L’ospedale di Perugia, in un quadro di profonda crisi generale e, nello specifico, del comparto sanitario, anche nel 2012 chiude sostanzialmente con un equilibrio di esercizio (a voler essere pignoli, con un piccolo tesoretto di 500 mila euro).
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Si tratta di una azienda che ha fatturato 316 milioni di euro, per la metà necessari al pagamento degli stipendi degli oltre 3.500 dipendenti, e per l’altra metà per farmaci, beni e servizi. «Ritengo un motivo di vanto assoluto quello che riusciamo a pagare i fornitori in 65 giorni dalla consegna delle merci o dei servizi», ha commentato il commissario straordinario dell’azienda ospedaliera, Walter Orlandi . Nella riunione di fine anno dell’azienda ospedaliera di Perugia che si è svolta nell’aula magna della facoltà di Medicina, presenti medici, operatori sanitari, personale amministrativo, Orlandi si è soffermato anche su un altro indicatore di performance: «rispetto all’esercizio scorso abbiamo recuperato un milione di euro per le prestazione erogate a cittadini che sono venuti da fuori regione, e questo ci convince sempre di più rispetto al affatto che la nostra sanità regionale e quella espressa dal Santa Maria della Misericordia, venga apprezzata anche dalle regioni limitrofe».
L’intervista a Orlandi. Il video
I ricoveri ospedalieri sono stati 42mila, ma il vero balzo in avanti si è avuto nella chirurgia: 20.212 interventi con un aumento di quasi mille casi rispetto al passato esercizio, un crescendo che si è sviluppato negli ultimi 5 anni.
Il direttore del presidio del Santa Maria della Misericordia, dottoressa Manuela Pioppo ha sviluppato la sua relazione sull’ ‘eliminazione dei ricoveri in day hospital diagnostici’ che sono stati appena 88 nell’anno in corso, basti pensare che nel 2010 erano 1417. «Tale tipologia di ricovero viene considerata inappropriata dalle linee guida del ministero – ha commentato Pioppo – e l’azienda ospedaliera si è correttamente adeguata alla normativa».
In diminuzione anche la degenza media che arriva a 6,73 giorni. così come è diminuita la degenza preparatoria che è scesa a 1.48 quando la media italiana si avvicina ai due giorni. un ulteriore passo in avanti è stato fatto per il tempio necessario per un intervento chirurgico di carattere oncologico: si è passati dai 37 giorni ai 22 attuali. Il numero dei parti è in crescente aumento e, in vista dell’ultimo dell’anno è stata fatta una proiezione che indica in 2.110 i nati al Santa Maria della Misericordia, con un aumento di parti in dolore, una nuova metodica che da un anno viene offerta alle donne con servizio sulle 24 ore.
Gli accessi al pronto soccorso sono stati 67 mila, riducendosi di circa 3 mila rispetto ad un anno fa: è stata sottolineata la collaborazione dei cittadini che hanno evitato l’accesso per i codici bianchi e verdi che vengono ritenuti inappropriati. Buona la media dei tempi di attesa specie rispetto a realtà ospedaliere importanti quali Firenze, Bologna e Ancona.
Non solo ricoveri in misura equilibrata ma attività specialistica ambulatoriale, in crescita anno dopo anno: quasi 9 milioni il numero delle prestazione comprendendo anche la diagnostica di laboratorio. «Per l’abbattimento delle liste d’attesa abbiamo implementato il progetto regionale Rao (Raggruppamento di attesa omogeneo), con l’attivazione di un totale di 30 prestazioni specialistiche ambulatoriali offerte con tempi d’attesa certi e precodificati, per garantirne l’appropriatezza», ha commentato Pioppo.
Per quanto riguarda i progetti di qualità e innovazione tecnologica si è puntato su un progetto «ospedale senza dolore» e sull’accreditamento di 9 strutture.
C’era attenzione nell’aula Magna per accogliere qualsiasi sfumatura che desse indicazioni sui futuri direttori generali. Per la cronaca la Giunta regionale nella seduta del prossimo 27 dicembre «adotterà gli atti per la costituzione dei nuovi organi delle aziende sanitarie territoriali ed ospedaliere, ai sensi della recente legge che ha riformato l’assetto istituzionale del sistema sanitario regionale, e che potrà così entrare a pieno regime dal prossimo 1° gennaio». E’ quanto annunciato dalla presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marin. Una gag del sindaco Boccali: ha salutato Orlandi come «direttore generale», i presenti hanno avuto la sensazione che fosse un lapsus freudiano tanto è vero che che è partito un applauso e lo stesso sindaco ha provato a salvarsi in calcio d’angolo: «Bisogna centellinare bene i titoli e le parole, perché rilevo una forte concentrazione della platea». Ha detto: «Il 2013 sarà ancora peggiore come abbiamo purtroppo immaginato assieme agli altri gruppi che operano nel cemento», ma ha ribadito l’impegno della Fondazione nell’investire in «tecnologia avanzata di massima utilità» e in eventi culturali capaci di metter l’Umbria in meritata competitività con tutte le regioni italiane e con l’Europa.
Il direttore sanitario Giuseppe Ambrosio ha sviluppato una relazione per sottolineare l’avanzata tecnologia della ricerca e dell’assistenza dell’ospedale di Pergia con l’assessore alla Sanità Franco Tomassoni che ha ribadito l’intenzione: «Fatta la riforma adesso occorre concretizzarla con procedure rapide ma motivate, che tengano conto delle situazioni umane di quanti operano in un contesto di sanità efficiente e grande impegno».
A chiudere la giornata, prima della inaugurazione del centro universitario di Genomica e della Tomo terapy, gli interventi del rettore Bistoni e della presidente Marini. Il rettore: «La riforma sanitaria prende in considerazione un modello operativo che cementa ospedale e università. Molti rettori mi hanno chiamato perché convinti che si tratti non di una formula accademica ma di un modello che responsabilizza tutti gli attori del processo». La presidente Marini: «Ho apprezzato i dati disposti da Orlandi e Pioppo e confermo che l’azienda ospedaliera di Perugia è un punto di forza della sanità umbra. La sanità dell’Umbria ha avuto unanimi apprezzamenti, ma all’atto concreto dovremo ottenere di più di quelle regioni che invece partiranno meritatamente con una penalizzazione. La riforma è stata elaborata ed articolata ma abbiamo voluto dare un taglio programmatico nel tempo perché crediamo fortemente nel modello di universalità del sistema sanitario nazionale».

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