiettivo della proposta di legge è quindi chiaro, ma magari non per tutti lo è il contesto: le donne possono accedere alla Pma in molti paesi europei.
Basti pensare che anche l’Ungheria o la Macedonia del Nord si sono dotate di una legge che consente l’accesso alla Pma alle donne single, l’Italia no. Analogamente sono diversi i paesi europei che prevedono la possibilità di accedere alla Pma alle coppie di donne: Inghilterra, Irlanda, Francia, Germania, Olanda, Belgio, Grecia, Malta, Finlandia, Svezia, Danimarca, Estonia, Spagna e Portogallo.
Il risultato è che chi ha possibilità economiche, seppur ragionevoli, può sottoporsi alla Pma all’estero, tornare in Italia e mettere al mondo un figlio; chi è priva di mezzi semplicemente non può. In questo quadro, l’associazione Coscioni sottolinea che «la genitorialità non deve essere un privilegio riservato solo a chi ha i mezzi economici per affrontare costosi e faticosi viaggi all’estero», perché «il desiderio di famiglia non può avere confini, né classi sociali».
La proposta di legge dell’associazione Coscioni modifica la legge 40, che già negli ultimi anni ha cambiato pelle, perché «le sue parti più rigide sono state cancellate o corrette grazie ai ricorsi dei cittadini, al lavoro di associazioni e avvocati, e agli interventi della Corte costituzionale». Nel 2009 ad esempio è caduto l’obbligo di creare al massimo tre embrioni e di impiantarli tutti contemporaneamente, col medico che è potuto tornare a fare il proprio lavoro, ossia valutare caso per caso, con la salute della donna al centro, come procedere. Soltanto l’anno scorso, invece, due sentenze della Corte Costituzionale, numero 68 e 69: con la prima è stato sancito il diritto dei figli nati da Pma all’interno di un progetto genitoriale condiviso tra due donne a essere riconosciuti fin dalla nascita da entrambe le madri; la seconda è servita a chiarire che non esistono ostacoli costituzionali a un’estensione dell’accesso alla Pma a donne single e coppie di donne, ma naturalmente spetta al Parlamento decidere. E la proposta di legge Coscioni va in questa in direzione.
