Il gornalista Ghaith Abdul-Ahad (Foto da guardian.co.uk)

di Ivano Porfiri

Da ala (o terzino di spinta) a mediatore in base a un vecchio legame che, nel calcio, significa condividere fatica, sudore, valori. E’ successo all’ex grifo Alberto Di Chiara, che ha contribuito forse in modo decisivo alla liberazione di un giornalista inglese catturato in Libia.

Il rapimento Ghaith Abdul-Ahad, inviato del quotidiano britannico Guardian, era stato arrestato dalle autorità libiche il 2 marzo, prelevato dalla città costiera di Sabratha, insieme ad un corrispondente brasiliano. Già premio Pulitzer, il giornalista è cittadino iracheno e nella sua carriera annovera corrispondenze da Somalia, Sudan, Iraq e Afghanistan.

La liberazione Fin da subito il quotidiano inglese ha mobilitato quanto nelle sue possibilità per ottenere la sua liberazione, che è giunta infine mercoledì, dopo che l’editor-in-chief del Guardian, Alan Rusbridger, è volato a Tripoli. Subito dopo la liberazione, Rusbridger ha affermato: «Siamo molto grati per l’impegno di molte persone, compreso il governo turco, per il loro ruolo nel contribuire Ghaith venisse liberato».

Alberto Di Chiara

Il ruolo di Di Chiara Ebbene, tra queste persone un ruolo attivo è stato svolto da Alberto Di Chiara. L’ex calciatore di Roma, Lecce, Fiorentina e Parma approdò nel Perugia nella stagione 1996-97, ormai a fine carriera. Ma vi restò poi nell’era Cosmi come team manager. Lì condivise allenamenti e partite con Saadi Gheddafi, terzogenito del raìs libico Muammar (più allenamenti che match, in realtà, dato che Saadi giocò solo uno scampolo contro la Juve).

La mail a Saadi Cosa è avvenuto lo ha raccontato lo stesso Di Chiara al Tg5. «Qualche giorno fa sono stato contattato perché a mia volta contattassi qualcuno dell’entourage di Gheddafi per chiedere la liberazione del giornalista». L’ex calciatore mostra alle telecamere la breve mail che ha indirizzato a Saadi. «Gli ho scritto facendo appello ai valori di sportività che abbiamo condiviso chiedendo di dare la libertà a un giornalista che stava solo facendo il suo lavoro, perché potesse tornare a riabbracciare la sua famiglia». Alla notizia della liberazione, Di Chiara si è detto quindi «molto felice».

Saadi Gheddafi

Un pezzetto di grifo Che la sua mail sia stata determinante è tutto da dimostrare, anche perché secondo quanto riportato dal Guardian un ruolo chiave è stato giocato dalla mediazione del governo turco, tuttavia resta il fatto che probabilmente una mano possa essere venuta anche dai ricordi di quegli anni perugini. Che, in definitiva, ci sia un pezzetto di grifo nella libertà di un grande giornalista. Da sottolineare, comunque, come nelle mani del regime del colonnello Gheddafi restino ancora quattro giornalisti del New York Times: Anthony Shadid, Tyler Hicks e Lynsey Addario.

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