Francesco Annesanti nel suo vigneto

di Noemi Matteucci

Certe storie di vita e d’amore sembrano scritte nel percorso delle persone da quando muovono i loro primi passi. Quella di Francesco Annesanti, 35 anni, nato e cresciuto ad Arrone, uno dei ‘Borghi più belli d’Italia’ della Valnerina, in provincia di Terni, sembra averlo sempre portato verso la natura, verso la terra, verso i sapori e le tradizioni dei luoghi in cui vive. Qui, Annesanti ha fondato l’azienda vinicola omonima, che cura a 360 gradi con la voglia primaria di trasmettere a chi degusta i suoi prodotti tutta la passione che c’è dietro. Oggi racconta a Umbria 24 il suo amore per questo mestiere.

Francesco, hai scelto un settore piuttosto insolito, al giorno d’oggi, per un giovane. Perché proprio la viticoltura?

Tutto nasce dalla mia famiglia e dalla mia infanzia. Da sempre mio nonno, ‘contadino’ di un tempo, produceva vino, olio, carni e prodotti dell’orto per venderli. Ho da sempre un legame profondo con la terra e con la natura, amo questo tipo di vita: già da piccolo, ai videogiochi e alla tv preferivo un giro in vigna, aiutavo in stalla, e così sono cresciuto. Con il tempo ho continuato ad amare questo mondo e mi sono laureato in Scienze naturali, ho conseguito un master in bioinformatica, ho un diploma da sommelier e sto seguendo un corso sulla biodinamica. Ho fatto altri lavori, sono stato un dipendente, ho sperimentato altri ambiti, ma sono tornato alle mie radici. Insomma: è una passione cresciuta con me.

Sei l’unico produttore di vino di tutta la Valnerina, ternana e perugina. Raccontaci dei tuoi prodotti, di come nascono.

Confermo: non esistono altre etichette in Valnerina. Tutta la mia proprietà è di circa 20 ettari, di cui 4 sono adibiti a vigneto. La prima produzione ufficiale è stata quella del Novello 2014 e mi appresto a produrre 15 mila bottiglie di vino Annesanti: bianco, rosé e rosso, 5 mila unità per tipologia, fatto con uve di grechetto, merlot e sangiovese. Dal prossimo anno sperimenterò la produzione di uve barbera e la produzione in anfore di terracotta. Ci tengo a dire, però, che il mio vino non è solo un’etichetta, ma una storia: quando lo vendo e lo promuovo, mi piace trasmettere a chi lo acquista tutto l’amore e la passione che lo fanno nascere, dalla spremitura dell’uva fino all’imbottigliamento.

L’azienda porta il tuo nome ed è tua: fai tutto da solo o c’è qualcun’altro che collabora?

Ho realizzato questo piccolo sogno andando anche controcorrente rispetto a quanti si aspettavano che scegliessi un impiego più ‘facile’, dopo i miei studi. Sì, è mia a 360 gradi, spesso mio padre mi aiuta, ma in generale sono io a mandare avanti tutto. Mi occupo di tutto, dalle etichette alla tipologia di bottiglie, dagli aspetti tecnici alle coltivazioni. Sono impegnato da mattina a sera in tutto ciò che un’azienda può comportare, ma ho grandi soddisfazioni: niente ripaga come la natura e come il sorriso e i complimenti di chi apprezza i tuoi prodotti.   

In un periodo come quello odierno, in cui ci si muove con tempi rapidissimi, tu hai scelto una vita ‘slow’. Vantaggi e svantaggi del tuo mestiere e, soprattutto, cosa è indispensabile per farlo?

Tra i vantaggi, il più grande è sapere che io sono l’artefice del mio destino. Ho intrapreso un percorso arduo e me ne rendo conto, ma credo fortemente in ciò che faccio e nelle potenzialità della Valnerina, territorio che continuerò a sponsorizzare in quanti più eventi possibile, perché rappresenta le mie radici e un mondo da scoprire. Se qualcosa funziona, è merito mio, e la gioia vera arriva quando chi consuma i miei prodotti recepisce non solo un gusto, ma la filosofia di un lavoro svolto con amore. Lo svantaggio, almeno per ora, è che il non poter delegare nessuno dei compiti aziendali significa un impegno per tutto il tempo, tutti i giorni, tutto l’anno. Quando non ne posso proprio più, ripenso a chi tentava di scoraggiarmi e mi dico ‘ce la sto facendo’. E vado avanti, perché l’ambizione di crescere e diventare un produttore vinicolo di successo, quando ci metti la passione, è più forte di qualunque altro stimolo. Cosa serve per fare questo mestiere? Potrei dire pazienza, fatica, passione, invece mi sento di dire che serve una sensibilità particolare e spiccata verso questo lavoro: non si tratta di semplici azioni meccaniche, di portare avanti un processo: si tratta di ‘vivere in simbiosi’ con la natura per trarne il meglio e per restituirlo attraverso un prodotto.

Twitter @noemimatteucci

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