di M.R.

«Il ricatto del lavoro è più forte della rivendicazione e questo caso lo dimostra». Questa la riflessione lanciata dalla Filcams e dall’intera Cgil di Terni, in presidio di fronte all’azienda Euronics, al centro commerciale Cospea, che ha recentemente licenziato un lavoratore 53enne, senza che avesse mai avuto problemi in 15 anni di servizio per la stessa società mentre in un mese e mezzo ha ricevuto tre lettere di contestazione. Sulle ragioni, il sindacato non entra nel merito ma avendo impugnato la decisione sostiene l’illegittimità del licenziamento.

Licenziamento illegittimo «Sabato 17 maggio un lavoratore ha ricevuto la lettera di licenziamento che verrà impugnata e per la quale si aspetterà l’esito nella piena fiducia della magistratura. Ci preme però sottolineare quanto diventa indispensabile in questa fase, riprendere i temi oggetto dei quesiti referendari perché un licenziamento illegittimo deve far tornare il lavoratore o la lavoratrice nel luogo di lavoro dove ha sempre operato e che, all’improvviso, diventa ostile». In quest’ottica, «i quesiti del referendum – sottolinea il sindacato -, si inseriscono a pieno titolo in queste circostanze». Si percepisce infatti il timore che l’impegno sindacale dell’addetto del negozio abbia influito sulla decisione aziendale. «Vale la pena ricordare che il lavoratore interessato è un delegato sindacale della Cgil e per questo siamo ancora una volta a ribadire che l’appartenenza a una organizzazione sindacale non può essere disincentivata da atteggiamenti e comportamenti unilaterali, tornare indietro di tanti anni sul versante delle tutele sindacali ci riporta alla legge 300 del 1970 e alle battaglie fatte con tanti sacrifici di lavoratori e di sindacalisti».

Terni «Vogliamo cogliere l’occasione per denunciare una degenerazione del mondo del lavoro che può colpire chiunque – prosegue il sindacato – nessuno può sentirsi esente da atteggiamenti che penalizzano i lavoratori e le lavoratrici. Le conquiste riferite al diritto del lavoro vengono continuamente messe in discussione e proprio per questa ragione vogliamo denunciare una condizione notevolmente peggiorata per chi tenta di rivendicare diritti e tutele. Spesso quando si licenzia si dimentica che dietro la lettera di risoluzione del rapporto di lavoro ci sono le persone in carne ed ossa, ci sono le famiglie, le relazioni sociali, le condizioni economiche e materiali. A tutto questo noi non ci arrendiamo e andremo avanti per dimostrare che la centralità del valore del lavoro potrà essere riconquistata contro ogni possibile ingiustizia».

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