Amianto (foto archivio)

di Daniele Bovi

Nel 2012 i lavoratori umbri hanno denunciato 116 casi, uno ogni tre giorni , di malattie professionali legate all’amianto. Il dato emerge dal Rapporto annuale 2012 dell’Inail presentato giovedì mattina a Perugia, nel Salone d’Onore di palazzo Donini, dal direttore regionale dell’Istituto Tullio Guarnieri e dall’assessore alle politiche della sicurezza nei cantieri e alla sicurezza stradale Stefano Vinti. Secondo il Rapporto l’«asbesto», meglio conosciuto come amianto, è stato alla base nell’anno passato di 116 denunce all’Inail di malattie professionali, tutte concentrate nel settore dell’industria e servizi. Questo in un quadro caratterizzato da una continua diminuzione nella regione degli infortuni sul lavoro e dei casi mortali: nel 2012 gli incidenti denunciati all’Inail sono stati 11.447 (74% dei quali indennizzati, oltre il 90% per inabilità temporanea) contro i 13.353 del 2011 (-14,3%). Stando ai dati dell’ultimo triennio disponibile (2008-2010) l’Umbria rimane però in vetta in termini di frequenza, 33,8 punti contro una media nazionale di 24, anche se è da sottolineare il calo rispetto al triennio precedente (-6,8)

Il Rapporto Le ‘morti bianche’ sono state 15 contro le 19 dell’anno precedente (-21%). Una quota consistente di infortuni sul lavoro è rappresentata da incidenti stradali ed in itinere, cioè lungo il percorso casa-lavoro e viceversa. Sul territorio regionale la tendenza al ribasso degli infortuni avviata da qualche anno è ormai consolidata (-30,1% dal 2008 al 2012). Riduzione che va in ogni caso valutata alla luce dagli effetti negativi prodotti dal perdurare della crisi economica che ha causato la cancellazione di moltissimi posti di lavoro. Trend sostanzialmente stabile invece per le malattie professionali: quelle manifestatesi nel 2012 sono state 1.420 contro le 1.428 del 2011 (-0,55%), ma è da segnalare il +20% di aumento nell’ultimo quinquennio. Perlopiù, nel 2012, i casi sono stati denunciati da lavoratori dell’industria e dei servizi (90%) e numericamente la patologie più frequenti sono quelle relative a malattie osteo-articolari e muscolo-tendinee.

IL RAPPORTO COMPLETO

I numeri La riduzione degli infortuni, concentrati nell’industria e nei servizi (9.661 su 11.447) ha interessato tutte e tre le aree di gestione dell’Istituto (agricoltura -10,7%, industria e servizi -14,5% e dipendenti statali -18,7%). I settori a più alto tasso di rischio sono la manifattura, in particolare i metalli e l’industria alimentare, le costruzioni, il commercio e i trasporti. Quasi diecimila gli incidenti avvenuti nei luoghi di lavoro mentre 632 con mezzi di trasporto; circa un decimo invece (1.056) quelli in itinere, ovvero lungo il percorso casa-lavoro-casa. A rendere il tessuto produttivo della regione «particolarmente rischioso» il fatto che vi operano imprese «che sono per lo più di piccole dimensioni – spiega l’Inail -, artigianali, con una forte presenza dei settori delle costruzioni edili e delle lavorazioni di materiali per l’edilizia e produzione di ceramica. Anche le attività legate all’industria metallurgica contribuiscono, unitamente ai settori precedenti, a rendere particolarmente elevato il rischio da infortunio della regione».

L’accordo La presentazione di giovedì è stata l’occasione anche per siglare l’accordo tra Inail e Regione finalizzato a prevenire gli infortuni lavorativi stradali e quelli in itinere. Diverse le azioni previste dal protocollo d’intesa, compresa un’attività di incentivazione rivolte alle aziende, alle rappresentanze economiche e sociali delle imprese e dei lavoratori, ai lavoratori e alle amministrazioni locali e ad altri soggetti che possono concorrere in modo diretto a migliorare la sicurezza degli spostamenti correlati al lavoro. «Vogliamo continuare ad operare in modo integrato – ha detto Vinti -, per promuovere un sistema coerente di interventi efficaci da parte delle amministrazioni locali, delle singole imprese e/o delle rappresentanze datoriali e del mondo del lavoro, di altri soggetti pubblici e privati che possono concorrere a migliorare questa specifica componente di sicurezza stradale, e quindi migliorare la sicurezza dei lavoratori sia durante gli spostamenti casa-lavoro, sia durante gli spostamenti in occasione di lavoro».

Twitter @DanieleBovi

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