In un anno 89 richieste di aiuto al numero verde contro la ludopatia istituito dal Dipartimento dipendenze della Usl Umbria 2 a Foligno. Non molte se, come stima l’ultimo rapporto dell’Osservatorio regionale sulle dipendenze, sono diecimila gli umbri con un profilo di gioco problematico. I dati sono stati diffusi dall’assessore regionale Luca Barberini.
Diecimila giocatori problematici Le circa 10 mila persone con profilo di gioco problematico sono pari al 5,6 per cento della popolazione fra i 15 e i 74 anni. Un dato in linea con la media nazionale, che nel 2015 ha visto gli umbri spendere circa 1.029 milioni di euro nei giochi autorizzati dai Monopoli.
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Numero verde Le chiamate effettuate al numero verde istituito nel marzo 2016 sono state 89, di cui 50 direttamente dal giocatore, 37 da familiari o amici e 2 da associazioni. Dei 50 giocatori che hanno chiamato 35 sono maschi e 15 femmine, 22 sono umbri, 26 di fuori regione e 2 non qualificati. La maggior parte hanno tra 40 e 49 anni, seguono giovani fra 20 e 39 anni e persone fra 50 e 60 anni. Dati che dimostrano come la ludopatia sia un fenomeno diffuso e trasversale.
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Meno slot «Un altro elemento significativo – continua l’assessore tracciando un bilancio della situazione – riguarda gli esercizi commerciali umbri autorizzati a detenere apparecchi per il gioco d’azzardo lecito, diminuiti del 7,9 per cento in dieci mesi: mentre a maggio 2016 erano 1.397 (1.054 nella provincia di Perugia e 393 in quella di Terni), a marzo 2017 ne risultavano 1.286, con una diminuzione di 111 unità su tutto il territorio regionale. Non è possibile dire, con certezza, che cosa abbia determinato questo cambiamento ma è evidente che dopo le misure introdotte contro la ludopatia è aumentato, in tutta la comunità regionale, il livello di attenzione verso questo fenomeno».
Modello Foligno va esteso Per quanto riguarda l’attività condotta dal Centro di riferimento regionale aperto a Foligno, Barberini evidenzia che «il modello clinico e organizzativo per il trattamento della ludopatia sperimentato dal 2014 è stato valutato positivamente e verrà applicato nel resto della regione, con una rete di servizi integrata che garantisca un approccio multidisciplinare e omogeneo. Tutto questo mentre in entrambe le Usl sono già stati attivati punti per l’accoglienza e la presa in carico dei giocatori patologici e delle loro famiglie, in quasi tutti i distretti sanitari del territorio regionale».
Dai corsi al marchio ‘No slot’ L’assessore spiega anche che «per promuovere la strutturazione di un sistema d’intervento sociosanitario fortemente integrato e partecipato contro i rischi del gioco d’azzardo patologico, sono stati realizzati numerosi corsi di formazione rivolti a operatori sanitari e sociali e a volontari di associazioni impegnate contro il gioco d’azzardo, con il coinvolgimento di oltre cento persone. Corsi di formazione obbligatoria sono stati rivolti anche a gestori e personale delle sale da gioco con il trattamento di temi legati alle cause e agli effetti del gioco d’azzardo». Per quanto riguarda la prevenzione, Barberini sottolinea che «è stata attivata una campagna di comunicazione regionale, per sensibilizzare i cittadini sui rischi legati al gioco d’azzardo e prevenire la ludopatia, iniziata il 3 marzo scorso con una prima fase svolta on line, sottoforma di concorso di idee, a cui ne seguirà una seconda, più diffusa, da promuovere attraverso media tradizionali e canali innovativi utilizzando i prodotti scaturiti dal primo step. Contestualmente è stato creato un marchio ‘No Slot’, destinato agli esercizi commerciali che disinstallano o s’impegnano a non installare apparecchi per il gioco. «Particolare attenzione – conclude l’assessore – è stata rivolta ai giovani, con attività di promozione della salute svolte nelle scuole attraverso programmi di formazione specifica sul tema delle dipendenze, rivolti a studenti, docenti e operatori socio-sanitari, con una partecipazione di 721 persone nell’anno scolastico 2016/2017».
