di Elle Biscarini
L’Azienda ospedaliera di Perugia continua la sua ascesa nel panorama sanitario nazionale e internazionale. Nella classifica Newsweek world’s best hospitals 2026 – Italy, (migliori ospedali del mondo 2026, ndr.) l’ospedale umbro si colloca al 32esimo posto, con un punteggio del 71,89 per cento, confermando un percorso di crescita costante che negli ultimi sei anni ha portato a un balzo in avanti di oltre trenta posizioni. Crolla invece Terni che torna ai livelli 2024 e esce dalla top 100 e il sindaco Bandecchi punta il dito contro la Regione, colpevole, dice, di «disparità di trattamento» tra i due nosocomi.
Dal 63esimo posto del 2020 al risultato di quest’anno, il trend racconta un rafforzamento progressivo della qualità delle cure, della ricerca e dell’innovazione tecnologica. La classifica prende in esame 133 strutture italiane, valutate sulla base di parametri che includono livello delle prestazioni sanitarie, attività di ricerca e percezione dei pazienti, incrociando i dati di oltre 85mila esperti del settore con i risultati dei questionari post-ricovero.
«Il riconoscimento ottenuto — ha detto Antonio D’Urso, direttore generale — è il frutto della dedizione e dello spirito innovativo che da sempre contraddistinguono il nostro ospedale», sottolineando come il risultato sia legato anche al «costante rinnovamento delle infrastrutture e delle tecnologie» e alla ricerca scientifica sviluppata «in sinergia con l’Università degli studi di Perugia». Un legame, quello tra sanità pubblica e mondo accademico, ribadito anche dal rettore Massimiliano Marianelli: «È un risultato che rafforza l’alleanza, per me decisiva, tra Università e sanità pubblica: formazione, ricerca e assistenza devono crescere insieme».
Per la presidente della Regione Umbria Stefania Proietti, il piazzamento rappresenta «una fonte di soddisfazione per la comunità ospedaliera e per il territorio regionale» e uno stimolo a proseguire verso «una assistenza sanitaria sempre più efficiente e su misura per ciascun paziente». Un riconoscimento che conferma l’ospedale di Perugia come punto di riferimento non solo per il centro Italia, ma per l’intero sistema sanitario nazionale.
Ma se Perugia consolida la propria corsa in avanti, il quadro regionale si fa più complesso guardando a Terni. L’Azienda ospedaliera Santa Maria di Terni registra infatti una netta battuta d’arresto, scendendo nel 2026 al 108esimo posto della graduatoria, con un punteggio del 67,21 per cento. Una flessione che costa al nosocomio ternano l’uscita dalla top 100, raggiunta solo lo scorso anno con il 99esimo posto e il 67,65 per cento. Nel giro di dodici mesi, il Santa Maria perde quindi nove posizioni, riportando la struttura esattamente al livello del 2024. Un arretramento che accentua il divario all’interno della regione: oggi tra l’ospedale di Perugia e quello di Terni si apre una distanza di 76 posizioni, segnando un solco sempre più evidente nel sistema sanitario umbro.
Il divario regionale non fa felice il sindaco di Terni Stefano Bandecchi che parla apertamente di una disparità strutturale tra i due poli sanitari. «C’è più di qualcosa che non va tra gli ospedali di Terni e Perugia stando anche alle classifiche nazionali». L’arretramento di Terni e il balzo in avanti di Perugia, per Bandecchi non sarebbe casuale: «È chiaro che c’è una disparità di trattamento da parte della Regione, l’ente che gestisce la sanità. È chiaro che c’è un ruolo dell’Università di Perugia che investe quasi esclusivamente sulla struttura perugina». Il sindaco parla di «disparità insopportabili» e di una differenza «abissale, in fatto di risorse, di progetti, di servizi», definendola «discriminatoria nei confronti dei cittadini umbri». Da qui l’affondo politico: «Ancora più vergognoso che la governatrice Proietti si lanci in lodi verso l’ospedale di Perugia e non spenda una parola sullo stato di frustrazione della struttura ternana. Noi combatteremo con tutte le forze contro la logica di un ospedale di serie A e uno di serie B. I ternani pagano fior di milioni di tasse all’anno alla Regione e hanno pienamente diritto ad uno ospedale efficiente e di prima fascia».
